Il cardinale e i suoi amici leccaculo sardi

Iniziamo col dire che nessuno sa con esattezza perché Becciu sia stato costretto a dimettersi. Potete leggere i quotidiani italiani e sardi in lungo e in largo e non capirne nulla.

Nelle cose disciplinari di Chiesa si respira un’aria di inappellabilità che rimanda al Medio Evo e che infastidisce chi ha una minima cultura dello stato di diritto: tutti possono sbagliare, ma tutti hanno il diritto di difendersi, anche pubblicamente.

Chi, come me, non ha mai fatto parte dello stuolo lunghissimo di leccaculo che ha sempre accompagnato Becciu nei suoi viaggi sardi, fin dalla sua incoronazione cardinalizia ma anche da prima, oggi non può che spendere due parole contro la mordacchia che gli è stata imposta salendo i tre scalini del patibolo. È sommamente ingiusto che egli non possa difendersi di fronte all’opinione pubblica, qualunque cosa abbia fatto.

Personalmente, sia chiaro, sto con le ragioni (non con i metodi) del Papa, non perché è Papa, ma perché sta facendo nella Chiesa ciò che andava fatto.
La Chiesa ha un capo che non sa cosa sia la complicità, che non tollera tradimenti, anche millimetrici, della sua fiducia, che fa in fretta a dare ruolo e a toglierlo.
C’è una certa ferocia in tutto questo, un agire con l’accetta piuttosto che con il bisturi, ma sembra proprio che la Chiesa ne abbia bisogno.
Sulla Chiesa lo scandalo del Banco Ambrosiano è passato con troppa leggerezza; come pure sulla tragica vicenda di Manuela Orlandi; come pure sulle tragiche vicende degli abusi sessuali (e l’ultimo libro di Lucetta Scaraffia sembra annunciare, pur sotto le mentite spoglie del romanzo, nuova tempesta e nuova vergogna sulla condizione femminile nella Chiesa); come pure sulla debolezza del profilo psicologico di certi sacerdoti, ordinati nonostante si veda da lontano un miglio che avrebbero dovuto dedicarsi ad altro.
La Chiesa mondana e i preti mondani hanno lo stesso destino segnato della Chiesa rigorista, sessista, sottanista e lefreviana che piace tanto ai tradizionalisti.
Bergoglio è un solido centrista gesuita: gli estremi non gli piacciono e li sta facendo evaporare.

La ramazza è indispensabile e, a mio modesto avviso, Ratzinger lo aveva capito e aveva ben compreso di non avere la forza per pulire. Sarà un processo lungo e porterà a un cambiamento profondo della funzione sacerdotale, alla fine del quale i preti lavoreranno come lavorava san Paolo, potranno sposarsi, fare sesso e figli come avevano fatto gli apostoli, ma non saranno più uomini di potere, ma solo uomini di servizio.

Questo è il futuro.
Oggi il tema è lo sconcerto dei leccaculo sardi che animavano l’anticamera di Becciu. E chi non era amico di Becciu?
Oggi il tipo leccaculo-sardo è in crisi. Quel tipo di persone che vivono ostentando relazioni, sgomitando per la prossimità al potente, vivendo di briciole e di luce riflessa, sborieggiando con gli altri sardi privi di relazioni e strisciando invece, mellifluamente, ai piedi del potente prescelto, questo tipo sardo molto diffuso, capace anche di pontificare sugli idealisti dicendo loro di pensare alle nuvole piuttosto che alla terra, alla quale, invece, dovrebbe pensare il loro talento pratico, questo tipo oggi vacilla.
I salottisti, i corridoisti (mestiere molto diffuso nei partiti italiani, e infatti il parlamento si è riempito di anticameristi promossi per la tenacia del ginocchio piegato) sono in crisi.
E c’è da esserne felici.
Questo esercito di nullafacenti verbosi, lunghi di lingua e di saliva, appiccicosi e cattivi, questa tribù di pigri incravattati alla ricerca di ribalte e rendite, sono i simmetrici dei massoni da impiego che oggi popolano le istituzioni e le pubbliche amministrazioni.
La loro crisi, il loro sconcerto è salutare per la Sardegna, è la dimostrazione che mettersi a servizio di un padrone è rischioso ed è anche ignobile perché alla sua scomparsa si viene ricollocati sul mercato degli schiavi.

La crisi dei servi è salute pubblica per la Sardegna. Festeggiamo!

Oggi alla porta di Becciu non ci sarà nessuno. Nessuno di quelli che lo vedevano già Papa. Questa povertà di relazioni gli peserà tantissimo.
E invece personalmente trovo che questa povertà sia ricchezza.
Tacere, non incontrare nessuno, non avere ambizioni, produce un silenzio nel quale si sente la più bella musica del mondo: quella dell’Essenziale.

Al Becciu povero e nudo ci si può rivolgere, con la gioia di chi sa che i cortigiani sono come le mosche: riducono al bianco delle ossa un cadavere in nove giorni. Al Becciu senza insetti intorno si può parlare.

0 commenti su “Il cardinale e i suoi amici leccaculo sardi

  • … Che dire? Paolo, come sempre, mette il dito nella piaga ed invita a riflettere, sul nostro essere sardi adagiati sugli stereotipi, fabbricati in continente, ma a tanti “sardegnoli” così cari. La chiesa sarda non sfugge a questo.

  • Credo che la Chiesa abbia bisogno di pulizia. L’accusa peggiore rivolta al cardinale è di aver prelevato dall’obolo di San Pietro per dare ai suoi non poveri fratelli. La reazione del Papa farà bene a tutti, anche a noi.
    Ed è vero che sarà un tempo per meditare quello lasciato al cardinale.
    Il messaggio del Vangelo è alto, Dio esigente. Non tutti rispondono ai suoi standard. Provo compassione per chi non riesce ad essere virtuoso e povero sino in fondo.

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