Come siamo messi per la nostra salute? Dite voi

26 ottobre 2014 11:162 commentiViews: 765

sanitàdi Ippocrate
L’Assessore della Sanità mi ha fatto conoscere un’indagine che l’Agenas svolge ormai da quattro anni (io non la conosccevo). Con lo spirito anti-dogmatico che lo contraddistingue (è sempre pronto a discutere su tutto) mi ha invitato a leggerlo e a dirgli che cosa ne pensavo (non succede spesso. Credo lo stia facendo valutare in Assessorato e lo stia facendo esaminare anche da altri, in modo da avere una griglia di giudizi raffinata e efficace). Io ho un pessimo rapporto con la sanità sarda e quindi non sono il miglior giudice della situazione. Ho chiesto a un medico amico sardo di valutare i dati. Mi ha chiesto di non firmarsi (non lavora in Sardegna ma ha tanti colleghi qui) e quindi si firma Ippocrate. Ho censurato alcuni giudizi perché non sono in grado di sostenerne la difesa se chiamato in giudizio. Però mi pare che queste riflessioni aiutino i partiti, soprattutto i partiti, a fare un serio esame di coscienza, nello spirito del non accontentarsi de ‘Su connotu’ che Pigliaru ripete come un mantra dall’insediamento (pm).

DATI AGENAS 2013 – PIANO NAZIONALE ESITI
Ospedali e indicatori : Infarto Miocardico Acuto: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Infarto Miocardico Acuto senza esecuzione di PTCA: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Infarto Miocardico Acuto con esecuzione di PTCA entro 48 ore: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  PTCA eseguita oltre 48 ore dal ricovero per Infarto Miocardico Acuto: mortalità a 30 giorni dall’intervento;  Infarto Miocardico Acuto: proporzione di trattati con PTCA entro 48 ore;  IMA: Mortalità a 1 anno;  IMA: MACCE a 1 anno;  IMA: proporzione di ricoveri successivi entro 2 giorni;  IMA: proporzione di PTCA eseguite nel ricovero indice o in un ricovero successivo entro 7 giorni;  STEMI: mortalità a 30 giorni(grezzi);  NO STEMI: mortalità a 30 giorni(grezzi);  STEMI: proporzione di PTCA (grezzi);  NO STEMI: proporzione di PTCA (grezzi) Intervento di valvuloplastica o sostituzione di valvola isolata: mortalità a 30 giorni;  Scompenso cardiaco congestizio: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Scompenso cardiaco congestizio: riammissioni a 30 giorni;  Riparazione di aneurisma non rotto dell’aorta addominale: mortalità a 30 giorni; intervento chirurgico per TM prostata: riammissioni a 30 giorni;  Intervento chirurgico per TM retto: % interventi in laparoscopia;  Intervento chirurgico per TM colon: % interventi in laparoscopia;  Intervento chirurgico per TM retto: mortalità a 30 giorni;  Intervento chirurgico per TM colon: mortalità a 30 giorni;  Intervento chirurgico per TM stomaco: mortalità a 30 giorni;  Intervento chirurgico per TM polmone: mortalità a 30 giorni dall’intervento;  Frattura della Tibia/Perone: tempi di attesa per intervento chirurgico;  Intervento di artroscopia di ginocchio: reintervento entro 6 mesi;  Frattura del collo del femore: intervento chirurgico entro 2 giorni;  Frattura del collo del femore: tempi di attesa per intervento chirurgico;  Frattura del collo del femore: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Colecistectomia in regime day surgery: altro intervento a 30 giorni;  Colecistectomia laparoscopica regime ordinario: altro intervento a 30 giorni;  Colecistectomia in regime day surgery: complicanze a 30 giorni;  Colecistectomia laparoscopica in regime ordinario: complicanze a 30 giorni;  Colecistectomia laparoscopica: proporzione di ricoveri in regime ordinario con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni;  Colecistectomia laparoscopica: proporzione di ricoveri in day surgery;  Colecistectomia in regime odinario/day surgery: proporzione di colecistectomie laparoscopiche;  Colecistectomia in regime ordinario: proporzione di colecistectomie laparoscopiche;  Bypass Aortocoronarico: mortalità a 30 giorni;  BPCO riacutizzata: riammissioni ospedaliere a 30 giorni;  BPCO riacutizzata: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Ictus: riammissioni ospedaliere a 30 giorni;  Ictus: mortalità a 30 giorni dal ricovero;  Parti cesarei: riammissioni ospedaliere durante il puerperio;  Parti naturali: riammissioni ospedaliere durante il puerperio;  Parti cesarei: proporzione di complicanze durante il parto e il puerperio;  Parti naturali: proporzione di complicanze durante il parto e il puerperio;  Proporzione di parti con taglio cesareo primario;

Il rapporto mette a confronto ogni anno – questa è la quarta edizione – i risultati ottenuti in base a 47 indicatori comuni a tutti gli ospedali, che vanno dalla mortalità a 30 giorni per ictus a quella per infarto, dalla proporzione dei parti con taglio cesareo alle complicanze a 30 giorni per colecistectomia.

