Conte: “Faccio”. Pais: “Facendo”.

Il Presidente del Consiglio Conte parla con le forme finite del verbo: io credo; io penso; io prometto; al contrario, il Presidente del Consiglio della Sardegna, il principe del gerundio, ha una sintassi affidata al califfo dei modi indefiniti: credendo, andando, facendo.
Niente di grave, ma penso non sia una forma non controllata di italiano regionale.
Penso sia un sacrificio di rappresentanza: Pais dà intensità linguistica all’azione della Giunta Solinas per la quale l’esattezza è un progetto eversivo, meglio la fluidità, l’indeterminatezza, il gerundio… facendo.

Il problema è che il gerundio fa casino. Certo, ve n’è un utilizzo assolutamente corretto: sto correndo, stiamo dicendo, state cantando. Il gerundio ti ingusta così, è semplice e ti porta a usarlo sempre un po’ di più, perché è rotondo, dà l’idea delle cose in movimento, dei processi in atto.

Poi però comincia a fregarti, ti prende la mano e magari ti vien fuori il consigliere Regionale parlando, che è come dire la carne cuocendo. Qui in sardo non c’è alcun problema, in italiano comincia il disagio, comincia l’acufeno grammaticale che non scatta nella conversazione comune, ma in quella istituzionale sì, ti stordisce e disorienta, ti fa vedere il David di Michelangelo col moccio. Tuttavia, anche questo uso, se isolato, può essere assunto come connotazione regionalistica, come restituzione di vitalità dinamica alla lingua di plastica nella quale l’italiano standard si è trasformato, oppure come programma politico: facendo.

La parte faustiana del gerundio è infine capace di metamorfosi inattese e può venir fuori che hanno presentato emendamenti alla legge discutendo in Commissione e qui, si dirà, cosa c’è di male? Appunto, manco si nota, è un gerundio scivolato con leggerezza, a significare azione non conclusa ma di buona intenzione, a rappresentare la grandezza dell’agire senza fare, del facendo senza fare.
Si impara un’estetica da una lingua siffatta e, perché no, un’etica; e si spera nel destino: chi vive facendo, muore… cantando. E ci si difende dalla domanda impertinente: Ma cosa stai? … FACENDO? Non ti permettere.