Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

img_9527di Paolo Maninchedda
L’Italia è uno Stato ipocrita, come è a tutti noto; non è una nazione perché non ha vincoli fiduciari tra le persone (i vincoli letterari e calcistici sono o troppo elitari o politicamente spuri per essere incidenti). Il vincolo sociale più forte è un mix tra sospetto e furbizia.
Tra le tante astuzie italiche vi è il benaltrismo. Quando qualcuno pone un problema vero e serio, vi è sempre un altro, in genere dotato di autorità e potere, che dice che ‘il problema è ben altro’.
L’apogeo del benaltrismo è stato raggiunto con il referendum se lo si valuta alla luce delle valutazioni sulla crescita dell’talia pubblicate ieri dall’Unione europea.
In Italia nel 2017 non succederà nulla e il deficit pubblico aumenterà. Infatti: il debito italiano era il 133% del Pil nel 2016 e diventerà del 133,1% nel 2017; i prezzi al consumo sono rimasti stabili, ma saliranno dell’1,2% l’anno prossimo e dell’1,4% nel 2018; si prevede una diminuzione marginale della disoccupazione perché diminuiranno gli incentivi alle assunzioni.
L’Italia non produce né ricchezza né lavoro; il Governo reagisce cercando di ottenere dagli elettori più potere col referendum, ma non aggredisce i temi centrali del Paese perché risolverli sarebbe impopolare e per fare cose giuste ma impopolari ci vuole una cultura del sacrificio e non una cultura della dipendenza dal successo quale quella che anima l’attuale governo italiano.
L’Italia ha debiti per 2.249 miliardi di euro, valore maggiore di un terzo del valore della ricchezza prodotta.
L’Italia sta varando una legge finanziaria che presenta più di una voce priva di copertura finaziaria o con coperture discutibili.
L’Italia ha prosciugato la libertà e i conti degli enti locali che oggi sono ingessati, immobili.
L’Italia ha metà del Paese pressoché fuori controllo quando non è sotto il controllo della malavita organizzata.
Gli apparati amministrativi dello Stato non funzionano e quelli repressivi funzionano male.
L’Italia non ha alcuna strategia sulla questione centrale: come produrre ricchezza e come produrre reddito nel mondo globalizzato, cioè in un mondo dove il valore del lavoro e delle merci è determinato sulla base di una dinamica dell’offerta e della domanda non certo coincidente con i confinid egli stati tradizionali.?
Oggi il vero valore del lavoro di un operaio, di un professore o di un medico non è dato dai contratti nazionali, ma dalla media delle situazioni universali che sono le une diverse dalle altre proprio sul versante delle condizioni generali di svolgimento delle attività e sul fronte dei diritti.
Dinanzi a tutto questo, il governo dice che il problema centrale è l’abolizione del Cnel, la trasformazione in un ibrido del Senato e il rafforzamento dei poteri dei Ministeri che sono gli stessi che più di altri hanno devastato l’efficienza dell’Italia.
Oggi dovremmo parlare di pane e siamo costretti a parlare di brioche, del superfluo e della solita tentazione autoritaria della piccola borghesia italiana che quando non sa risolvere un problema educativo, culturale e economico, invoca la necessità di nuovi poteri.
L’urgenza di non mettere la testa sui problemi difficili e gravi si è vista anche nei giorni scorsi, quando mentre l’Italia continuava ad annaspare sotto i colpi del dramma del terremoto, le televisioni erano occupate a dar conto della Leopolda.
Il benaltrismo ha un compagno: lo scaricabarile. Mentre Matteo è impegnato a parlare delle sue urgenze che non sono quelle del Paese (il Paese infatti non ha bisogno di sapere chi comanda – domanda al centro del referendum – ma che cosa fare, domanda drammatica e irrisolvibile per chi è educato a cercare il successo facile), noi sardi siamo impegnati con le strade che cadono a pezzi, con i bacini vuoti, con la devastazione di Valledoria (dove dobbiamo mettere soldi, posto che i carciofi sono un pezzo del nostro Pil) e a difendere la permanenza in Sardegna almeno di ciò che c’è (non vorrei che qualcuno stia pensando, per esempio, che mentre si gioca al risiko del referendum e tutti guardano il dito, nel frattempo una abile mano toscana sposti il centro operativo di Meridiana a Firenze, per esempio). Come non vorrei, per esempio, che secondo una lunga tradizione di scorrettezze e di slealtà di Stato, il terremoto porti a diminuire le somme previste dal Patto per la Sardegna. Io non dimentico che ogni governo ha fronteggiato le emergenze con i fondi FSC; il caso vuole però che la Sardegna, a differenza delle altre regioni, ha programmato, insieme al Governo e con la firma del Presidente del Consiglio, non solo il prorpio FSC ma anche le quote governative della Cabina di Regia e dei Contratti di Programma. Da noi non si fa più la spesa.
L’idea che Matteo giochi e Francesco paghi non tiene conto che Francesco è di Orune.
Detto tutto questo, resto convinto che non si possa andare alle prossime elezioni regionali in un quadro che contrapponga banalmente centrosinistra, centrodestra, Movimento 5 stelle. Io sarò della partita solo se si solleverà in modo chiaro e diverso il tema della sovranità e dell’autodeterminazione della Sardegna. Diversamente preferirò tornare a insegnare e a educare alla libertà.

0 commenti su “Il benaltrismo dell’Italia; e intanto Matteo gioca e Francesco paga. Ma Francesco è di Orune

  • In Gallura gli affari immobiliari sono stati aggiudicati al Qatar intorno al nuovo ospedale mentre langue l’impresa locale.Speriamo che Matteo non si porti Meridiana a Firenze.

  • antonello loriga says:

    Come ho avuto modo di dirti, sto seriamente prendendo coscienza che il nostro caro amato popolo sardo non è fra le eccellenze dei popoli e che tutte le scelte fatte da regione, provincie, comuni etc etc etc che oggi relegano la Sardegna nella situazione attuale, non siano colpe di Stato ma il frutto della nostra incapacità.
    Se non ti conoscessi ti avrei chiesto perchè sei ancora in Giunta, conoscendoti so che ti batterai sino allo stremo per trovare quei sardi che si vogliano battere per la sovranità e l’autodeterminazione.
    Ma devono essere almeno il 30% non più il 3,5,7,10 13% (il PSd’Az di qualche tempo fa) cioè piccole bande di capi popolo (tranne qualche rara eccezione) assetati di piccolo cabotaggio : meglio segretario di un partito del 5% che un iscritto di un partito del 30%.
    Comunque tu sai insegnare ed educare alla libertà, serve una cultura ed una visione da statista, formane un po!
    Buon lavoro

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