In realtà nei risultati ci sono numerosi fattori che entrano in gioco. E per questo le “classifiche” – che l’Agenas non fa, perché l’obiettivo è un altro – tra le strutture vanno lette in controluce e prese con le classiche “molle”. Anzitutto pesa la dimensione dell’ospedale: i più grandi raccolgono più casi e anche “peggiori” come prognosi rispetto agli altri, ma le loro performance sono mediamente sempre migliori rispetto a quelle delle strutture più piccole. Mentre per alcuni indicatori, soprattutto di mortalità, c’è da tener presente anche la specializzazione della struttura (cardiologia, cura dei tumori ecc.). Ma i dati Agenas considerano comunque tutto questo e il risultato è infatti dato dal “rischio aggiustato per cento”, corretto con tutti i parametri possibili per favorire il confronto.
La Toscana è al top, subito dopo Emilia Romagna e Lombardia. La Campania maglia nera e con lei Puglia e Molise. Le regioni del Nord sempre tra le migliori, quelle del Sud, soprattutto se commissariate o sotto la scure del piano di rientro, nel fondo del ranking. E ospedali (il Di Venere a Bari) dove la mortalità a 30 giorni dal ricovero è 42 volte più elevata del migliore d’Italia (il Serristori di Firenze). O ancora l’ospedale (il Grottaglie di Taranto) che solo nell’1% dei casi opera una frattura del femore nei canonici due giorni, contro il 94% del più solerte d’Italia (il Sant’Eugenio di Roma).

Cosa emerge per la Sardegna
Siamo in coda, primi solo al Molise, per gli standard di efficienza e qualità.
Solo il 15% degli ospedali sardi rispetta gli obiettivi richiesti.
La maggior parte non rispetta i volumi minimi richiesti per garantire la sicurezza minima.

Esempi:

OSTETRICIA

L’ospedale Segni di Ozieri fa 226 parti all’anno (il livello minimo richiesto è di 500 parti). Di questi il 36% sono cesarei (media del 26.2% nel resto d’Italia, 5-10% raccomandato dall’OMS). Le complicanze da parto naturale sono lo 0.87% (media dello 0.39% nel resto d’Italia), quindi il doppio. Le complicanze da cesareo sono lo 0.6% (media dello 0.7% nel resto d’Italia), quindi in linea con la media. Conclusione: è pericoloso partorire nei piccoli ospedali.

L’ospedale Merlo de La Maddalena fa 112 parti all’anno (il livello minimo richiesto è di 500 parti). Di questi non si sa quanti siano cesarei (dato non pervenuto). Le complicanze da parto naturale sono lo 1,03% (media dello 0.39% nel resto d’Italia), quindi quasi il triplo. Le complicanze da cesareo non pervenute. Conclusione: è pericoloso partorire nei piccoli ospedali.

Poi ci sono dati aberranti come il numero dei cesarei effettuato nella Clinica Sant’Anna: il 56%, il doppio del resto d’Italia e da 5 a 10 volte superiore ai livello ritenuti giustificabili dall’OMS.
TUMORI DEL COLON

Le nuove linee guida fissano in almeno 100 il numero dei casi per poter essere accreditati. La mortalità media in Italia è sul 4.37%. In Sardegna non tutti hanno riportato i dati (mancano Oristano e San Gavino. Bisognerebbe capire perché mancano questi dati).

POLICLINICO MONSERRATO 2,05

AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA SASSARI 1,95

AZIENDA OSPEDALIERA G.BROTZU4,86

P.O. SS. TRINITA’ SARDEGNA 2,65

P.O.SANTA BARBARA SARDEGNA 15,71

P.O. SAN FRANCESCO SARDEGNA 8,95

OSPEDALE CIVILE SASSARI 4,53

Non commento i dati perché sono evidenti: il forte discostamento dalla media deve porre interogativi.

