I consigli di amministrazione: dal “Si cambia” al “Si mangia”. Ma bisogna sapere apparecchiare

La Giunta Solinas non sopporta i referendum. Non sopporta il popolo che si esprime. Odia la memoria. Non pochi, infatti, hanno fatto notare che il Governo regionale, che ha al suo interno la forza politica, i Riformatori, che aveva promosso i referendum del 2012, ne sta letteralmente facendo carta straccia.

Bisogna avere memoria. Nel 2012 i sardi abrogarono le province con un referendum. Questa Giunta le sta istituendo di nuovo.

Nel 2012 i sardi si pronunciarono, con un referendum consultivo, rispondendo Sì a questo quesito: «Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?». Questa Giunta sta rimettendo in piedi tutto il baraccone. Ma anche la Restaurazione ha bisogno di mestiere e il mestiere nel governo sardo manca, manca tanto.

Il Disegno di legge approvato dalla Giunta, intitolato pomposamente «Norme di semplificazione, razionalizzazione e distinzione delle funzioni di direzione politica e direzione amministrativa nell’ordinamento degli enti, agenzie, istituti e aziende della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell’ambito regionale», oltre ad essere un classico caso di restaurazione dell’Ancien Régime regionale, rappresenta anche un perfetto ossimoro tra le finalità espresse nel titolo e le previsioni legislative contenute nei suoi articoli e nei suoi commi.

Crediamo sia impossibile dimostrare un nesso logico tra la creazione di 11 (forse…) Consigli di Amministrazione (per un totale di 40 componenti) e la finalità della norma proposta “… semplificazione, razionalizzazione…”: un ossimoro, appunto.

Ovviamente, da subito, le critiche delle minoranze presenti in Consiglio Regionale si sono incentrate sull’evidente finalità della legge di moltiplicare i posti di sottogoverno o, come si dice in termini esemplificativi e coreografici, di ricreare un imponente “poltronificio”.

Giusto, vero, ma non è tutto.

Il problema posto dalla presentazione di questo Disegno di legge va ben oltre la formidabile bulimia di incarichi dimostrata dalla Giunta Solinas e dalla eterogenea maggioranza che la sorregge, perché rende evidente la superficialità e l’insipienza (oltre a una sciatteria istituzionale preoccupante) con cui si interviene sulla struttura amministrativa della Regione, senza avere la benché minima idea degli effetti che questi determinano.

L’attuale maggioranza ha il potere di cancellare il faticoso cammino riformatore degli ultimi 14/15 anni; può decidere di ripristinare forme di governo negli Enti e delle Agenzie regionali che nessuno rimpiange, ma è paradossale che si pensi di turlupinare i sardi ammantando tutto questo come forma di “semplificazione e razionalizzazione”. È come dire che si fa la dieta mangiando solo mousse di cioccolato, pana cotta e guanciale.

È un oltraggio all’intelligenza dei sardi, nessuno escluso, ma lo è di più alla coscienza di coloro che hanno votato questa maggioranza al grido “Si cambia”, non a quello “Si mangia”.

Ma oggi non parleremo dei contenuti della legge; oggi ci dedichiamo alla forma, che rivela sciatteria istituzionale, confusione, orizzonti perduti e bussole impazzite.

Come è noto, la Delibera della Giunta che approva questo disegno di legge è datata 22 ottobre 2019, n.42/9, che ovviamente è rimasta non visibile, accompagnata dalla famosa “bustina”, sino al 14 gennaio 2020: quindi per ben 75 giorni.

Ora, per essere comprensivi e non polemici, è chiaro che un Disegno di Legge così complesso ha avuto bisogno di giornate, forse nottate, di lavoro per essere letto e riletto ed evitare possibili errori o refusi.

Purtroppo anche la più grande disponibilità e comprensione viene a mancare, quando, alla prima  lettura del testo ci si imbatte in una clamorosa emianopsia (vedere a metà).

Leggete cosa recita l’art. 1 «Finalità e ambito di applicazione» nel comma 2, dove vengono puntualmente individuati gli enti regionali sui quali il legislatore interviene per modificare gli organi di amministrazione.

Scorrete l’elenco e, alla lettera d) trovate l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna (ARPAS).

Bene.

Adesso la sfida è trovare l’articolo della legge che si occupa della governance dell’ARPAS.

Non esiste; non c’è; non si trova; è sparito; boh! Allora bisogna essere onesti: se per fare le leggi e per capirle si deve ricorrere agli oppiacei, lo si deve dire con onestà. Se lo spazio, il tempo, la logica sono stati aboliti dalla Giunta e per capirsi bisogna farsi di qualcosa, si deve indicare ai cittadini di che cosa. E che diamine: siamo tutti uguali di fronte al piacere!

Si vada avanti nella lettura del testo e si arrivi al Capo V «Agenzia per la gestione e l’erogazione degli aiuti in agricoltura della Regione Sardegna».

Si parla quindi di ARGEA, giusto? NO!

Si parla di ASPAL (Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro) che, notoriamente, non eroga aiuti in agricoltura. E l’articolo su Argea, dov’è? Non si sa. Non c’è. Noi capiamo che si parta dall’erba e si arrivi al lavoro, ma perché rivendicare l’esclusiva di questi percorsi metafisici? Perché non renderla disponibile a tutti? Questo aristocraticismo onirico è veramente riprovevole.

