Con noi gli arresti, con loro i guanti

Iniziamo da Abbanoa.
Prima di tutto, il quadro del diritto ipocrita.
I Riformatori, promotori del referendum consultivo per l’abolizione dei consigli di amministrazione degli enti e delle società controllate della Regione Sardegna, giunti nuovamente al potere con Solinas, varano, a dispetto del popolo che hanno manipolato per decenni con campagne referendarie sostenute dai media, la sostituzione dell’amministratore unico di Abbanoa con il Consiglio di amminstrazione. La truffa del popolo, cioè della volontà popolare espressa a norma di legge costituzionale (e poi si dovrebbe credere a questa panzana manipolante che si chiama riconoscimento dell’insularità in Costituzione?), passa in cavalleria, perché il referendum era consultivo, cioè fatto solo per sapere come la pensava il popolo per poi fregarsene, dopo aver speso milioni di euro per la realizzazione della consultazione.

Poi accade che il nuovo Cda approvi una bozza di bilancio consuntivo 2019 fatto in dispregio delle norme di contabilità e certamente in difetto di osservanza delle regole del settore idrico. L’Egas contesta, il Comitato del controllo analogo contesta, ma il bilancio ancora a oggi, febbraio 2021 non è approvato.

Poi accade che il Presidente del Consiglio di amministrazione di Abbanoa ritenga, pur essendo pensionato, di doversi liquidare anche le competenze da Presidente. Si pronuncia contro questa ipotesi la Corte dei Conti, ma le competenze continuano ad essere corrisposte.

Poi accade che il Presidente e un membro del Cda predispongano un concorso per il ruolo di Direttore generale, che a questo concorso partecipi lo stesso membro di cui sopra e lo vinca, e gli atti vengano approvati dallo stesso Cda in cui siedono i due.

Poi accade che due membri su tre del Cda di Abbanoa si dimettano.

Io ho ancora chiari e ben precisi i mesi nei quali la magistratura cagliaritana decise l’interdizione dell’allora Direttore generale di Abbanoa e ho ancora nella mente la severa sentenza del riesame che censurò la prima sentenza e la stessa istruttoria, una dura lezione di diritto che ovviamente non ha avuto alcuna conseguenza: chi sbagliò è ancora al suo posto a decidere interdizioni, arresti, perizie, insomma a fare lo stesso mestiere con la stessa cultura di prima e a disseminare cicatrici nell’anima dei citatdini ridotti a sudditi.

Ma adesso qualcosa deve essere cambiato, perché prima si risaliva Abbanoa per acciuffare la politica, oggi si isola Abbanoa per non tangere la politica.

Oggi non si interdice nessuno, non si arresta nessuno, non si pedina nessuno, non si intercetta nessuno.
Eppure, se c’è una cosa certa è che se Abbanoa sta precipitando in una crisi che più nera non si può questo è dovuto al ‘manico’, alla politica, non è un fatto casuale.
Eppure, tutto è cortese, tutto è senza dolo, tutto è leggiadro.
Ovviamente tutto è così perché non ci siamo di mezzo noi che eravamo e siamo un corpo estraneo al gran ballo degli eterni debuttanti di Castello.

Ma la stessa cosa può dirsi di altre inchieste, dove autorevoli esponenti della stessa parte politica possono permettersi il lusso di dire cose prive di qualsiasi fondamento che nessuno si prende la briga di verificare come balle clamorose e di chiederne conto, dove trafficanti di denaro e di persone assurgono a paladini lindi e pinti del diritto senza che nessuno chieda loro di rispodnere dei loro comportamenti.

E dunque, c’è una regola in Sardegna: arrestare noi, per far banchettare loro. Noi siamo orgogliosi di essere avversari irriducibili di questa gente.
Noi abbiamo sofferto sulla carne i pregiudizi di certa magistratura italiana (ma abbiamo il sospetto che il problema sia in certa Polizia Giudiziaria sarda) e le trame della Segretissima Massoneria Fognaria di Antica Area Palustre.
Ma non siamo morti e questo è un bene per la Sardegna e un problema per il collegio fognario di cui sopra.

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  • Buonasera, sono anni che mi arrovello, cerco di analizzare i motivi che consentono a una certa classe dirigente, composta da personaggi che non riesco a definire, di gestire le risorse di tutti. Sconosco il talento di taluni, che permette loro di stare a galla.
    Quello che mi è chiaro e che, parte della responsabilità, ricade su noi amministrati. Siamo responsabili.
    Ogni volta che un cittadino chiede un “favore”, dopo, paga un conto: il voto. Altre volte questo è venduto: una o più bollette, una ricarica telefonica, la bombola del gas, la promessa di un’assunzione.
    La vita agiata di pochi, è permessa dal bisogno, dalla fragilità, economica e sociale, di altri. Viene da pensare che sia come un abuso, perpetrato da un adulto, nei confronti di un minore.
    Come cambiare questo stato di cose?
    Un modo possibile, può essere rappresentato proprio dalla Giustizia. Depositare una semplice denuncia/querela, contro un amministratore di cosa pubblica, che commette reato.
    Non è una infamia, presentare una denuncia motivata, è un dovere civile, una difesa.
    Tutti, meritiamo, un mondo migliore.

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