Nel tumore del retto la mortalità è del 1,99%.
POLICLINICO MONSERRATO non pervenuto

P.O. SS. TRINITA’ 4,5

ORISTANO SARDEGNA OR 6 16,67%

PRESIDIO OSPEDALIERO N.S. DI BONARIA SAN GAVINO 3,45%

P.O.SANTA BARBARA 5,56 %

P.O. S.GIUSEPPE 9,09 %

POLICLINICO SASSARESE SPA 50% ne hanno fatti 2

OSPEDALE CIVILE ALGHERO SARDEGNA SS  9,09%
A parte due strutture (Policlinico Monserrato e Università di Sassari) nessuno raggiunge il livello richiesto dei 100 colon. I risultati in termini di mortalità (da 2 a 10 volte superiori!) certificano e confermano che laddove se ne fanno pochi non li si sa gestire. La maggior parte di questi muoiono perchè non si sa gestire il post-operatorio, vengono riconosciute tardi le complicazioni e bisogna farsi domande sulle competenze dirigenziali che presiedono a queste difficoltà.

 

TUMORE DELLO STOMACO

Almeno 20 all’anno con mortalità del 5%. Il SS Trinità è l’unico che si salva.

Gli altri, a parte San Francesco di Nuoro, sono sotto la media dei casi e la mortalità è impressionante

P.O. SS. TRINITA’ 77 1,73%

P.O. A. BUSINCO SARDEGNA CA  7,14%

PRESIDIO OSPEDALIERO N.S. DI BONARIA SAN GAVINO  11,11%

P.O.SANTA BARBARA SARDEGNA 13 15,38%

P.O. MARINO SARDEGNA CA 12,5 %

P.O. ‘NOSTRA SIGNORA DELLA MERCEDE’ SARDEGNA  100%

P.O. SAN FRANCESCO SARDEGNA NU 5,88 %

P.O. PAOLO DETTORI ‐ TEMPIO P. SARDEGNA  5 20%

OSPEDALE CIVILE ALGHERO SARDEGNA SS 16,67%

OSPEDALE CIVILE SASSARI SARDEGNA SS  13,33%

Occorre poi considerare che gli altri non citati non hanno riportato dati in modo corretto. Manca infatti ancora una volta Oristano….

Alla maggior parte dovrebbe essere proibito fare questi interventi. Come si vede anche San Gavino ha il doppio dei morti, pur non essendo il peggiore, vedi Lanusei OG 100%. Ne hanno fatti 2 con due morti.

 

FRATTURA DEL FEMORE OPERATA ENTRO 2 GIORNI

I numeri finali rappresentano la % dei pazienti che viene sottoposta a intervento entro 2 giorni. Il migliore è Lanusei. San Gavino 23,39.
P. OSPEDALIERO ‘SAN MARTINO’ ‐ ORISTANO SARDEGNA OR 16,66

PRESIDIO OSPEDALIERO N.S. DI BONARIA SARDEGNA VS 23,39

P.O. SS. TRINITA’ SARDEGNA CA 39,24

P.O.CTO SARDEGNA CI 10,65

P.O.SIRAI SARDEGNA CI 14,58

P.O. MARINO SARDEGNA CA 17,76

P.O. ‘NOSTRA SIGNORA DELLA MERCEDE’ SARDEGNA 46,78

P.O. SAN FRANCESCO SARDEGNA NU 8,31

P.O. GIOVANNI PAOLO II OLBIA SARDEGNA OT 37,01

P.O. PAOLO DETTORI ‐ TEMPIO P. SARDEGNA OT 57,06

OSPEDALE A. SEGNI OZIERI SARDEGNA SS 39,28

OSPEDALE CIVILE SASSARI SARDEGNA SS 7,79

Ci sono anche tanti altri dati, soprattutto sul versante cardiologico, dove le nostre strutture di eccellenza non fanno una brutta figura, anche se le periferie sono da chiudere.

Le branche chirurgiche sono le peggiori in assoluto. Questo testimonia che nel giro di 5-10 anni ci sarà il deserto totale. I pazienti, con le nuove regole, stanno emigrando in continente e con le nuove regole UE con la scheda sanitaria potranno essere curati in Europa senza spese. Questo vuole dire che un intervento che in Sardegna costa 10 potrebbe essere fatto pagare alla regione da qualsiasi stato europeo 10 volte di più. Questo significherà che la Sardegna sarà in ginocchio con i rimborsi che dovrà alle altre regioni (mobilità passiva).
Ciao. Alla prossima. Salutami Pigliaru, mi pare il primo presidente senza interessi personali in contrasto con quelli pubblici. Non è poco!

2 Commenti

  • Grazie per averlo pubblicato.

  • Grazie per avere pubblicato questo impietoso e coraggioso dossier. I sardi vivono male la Sanità Sarda, essendo obbligati a subire l’autoreferenzialità del sistema piuttosto che l’umile servizio.

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