Insomma, i 75 giorni trascorsi tra l’approvazione del Disegno di legge e la sua pubblicazione, evidentemente non sono serviti neanche a rileggere il testo.

Purtroppo neanche la relazione di Analisi Tecnico Normativa (ATN), che risulterebbe essere datata 17 dicembre 2019 ( cioè successiva di due mesi alla data della delibera, e dunque, che cosa ha approvato la Giunta? Con quale istruttoria? Abbiamo ragione: Iura non novit curia), allegata al Disegno di legge, rileva i marchiani errori che qualunque lettore può verificare.

Strano.

Chi ha dimestichezza con le relazioni ATN, redatte a cura della Direzione Generale dell’Area Legale, sa bene che sono estremamente puntuali, precise e anche fastidiose nel rilevare anche il più piccolo errore lessicale oltre che formale.

In questa occasione invece sembra proprio che non abbiano avuto nessuna attenzione; strano, appunto.

Una breve ricerca aiuta, forse, a capire.

Con Decreto n. 104 del 25 ottobre 2019 (giusto tre giorni dopo che la Giunta ha deliberato il Disegno di legge di cui parliamo) il Presidente Solinas ha tolto la competenza alla Direzione Generale dell’Area Legale di svolgere le istruttorie sui disegni di legge (con relative relazioni ATN) e l’ha attribuita alla Direzione Generale della Presidenza.

È di tutta evidenza che questo cambio, seppur in presenza di un Direttore Generale della Presidenza avvocato, non ha giovato alla qualità del lavoro di analisi dei Disegni di Legge, anzi.

Purtroppo il mestiere non si apprende per decreto, e anche per mangiare molto, occorre saper cucinare, civilmente apparecchiare, mettersi il bavaglino e usare le posate, diversamente le bramossissime macchie di sugo si vedono.

Alberto Sordi – scena degli spaghetti – Un americano a Roma (1954)

0 commenti su “I consigli di amministrazione: dal “Si cambia” al “Si mangia”. Ma bisogna sapere apparecchiare

  • Franco Sardi says:

    Purtroppo il disastro ATN è di tutto il Paese, ci sto lavorando per l’università Roma tre e i dati sono sconfortanti

  • … Senza parole.
    Trassidu. Ispantadadu.
    Ma ite b’aiat de isperare? Si una cambarada (custa borta salvinista) at candhidadu seschentas sessanta pessones, unu battaglione de chircadores de votos (totu bonos e cumpetentes a ite, a chircare votos?), si depet cumprèndhere chi totu s’ispédhiu (idea prus, idea mancu) fit cussu de VINCERE e VINCEREMO, fare e disfare tutto è a fare e l’importante è esserci, occupare le poltrone, e no cussu de guvernare una Sardigna sempre de prus dipendhente e desertu de zente, normalmente DISTRATTA – pessendhe a crabas – disorientada, disisperada, chentza fide e ne fidúcia, a “lassade fàghere!” o totu su prus pedire s’acotzu, su piagheredhu, ma sempre fuindhe, iscaminada, chentza guvernu, chirchendhe ispedientes a si salvi chi può, posta sempre de prus ifatu de un’Itàlia in tutt’altre faccende affaccendata, a pedire, pedire e pedire s’azudu de sos ladros de Pisa pro ndh’àere carchi cosighedha candho s’àinu est mortu (ponimus puru de su risu, si b’aiat àpidu abberu cosa de ríere e no de prànghere).
    Cosa diferente sa “aspirante opposizione”?
    Sa veridade est chi – a parte su bínchere e pedire – no ischint it’e fàghere pro cambiare in manera significativa sa realtade disastrada de sos Sardos ca, si no afrontamus cun cumpeténtzia, capatzidades, de seguru sacrifítzios, ma cun impegnu de una vida e no de carchi legisladura, sa chistione vera e grave chi est cussa de sa dipendhéntzia natzionale, sos Sardos noch’amus a mòrrere totu de su risu, che àinos de su risu, arrisados, pistendhe abba a faci de iscimprus, e no de zente responsàbbile, mancu bonos a pedire, male e peus chi própriu custu de pedire est a chèrrere e afortire sa dipendhéntzia pro sighire solu a prànghere e pistare abba o inghiriare crastos chentza mai afrontare su “crastu” mannu, sa chistione vera, chi pro comintzare (e fintzas pro gabbare!) est sa libbertade e responsabbilidade personale e colletiva nostra pro fàghere sos contos fintzas cun s’Itàlia chi nos dóminat.
    E cherzo nàrrere chi so ancora prus trassidu ca in su sensu zustu e netzessàriu, alternativu a totu sas cambaradas “salvinistas” sempre e totu dipendhentistas, de cantu est fintzas créschidu no si bidet ne peràulas, si no prantu e murrunzu o carchi protesta, ne nudha de unione, petzi fratzionismu macu, iscabiladu, tontu, fossis presuntzione meda, e nudha organizatzione pro fàghere cun frimmesa fitiana fortza, cumpeténtzia e fatos de libberatzione natzionale.
    Àter’e che peràulas bi cheret: inoghe che cheret fatos!!!

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