Destinazione indipendenza: case e alberi veri, non buccia di ciogga

Destinazione-indipendenzadi Paolo Maninchedda
Noi siamo indipendentisti perché ci educhiamo, in primo luogo, a essere autonomi. Scopo prioritario dell’educazione è l’introduzione alla realtà totale grazie a informazioni (cultura) e libertà di giudizio (modelli). Un uomo libero è un uomo capace di elaborare le proprie scelte sulla base delle informazioni disponibili e dei valori scelti come giusti; un uomo “automatico”, invece, è un uomo che, perché educato alla paura di sé e alla dipendenza dagli altri, applica i modelli altrui come un automa.
Beppe Corongiu ci ha definiti pragmatici per questa nostra tendenza a declinare la grandezza degli ideali nella piccola dimensione del quotidiano (che è quella in cui tutti viviamo, a parte i pochi che hanno la fortuna di vedere e frequentare le strutture profonde della realtà).
Ebbene è vero che facciamo di conto, stiamo attenti alla concretezza delle cose, non ci piace la retorica dei fumi e delle nebbie.
In questi giorni noi abbiamo dissentito dalla maggioranza su alcuni articoli della legge dell’Ente Foreste.
In primo luogo sulla nozione di bosco inserita nella legge.
Noi, lo diciamo a chiare lettere, riteniamo la legge dannosa per gli allevatori, perché comporterà una decurtazione della Pac dovuta al calcolo della superficie ammessa a finanziamento.
Anche in occasione del famoso refresh si disse che avevamo torto e poi i fatti ci hanno dato ragione, con perdite secche di risorse. Questa è un altro errore che sottrarrà risorse alla Sardegna. Si è risposto che non è vero; bene, lo vedremo nei prossimi anni, ma allora sarà troppo tardi. Noi dobbiamo abituarci a non prendere le definizioni standard dei luoghi e a applicarle alla Sardegna che ha delle peculiarità geografiche e ambientali universalmente riconosciute.
Per lo stesso motivo di concretezza abbiamo preferito le ristrutturazioni delle case popolari alla costruzione di nuove abitazioni.
Iglesias avrà i soldi per mettere a posto le sue case di via Giovanni XXIII.
Carbonia ha avuto il suo piano straordinario delle manutenzioni.
Sant’Elia, finalmente, ha visto consegnati i cantieri per i primi 3 milioni di ristrutturazioni.
Giustizia e concretezza, non proclami e gran pavesi: così pensiamo si debba amare la propria gente e costruire il nostro Stato.