Intercettazioni: Il Pd usa il Coronavirus per varare la legge dello spionaggio generalizzato dei cittadini / 1

Ieri il Pd ha fatto una cosa indegna: ha usato l’emergenza Coronavirus per porre la fiducia alla Camera sul decreto sulle intercettazioni. Non è un provvedimento urgente per la salute pubblica, non c’entra nulla. Ma il Pd usa tutto, anche la paura, per i suoi scopi. Indecente, gravemente indecente.

Con questo animo offeso ma non arreso, inizio oggi a parlare, gradualmente e per parti, di come il Governo Pd-Cinquestelle, in continuità con i governi Lega-Cinquestelle e Renzi-Gentiloni (ministro della Giustizia Orlando), abbiano legittimato una diffusa azione di spionaggio a carico dei cittadini, facendo strame dell’art.15 della Costituzione italiana (La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge).

La filosofia di circa dieci anni di conquista progressiva da parte della magistratura del diritto di spionaggio verso chiunque sia ritenuto sospettabile, ormai, di qualsiasi reato, è emersa chiaramente nell’ultima battaglia parlamentare per la conversione in legge del Decreto legge 161/2019 relativo proprio alla disciplina delle intercettazioni.

Andiamo subito al dunque (per poi affrontare in altri interventi gli aspetti della privacy e della gestione delle informazioni carpite dalla Polizia giudiziaria e inserite nel fascicolo giudiziario) e chiediamoci: per quali reati sarà possibile a una Procura disporre massicce intercettazioni o inviare su un cellulare o su un computer di un indagato un Trojan, cioè un virus informatico che trasforma il cellulare in una potentissima microspia che perquisisce tutto, conversazioni, sospiri, immagini, corrispondenza, messaggi, relazioni, testi ecc.?

Onde evitare che si pensi che parlo a vanvera, questo è il testo licenziato dal Senato e questo è il testo del Dl 161/2019 (il primo senza il secondo è incomprensibile). Ma di questi due mostri parleremo meglio nei prossimi giorni.

Tutto è iniziato col decreto legislativo 216/2017 (in piena era Renzi-Gentiloni). E oggi ci fermiamo a questa origine, per parlare nelle successive puntate dei suoi sviluppi. Qui si è cominciato a parlare di intercettazioni ad ampio raggio, di ‘captatori informatici’ (senza dire chiaramente che cosa la legge intenda usando questo termine) e a stabilire che possono essere sempre usati per tutti i reati di associazione a delinquere e per attività terroristica; viceversa, per gli altri reati previsti dall’art.266 del Codice di Procedura penale, l’uso dei trojan e delle microspie nell’abitazione privata dell’indagato è autorizzata solo se vi sono fondati motivi che l’attività criminosa si svolga lì e l’autorizzazione ha un tempo determinato.

Fermiamoci un attimo per contemplare l’ipocrisia di Stato.

Il legislatore sapeva o non sapeva nel 2017 che tutti i giovani procuratori hanno ormai imparato, come tecnica investigativa da applicare contro un cittadino di cui si sospetta qualcosa, ad aprire un fascicolo contro ignoti? Dopo di che, la stessa persona può essere intercettata anche se non iscritta al registro degli indagati, perché può essere ritenuto che la sua utenza possa essere intercettata utilmente per l’accertamento di reati di cui si ha notizia ma non si conosce il responsabile. Successivamente, lo stesso magistrato può indagare lo stesso cittadino (dopo averlo intercettato per mesi in attesa del reato) per associazione a delinquere, e per sei mesi non mandargli alcun avviso di garanzia. Ma se anche poi indaga per un periodo più lungo e non lo avvisa, quale è la sanzione? Nessuna.

È evidente che siamo tutti d’accordo a che sia intercettato massivamente o sia inviato un trojan a ciascuno dei sospettati di agevolare la latitanza di Matteo Messina Denaro. Siamo tutti d’accordo a usare massicciamente le intercettazioni e i trojan per combattere il terrorismo jhiadista, ogni tipo di mafia, la terribile ‘ndrangheta. Tra i danni che queste organizzazioni criminali possono arrecare alla collettività e la violazione dei loro diritti individuali per difendere la società da quei danni vi è proporzionalità.

Ma che succede quando l’intercettazione spionistica, cioè quella che avviene ad ampio raggio e per lungo tempo (e non si dica che ad autorizzare le intercettazioni è il Gip, perché allora si dovrebbero pubblicare le statistiche di quante volte i Gip si sono distinti dai Pm; ma di statistiche e di trasparenza non serve parlare in casa della magistratura, basta guardare all’opacità del sito del Csm), magari su una segnalazione anonima per un presunto reato contro la pubblica amministrazione, scandaglia tutta la vita dell’indagato, attende l’errore (il reato) per anni e non gli invia l’avviso di garanzia se non a fine indagini? Succede che la magistratura ha surrettiziamente conquistato il proprio diritto di spionaggio di chiunque cada sotto il suo sospetto; non mafiosi, non ‘ndranghetisti, non camorristi, non pregiudicati incalliti, no. Cittadini normali, comuni. In Germania, la Corte Costituzionale ha cominciato a porre il problema della limitazione stretta dell’uso delle intercettazioni; in Italia le recenti decisioni del Parlamento, come vedremo nei prossimi giorni, vanno nella direzione opposta, cioè verso l’ampliamento dei poteri di ascolto e di insinuazione nella vita dei cittadini, e sembrano essere state tempestivamente assunte dall’area giustizialista che unisce il Pd ai Cinquestelle, per limitare gli effetti della prima sentenza della Corte di Cassazione (Sez. Pen.) del 2020, che cerca invece, seppure timidamente, di ricondurre l’abuso spionistico dilagante a procedure più sorvegliate e sorvegliabili.

Questo è il grande problema dell’Italia: non esiste un’area politica autenticamente liberal-democratica, consapevole che la civiltà non è solo separazione dei poteri, ma anche equilibri tra poteri dello Stato e diritti delle persone, che contrasti la progressiva assunzione di potere dei magistrati non sullo Stato, ma sulle vite dei singoli, sulle libertà individuali, cosa altrettanto grave della conquista di un potere assoluto rispetto agli altri poteri dello Stato.
In Italia un partito o un area del genere non è mai esistita (se non forse negli scritti di Gobetti, Ginzburg, Parri ecc.). Eppure questo della giustizia è veramente uno spartiacque decisivo tra libertà e dominio, da sempre (l’Habeas corpus è la prima grande limitazione dei poteri del re).

In Italia, invece, l’ignoranza e la faziosità diffusa inducono gli improvvidi oggi assisi in Parlamento a pensare che il potere assoluto che stanno conferendo ai magistrati sulla libertà dei cittadini sia fatto contro i loro avversari. Destra e Sinistra italiane usano da sempre lo Stato per combattersi. Chi ne fa le spese è proprio quella libertà che asseriscono di voler difendere.

Questo è un sito di resistenza e finché avrà risorse biologiche, resisterà.

Per oggi ci fermiamo qui: bastava ricordare che la grande violazione della segretezza delle comunicazioni si radica nel ministero Orlando e nei Governi Renzi-Gentiloni.

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