Consiglio regionale: emendamenta ad fortiter copulandum

Preliminari
In Consiglio regionale si sta discutendo il disegno di legge 107 sulla super Presidenza della Regione, quella inizialmente pensata con 6 milioni di costi in più per nuovi incarichi, nuove funzioni, nuovi dirigenti ecc. ecc. Ne abbiamo già parlato ieri illustrando un ‘bellissimo’ emendamento per la costituzione di un ruolo di dirigenti ad esaurimento (niente a che fare con la psiche, molto a che fare con l’assunzione a tempo indeterminato di dirigenti chiamati dalla Giunta Solinas, con solo amicale colloquio, a fare i dirigenti della Regione).

Un fatto è evidente: i consiglieri regionali non concepiscono questi emendamenti, li firmano soltanto; chi li scrive sono gli interessati, i beneficiari. Qualcuno si chiederà perché i consiglieri si fanno usare come bancomat delle piccole e grandi lobby, ma sarebbe lungo spiegarlo. In generale, si può sostenere che partecipano a una degenerazione sociale che investe più sulle furbizie, sul tranello, sul favore, sul fot fot, sulla sempiterna copula a tradimento della cultura italiana, che ammorba da tempo anche la società sarda, o almeno su un medio senso dell’onestà, delle regole e del merito.

Tra gli emendamenti di stampo fot-fot-copulante ne presentiamo alcuni oggi di grande sagacia tecnica, cioè di diabolica fottitura pubblica.

Nel gabinetto con gli amici
Iniziamo con un emendamento semplice semplice, di dispensazione di stipendi. Una cosa netta, voluta da tutta la maggioranza, primo firmatario Clelio Darida. Attualmente i gabinetti (gli uffici) degli assessorati sono costituiti, ai sensi della L.R. 32/1988, da addetti provenienti dall’Amministrazione regionale e da tre esterni scelti dall’assessore: il Capo di Gabinetto, il Segretario particolare e il Consulente. Adesso si prevede che gli addetti possano essere reclutati anche all’esterno della pubblica amministrazione (quindi non solo esterni alal Regione ma anche allo Stato), purché capaci.
Più o meno, ogni assessore potrà distribuire una decina di buoni stipendi, compresi gli autisti, ai suoi amici capaci.
Questo è voler bene!
Questa è carità!
Questo è parlar chiaro!
Costa troppo? Ma no! È profondamente ignobile, inutile, dannoso e vergognoso? Ma sì, ma siccome nessuno legge più niente e tutti presuppongono che l’alternanza di governo sia una sorta di diritto a fregare il prossimo di durata quinquennale, si possono scrivere anche emendamenti così porcini, nel senso del porcile e non del maiale.

Non fare concorsi e promuovi sul campo gli amici
Un altro emendamento semplice semplice è questo. Questo è callidissimo, pensato da menti sopraffine, che ovviamente siedono in Consiglio regionale. Si prevede che la Regione possa nominare dirigenti anche i funzionari che non abbiano vinto il concorso, nel caso in cui vi sia più del 25% dei posti da dirigente vacante.
Si tenga presente che già la legge prevede che nelle more dell’espletamento del concorso per dirigenti, l’Amministrazione regionale è autorizzata a conferire incarichi dirigenziali ai facenti-funzioni, fino al 10% del totale delle posizioni dirigenziali. Se il problema fosse gestire bene la transizione tra un concorso per dirigenti e l’altro, allora basterebbe elevare questo 10% al 20%. Invece l’emendamento dice che se il numero di dirigenti mancanti supera il 25%, si possono nominare per le funzioni ordinarie dei funzionari. È l’incentivo a non bandire i concorsi per i dirigenti e a fare dirigenti facenti funzioni i funzionari amici.
Così si fa, si studia la malattia e la si aggrava per poter promuovere sul campo il maggior numero di sottufficiali ‘amici’ e non fare questi concorsi che sono sempre una seccatura dove finisce per inserirsi sempre qualcuno che ha studiato troppo.

