La Belle Époque e la Cagliari trasformata dal sindaco Baccaredda

Dame eleganti, fiducia nel progresso, immagini leggiadre di una Société che riusciamo a percepire affacciandoci verso le opere dei pittori impressionisti con un occhio malinconico ed innamorato. 

Il centro del mondo, durante questo periodo compreso tra metà ‘800 e Prima Guerra Mondiale, è Parigi che riesce a dettare mode ed idee ad ogni angolo più remoto d’Europa. La Parigi della Bella Époque e l’Esposizione Universale, l’Orient express, Montmartre, Le Chat Noir, raffinatezza e stile bohémien, perbenismo e anticonformismo de “L’Olympia” e “Colazione sull’erba” di Manet.

Parigi riusciva ad ammaliare e trascinare tutto il mondo. Cagliari non era immune a questa ipnosi. Immagini in bianco e nero di un periodo brillante, dinamico, di grandi scambi e di ascesa sociale. Ottone Bacaredda fu il sindaco illuminato che accompagnò la città verso la modernità ed il progresso guidando le aspirazioni della classe borghese della quale si sentiva parte.  Bacaredda volle fortemente il rinnovamento urbanistico della Cagliari medievale, prima arroccata entro spesse mura, sostituendole con ampi boulevard che catapultavano la capitale della Sardegna verso gli stili parigini. Non solo Boulevard ma anche le maestose opere di Cima, i palazzi che abbracciano Piazza del Carmine progettati da Francesco Todde Deplano prima che la sua vita volgesse verso una tragica fine.  Di tutto questo fermento culturale che ha arricchito Cagliari durante la Bella Époque, commercianti europei, professori di fisica toscani marinai e generali olandesi, dame vestite di bianco protette dal parasole non rimane che il ricordo nelle statue del Sartorio, nelle epigrafi nascoste dall’edera del cimitero di Bonaria progettato e concepito come monumento imperituro a questa splendida vivacità passata.