Giustizia e calunnie: il caso di stronzo squallido

Oggi leggo con piacere che a Nuoro si sta processando una persona per aver pronunciato su Facebook un vergognoso commento per la morte di un Carabiniere.

Forse sta cambiando qualcosa.

Racconto una vicenda personale forse utile.

Correva l’anno 2017 e io mi dimettevo dalla carica di Assessore dei Lavori pubblici perché esausto, perché deluso da un importante compagno di viaggio che più passavano i giorni più faceva finta di non conoscermi, perché convinto che si stesse cercando di colpirmi per via giudiziaria non essendo andato a buon fine il linciaggio politico voluto dai soriani e da altri.

Nei giorni del dibattito sulle mie dimissioni, due signori dal nome Alessandro Arras e Maria Salis, mi dedicavano questi commenti:
MARIA SALIS: “Stronzo squallido” (insulto di un certo impegno stilistico, perché attiva nell’asse paradigmatico l’esistenza di un correlativo “Stronzo splendido”, oppure “Stronzo imperiale” e sarebbe da indagare, in un caso e nell’altro, il referente, cioè non il concetto ma la cosa, per capire la fisionomia dello squallido e dello splendido e magari impegnarsi nella produzione di qualità);
ALESSANDRO ARRAS: “Mafioso, verme, criminale, ha regalato bandi a sportello agli amici, la mafia ogni tanto perde, ha passato il tempo a comprare amici e consiglieri” (e qui abbiamo un epigono volgare di Soru che da segretario del Pd sui giornali mi indicò come responsabile della conquista, da parte dell’ex sindaco di Sennori, poi consigliere regionale del Partito dei Sardi ma, nell’ora delle elezioni, candidato con Sardegna 2020, di ben sei finanziamenti del Bando a sportello per le opere cantierabili. Ovviamente, appena Soru parlò, la Guardia di Finanza venne in assessorato a prendere le carte e scoprì, udite udite, che il bando era gestito dall’Assessorato alla Programamzione e che le domande erano processate da Sardegna It in automatico e che i Lavori Pubblici valutavano solo ex post l’ammissibilità delle stesse. Una grande bufala, come tante soriane, che però ha lasciato la cicatrice sulla mia faccia, come su quella dell’ex Sovrintendente ai beni archeologici Santoni, per anni tacciato dai corifei tiscaliani di essere a busta paga di Cualbu e uscito a testa altissima da ogni processo ecc. ecc.).

Io, che non avevo e non ho alcuna fiducia nella Giustizia italiana, mi convinco (colpa dell’ottimismo istituzionale e costituzionale dei miei amici) e denuncio.

Devo dire che incappo in un PM di cui avevo una certa considerazione, perché era stato marginalizzato dalla compagnia rosso-champagne (i compagni di lotta e sofà) che aveva egemonizzato la Giustizia a Cagliari per molto tempo, dopo la lunga egemonia nero-cappuccio degli anni precedenti; e infatti il PM non archiviò con facilità, ma indagò. Affidò le indagini alla Polizia Giudiziaria (e ci risiamo) e alla Polizia postale (e qui abbiamo una new entry) che comunicò, udite udite, al PM che non era stato possibile identificare gli ID degli autori dei commenti, neanche attraverso la deposizione dell’ex direttore dell’Unione Sarda (sul cui profilo Fb i due avevano commentato le mie dimissioni) che dichiarò di non conoscerli. Il PM fu costretto ad arrendersi e benché riconoscesse che il reato era stato realmente commesso, archiviò.

Questa è un’altra scorreria del duo Arras-Salis: potete ben vedere che i due cortesi commentatori delle mie vicende politiche, mostrano in evidenza nei loro profili foto di soggetti umani che presumibilmente ritraggono loro stessi. Ma questo per la Polizia Postale non è sufficiente.

Avrei potuto oppormi, ma non l’ho fatto perché sono disgustato.

Tuttavia, non è che da un lato non si perseguono gli haters (lasciamo perdere ciò che si scrisse in rete ai tempi della buffonata della protesta del latte, cioè ai tempi dei saccheggi e dei danneggiamenti tollerati dal Ministero dell’Interno dell’epoca, visto che la Polizia li riprendeva ma non li impediva, con molti industriali del latte impegnati a lamentarsi da un lato e a votare Lega dall’altro) e dall’altro ci si lamenta del clima di violenza verbale, di mercimonio diffuso anche nei palazzi del potere, di linciaggio delle differenze (se oggi qualcuno picchiasse Renzi la colpa sarebbe della Rai e di tanti organi di stampa che per quindici giorni lo hanno dipinto – lo dico io che non l’ho mai sotenuto – come un mostro), di promozione del mediocre volitivo contro il serio impegnato e diligente che si prepara prima di dire o ambire a qualcosa. L’odio e l’invidia sociale o vengono combattuti sempre o colpiscono tutti e in modo sempre più incidente.

La differenza sta dunque nel fatto che quando gli haters colpiscono un poliziotto, un carabiniere o un magistrato, la PG o la Polizia postale li trova sempre. Quando colpiscono altri, mai.
E così sia.

0 commenti su “Giustizia e calunnie: il caso di stronzo squallido

  • Sì. Offese, calunnie, che chi non è abituato come i nostri vecchi a pensare ‘a peraulas maccas, orijas suldas’, ascolta. Il danno è grande a livello psicologico. Grande anche lo sforzo di non rispondere o rispondere educatamente. Ma il tempo è galantuomo.
    Tentai di avere giustizia: i maldicenti usavano nomignoli e avatar, solo io ero identificata con nome e cognome. Mi si disse che c’era libertà di stampa, come se i social fossero stampa e stampa seria.
    Identificai alcuni, andai a trovarli, e spiegai perché era falso ciò che dicevano. Non reggevano lo sguardo. Io ho sofferto lo stesso, per via di persone superficiali.

  • … bi ndh’at de zente chi faedhat a cara manna solu ca zughet buca! At a èssere chi sa veridade la zughent in busaca ca faedhant a pessamentu? O fossis solu “per partito preso”, si aiant nessi ischidu cale?! E fossis, mancari, su ‘partito’ chi ant leadu est cussu de sa tana de espes terranzos.

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