I media sardi: baciate le mani, cedete i cervelli

Mi sento di dare un consiglio all’Opposizione in Consiglio regionale: non affidatevi ai giornali e alle tv sarde.

La conferenza stampa di ieri delle opposizioni era sbagliata nei contenuti e nel metodo. Si insegna agli studenti dei primi anni di Scienze della Comunicazione che non si concentrano i contenuti complessi in un solo atto comunicativo, perché li si fa durare tutti un solo giorno e opporsi per un giorno è inutile.

L’opposizione è una disciplina morale: si sta dove l’elettorato ha disposto che si stia, non si mercanteggia con la maggioranza (nell’assestamento di fine dicembre ci sono troppe briciole sospette il cui valore non merita, in cambio, la scelta di essere morbidi con la maggioranza), si lavora a tutelare diritti, impostazioni, culture. A questa dura disciplina i consiglieri di opposizione sardi non sono abituati, sono troppo mondani per essere profondi e determinati.

Ma se l’opposizione non ha bussola perché non ha un progetto serio, non dispone di una visione alternativa perché ha desertificato tutto con la scommessa sul potere che l’ha generata, i giornali sardi sono molto peggio dell’opposizione.

Ieri, la maggioranza, appena l’opposizione ha annunciato la conferenza stampa contro la Giunta, ha annunciato altre tre conferenze stampa per oscurare la prima. Organi di stampa seri e indipendenti avrebbero dovuto chiamare l’Ufficio stampa della Regione e dire che non si sta a questi giochetti di bassa lega, invece hanno subìto la controffensiva e oggi sui giornali il polpettone delle opposizioni è finito, quando è andata bene, in cinquanta righe: completamente schiacciata dal fuoco pseudo-informativo della Giunta. Rinunciare all’intelligenza delle cose e non difendere il proprio lavoro significa svilirlo e far perdere di valore economico la propria azienda.

Non parliamo di Rai 3 perché è semplicemente superfluo: che il Tg vada in onda oppure no non cambia di una virgola il tasso di informazione dei sardi. È il servizio pubblico della ripetizione.

Infine ci sono le censure, implicite e esplicite.

Facciamo un esempio. In altri tempi un bravo giornalista avrebbe raccolto tutti gli atti sulla continuità territoriale, avrebbe sentito tutti i protagonisti e poi, inevitabilmente, avrebbe raccontato che se i cieli della Sardegna sono in una crisi drammatica la colpa è del Presidente Solinas e della sua scelta scellerata di non dare gambe al bando già pubblicato e che doveva entrare in vigore il 17 aprile. Invece no. Si dice e si dice, sui giornali, dei voli, ma si rinuncia sistematicamente a voler far capire.

Sulle concessioni demaniali proprogate per un trentennio, che è un’enormità giuridica pazzesca, giacché corrisponde a una privatizzazione de facto di beni demaniali, la si butta in disputa di paese tra un sindaco e un assessore e si tace che lo stesso assessore, fautore della privatizzazione soft delle spiagge è il promototre degli ampliamenti dei casotti sempre sulle spiagge.

Si tace su un vergognoso Piano casa cui ci stiamo contrapponendo in due e che sarà devastante nell’impatto sull’ambiente.

Si tace completamente sulla paralisi in cui versa l’Agricoltura.

Si tace completamente sul disordine in cui versa l’Assessorato del personale e degli Affari generali.

Si tace completamente sulla legge di geminazione delle poltrone, varata senza copertura finanziaria dalla Giunta, con errori/orrori plateali, e la si riduce a schermaglia consiliare.

Si nasconde completamente il fatto che la Protezione civile della Sardegna è guidata da un Dirigente nominato senza contratto, cosa mai vista prima in Italia (che già è uno Stato ad alto tasso di vergogna praticata e non sentita).

Si tace completamente sull’inchiesta giudiziaria che ha come epicentro la nuova gallina dalle uova d’oro di Cagliari, cioè l’aeroporto, e della galassia di potere che ha come fulcro la Camera di Commercio. È in atto un terremoto e si nasconde tutto.

Si tace completamente sull’Università di Sassari. Un autorevole docente universitario ha mandato a diversi organi di stampa (noi compresi) un corposo dossier su una vicenda giudiziaria in atto che rivela perfettamente la cortina di opacità che caratterizza l’operato dell’Ateneo più caro al Presidente della Regione, eppure nessuno ne parla (noi ne parleremo).

Si tace completamente sullo stato in cui versa la Giustizia in Sardegna, con un vigliaccume diffuso che porta gente come me a faticare per tenere acceso un baluardo di vigilanza e di dialettica verso il potere giudiziario, il potere che ha usurpato il potere politico e che decide in larga misura arbitrariamente chi vive, chi sopravvive e chi muore. La stampa chiede alle Procure carne da macellare ogni giorno, meglio se fresca e potente. Una forca al giorno vale qualche migliaia di copie. Se poi la vittima è troppo prossima agli ambienti troppo vicini ai salotti giornalistici, allora si declina alla piccola forca, quella di un giorno.

Si straparla di Abbanoa ma non se ne capisce nulla o non lo si vuole capire. È in atto un’aggressione della vecchia politica, condotta in modo scomposto, giuridicamente discutibile, con presupposti e mezzi sbagliati, che meriterebbe molta più attenzione nei suoi reali moventi, che sono predatori e spartitori. Se la Giunta e i Comuni vogliono il cambio della Governance, parlino con Egas, seguano le procedure, motivino la richiesta, e con certezza otterranno il risultato. Viceversa seguono un percorso tortuoso di messa in discussione di documenti e operati inattaccabili che inevitabilmente avrà sviluppi futuri. Ma all’amministratore unico vorrei dire, alla luce delle ultime notizie, che sta dilapidando un patrimonio di credibilità costruito sull’indipendenza della società dai rapporti politici, dall’attrattività suggestiva dei potenti, dalle cortesie e dai salamelecchi. Se c’è una cosa che occorre continuare a fare è difendere la società dai partiti, dai salotti, dalle lobby e dalle logge e, contemporaneamente, lavorare per renderla all’interno più efficiente e più umana. Non si è dato sangue per tre anni, quando tutti scappavano e la magistratura con la bava alla bocca voleva arrestare tutti, per poi affidare la società risanata a chi si sente di piegare il ginocchio ai viceré. Abbanoa è stata salvata da uomini liberi, non da mediatori di inutili gentilezze.

Ecco, di questo e di tanto altro sui giornali non si trova nulla e l’opposizione dovrebbe imparare a fare opposizione tutti i giorni, duramente, fieramente, con idee e opere. Ma, forse, sono io che non ho lo spirito dei tempi, ma ne vado fiero.

One thought on “I media sardi: baciate le mani, cedete i cervelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare questi tag HTML e i relativi attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>