Avvocati per sempre
Infine c’è il capolavoro del diritto, anche questo scritto da un consigliere regionale allievo per corrispondenza mistica di Carneluti. Si vuole di fatto istituire l’Avvocatura regionale sul modello dell’Avvocatura dello Stato e su questo nessun problema. Poi accade che questi Navy Seals del diritto (sempre restii a dare pareri e più propensi ad entrare in gioco solo quando le questioni sono incardinate in un processo, al termine del quale, oltre lo stipendio, maturano provvigioni ulteriori), non vogliono essere gerarchicamente sottoposti a nessuno se non direttamente al Presidente della Regione. E qui il Sultano deve guardarsi quella parte del suo corpo che è in rima con se stesso, perché quando un politico è direttamente responsabile di un Servizio, non è più solo un politico e comincia ad avere responsabilità gestionali non banali. Ma la cosa ancor più bella è che l’Avvocatura, di suo, nascerebbe come zona franca inaccessibile al Segretario generale della Presidenza che il Sultano fortissimamente vuole. Il risultato sarebbe che per la rappresentanza legale il presidente avrebbe più responsabilità amministrativa e gestionale di quanta ne avrebbe rispetto a qualsiasi altro settore. Una bellissima copulazione endocrina.

Ma non basta. Quelli che fanno diritto (ovviamente tra i consiglieri regionali) hanno il cervello fino. Chi farà parte dell’avvocatura regionale? Ovviamente chi faceva parte prima dell’Area legale. E come si entrava prima nell’Area legale? Per cooptazione. Quindi, si potrebbe dire, chi c’è, c’è, e chi non c’è, si copuli.
Invece viene detto meglio, molto meglio, in modo raffinato, settecentesco. Si dice che la Giunta stabilirà l’ampiezza e i criteri per accedere all’avvocatura regionale, e in questo modo si afferma in linea di principio che tutti coloro che possiedono i requisiti possono accedere all’avvocatura, ma subito dopo si dice che chi era ed è nell’Area legale, ne farà parte di diritto. Quindi, l’ampiezza ha già una certa ampiezza predeterminata, chi sta dentro l’ampiezza vi rimane sebbene non sia entrato nell’ampiezza per selezione, se poi il decisore politico vorrà allargare l’ampiezza, solo per la parte residua gli esclusi meritevoli potranno scannarsi per entrarvi. Oh yes, direbbe Jannacci.

Adesso, terminata la lettura, ci facciamo una bella doccia immaginaria, ci liberiamo di queste storiacce e usciamo all’aria aperta a riprendere un po’ di fiducia nell’umanità.

0 commenti su “Consiglio regionale: emendamenta ad fortiter copulandum

  • Franco Sardi says:

    Per anni ho partecipato a riunioni in Conferenza delle regioni o in gruppi di lavoro e ho notato un preciso discrimine cronologico.
    Fino 1994, la nostra legislazione e le nostre prassi amministrative erano un punto di riferimento nazionale.
    Dal 1994 al 2004 {pieno regime della riforma del titolo V della Costituzione} non eravamo messi male
    Dal 2005 un tracollo, alla fine mi vergognavo di partecipare ed evitavo di andare o usavo la mia immaginazione per rappresentare una Regione che non c’era più
    Ho volutamente inserito date senza citare Presidenti o norme di riforma
    A buon intenditor poche parole
    A me un’infinita tristezza e tanta rabbia se penso che quest’amministrazione dovrà gestire il Next Generation EU

  • Ben detto
    Tutta questa situazione è figlia di un’arretratezza culturale di cui sono afflitti una buona parte di nostri concittadini che si fregiano dell’appellativo di “politici” e che, colpa nostra, abbiamo eletto come amministratori. I buoni dirigenti e funzionari, quelli davvero preparati, quelli di cui avremmo bisogno nell’amministrazione pubblica in genere e in quella regionale in particolare, non hanno nessun problema a sostenere un concorso. Quelli reclutati direttamente dai “politici”, potrebbero essere anche preparati, ma è solo un’eventualità e il condizionale e d’obbligo.

  • e’ tutto talmente assurdo che è complicato anche commentare. Grazie per il resoconto di questo scempio. Bambini, ajò a studiare inglese, qui lo spazio per una vita onesta e dignitosa si sta sempre più restringendo…

  • … su “círculu” de tziu Vacca, nessi, faghiat a ríere sos pisedhos zirendhe sas bichas.
    Custu sardulega cheret fàghere a prànghere fintzas sos mannos?
    Zughet apitzigada un’àtera “pandemia”, un’àtera pudémia?

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