I sei referendum sulla giustizia: votiamoli tutti

Questi che seguono sono i quesiti dei sei referendum sulla Giustizia proposti dal Partito Radicale e dalla Lega. Io li voterò tutti con grande convinzione. Ovviamente il Pd sta di fronte a questi drammatici temi con il freno a mano tirato e dice che le riforme si fanno in Parlamento. Invece no, alcune riforme che hanno cambiato la storia, si sono fatte con l’istituto costituzionale del referendum ed è incredibile vedere un partito sedicente progressista così arroccato su posizioni conservatrici e corporative, così cieco verso il più grande colpo di Stato a scoppio ritardato mai realizzato in Italia. Personalmente non m’importa un fico secco che a proporre i referendum sia anche la Lega che non è certo la parte politica che apprezzo, anzi, è quella che, sempre più solo, contrasto. Con la Lega mi distinguo ogni giorno che Dio manda in terra; con i Radicali condivido tantissime cose, li apprezzo, mi sono simpatici e li ascolto alla radio tutti i giorni; non hanno mai fatto del male a nessuno e hanno regalato civiltà all’Italia; dalla magistratura di potere, dai suoi privilegi e dai suoi arbitri ho pochissime occasioni per difendermi e questa non intendo in alcun modo sprecarla.

Questi i quesiti (da Virgilio.it).

Primo quesito: responsabilità dei magistrati

Secondo le norme in vigore, il cittadino danneggiato non può chiamare direttamente in causa il magistrato ma può rivolgersi allo Stato, il quale poi, in caso di esito positivo, si rivarrà sul magistrato. Con il referendum, invece, si chiede l’eliminazione di questa preclusione e la possibilità per il cittadino di chiedere il risarcimento dei danni direttamente al magistrato.

Secondo quesito: carriere separate

Il nuovo referendum mira alla separazione delle carriere del magistrato che, una volta scelta la funzione giudicante o requirente all’inizio della carriera, non potrebbe più passare all’altra e viceversa.

Terzo quesito: la custodia cautelare

Il carcere preventivo, secondo l’obiettivo del quesito referendario, è da limitare ai soli reati gravi. I promotori, nello specifico, chiedono che venga abrogato il comma 1, lettera c) dell’articolo 274 del codice di rito che prevede l’applicazione della custodia cautelare in carcere in caso di pericolo di reiterazione del reato.

Quarto quesito: abrogazione della Legge Severino

Secondo i promotori del referendum bisogna abrogare la Legge Severino in quanto ai termini di incandidabilità, ineleggibilità, decadenza per parlamentari, consiglieri, governatori regionali, sindaci, amministratori locali. Si lascia così ai giudici, di volta in volta, la facoltà di decidere se in caso di condanna occorra applicare anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Quinto quesito: abolizione raccolta firme lista magistrati

Chi vuole candidarsi al Csm ad oggi deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme, aderendo ad una delle correnti della magistratura. Il quesito referendario propone invece di abrogare questo vincolo, tornando alla legge del 1958 che prevedeva che tutti i magistrati potessero proporsi come membri del Consiglio.

Sesto quesito: novità sui consigli giudiziari

Secondo il sesto e ultimo quesito del referendum, si chiede il diritto di voto agli avvocati e ai professori universitari membri dei mini Csm nei consigli giudiziari sulle valutazioni professionali dei magistrati.

0 commenti su “I sei referendum sulla giustizia: votiamoli tutti

  • Personalmente mi convincono decisamente poco quasi tutti i quesiti. Quasi tutti finiscono per favorire i potenti e i più abbienti.
    La responsabilità dei magistrati implica il rischio che gli stessi evitino di emettere condanne sopratutto nei confronti degli imputati più ricchi, per evitare di essere citati in giudizio. La responsabilità esiste già perché lo Stato può rivalersi sui magistrati che commettono errori, basta applicarla e su quello si deve lavorare.
    Abrogare la legge Severino mi sembra un ritorno indietro di mezzo secolo.
    Far votare gli avvocati nei consigli giudiziari rasenta poi il ridicolo. Anche perché sicuramente sarebbero gli avvocati “di grido” a entrare nei consigli. Imaginiamo il Ghedini di turno come potrebbe votare o se l’operato di un magistrato palermitano venisse giudicato dal legale di un boss mafioso perseguito da quel magistrato.

  • Direi che siano tutti da votare e sostenere.
    Ne mancherebbero due: 1) Divieto di associazionismo quando questo permette al singolo cittadino di riconoscere l’orientamento politico di chi è chiamato a giudicare; 2) decadenza automatica e permanente da qualsiasi ruolo in magistratura qualora il magistrato scelga di assolvere a funzioni e incarichi elettivi o chiaramente politici.

  • Grazie per questa preziosa “lettura”, associo il mio convintissimo sostegno per il voto e per farli votare.

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