La fame incombe, il circo Salvisolinas gioca

Nel dramma di povertà che si sta vivendo, la progressiva trasformazione dell’Amminsitrazione regionale da pachiderma comunque regolato dal diritto a circo unguligrado Salvisolinas non si è fermato. Non è uno scherzo, è l’evento più grave di questi giorni di morti nascosti, di pasticci sull’immunità certificata, sugli aeroporti non preparati alla riapertura, sui soldi che non arrivano alle imprese e ai dipendenti, sulle banche che non prestano a chi sta morendo ma solo a chi è rimasto in vita, sulle scuole paritarie abbandonate e con loro più della metà del sistema educativo per l’infanzia della Sardegna. Non è uno scherzo, perché il diritto animato dai valori democratici e liberali è la tutela delle opportunità, anche in emergenza: oltre questo c’è l’orgia egoistica del potere e la legge del più forte.

In questo quadro devastante, il circo Salvisolinas ha continuato indisturbato la sua bulimia di potere e la sua devastazione in chiave politica dell’Amministrazione regionale, cioè della macchina che deve far girare soldi e invece fa girare solo occupazioni di potere.

Abbiamo già scritto sulle leggi incomprensibili e sui provvedimenti amministrativi “affidati ad una burocrazia debilitata e deresponsabilizzata” ed “assoggettata all’asfissiante controllo politico”. Un’impietosa fotografia di una situazione che nasce proprio dal mancato rispetto di quei principi (grandi?) di cui il circo ride, che impunemente irride.

E poi, come capita nei momenti di crisi, vengono più facilmente alla luce i limiti di una classe dirigente selezionata, principalmente, sul criterio dell’appartenenza.

Ed ecco che assistiamo, un po’ sconcertati, un po’ spaventati, per nulla divertiti, a questa sorta di sagra dell’improvvisazione, dove debuttanti allo sbaraglio giocano con ordinanze, decreti, interpretazioni e quant’altro, immemori che svolgono (dovrebbero?) un pubblico servizio.

Imbonitori.

Abbiamo assistito, almeno nelle fasi iniziali, alle conferenze stampa quotidiane di Solinas, nella sua veste di Pontefice Massimo del Covid 19 in Sardegna, dove si affastellavano comparse (Assessore/i, portavoce, capoufficio stampa, consulenti vari) tutti lì, fissi in video e muti (tuttavia, anche questo ha un risvolto positivo: la prova di esistenza in vita dell’assessore ai Trasporti, per esempio), tutti in scena, nessuno in campo.

La logica del circo Salvisolinas, cioè della sostituzione del governo con la messa in scena, è ben resa dall’unica attività plantigrada delle iniziali conferenze stampa, già brevettate per l’ipnosi clinica.

Si tratta dell’attività plantigrada del Direttore generale incaricato di girare le slide di cui si è già detto. Il Servizio Regionale Numeri al Trapezio a Capocchiadispillo aveva sbagliato i grafici a torta, mettendo i totali nelle fette dei parziali, ma nessuno li aveva controllati perché ciò che contava e conta non è la verità della fame e dei morti, era ed è, invece, la messa in scena del potere, la capacità di attirare l’attenzione.

In tutto questo, incuranti del significato vero di quei numeri fatti di sangue e lacrime, nelle slide delle “torte” è comparso un nuovo simbolo: Innovatori Sardegna.

Che sarà mai?

Un nuovo raggruppamento politico? Dopo i Riformatori, arrivano gli Innovatori? E i Conservatori, dimenticati? E i Guaritori? E gli Imbonitori? E i Fancazzistatori?

No, è il gonnellino del/la trapezista, è uno svolazzo per distrarre, un “vedo/nonvedo” per il pubblico, un po’ di cipria sugli zigomi e sulle cosce.

Infatti, non esiste nessuna struttura regionale, ufficiale, che abbia questa denominazione. Vi è dunque chi, mentre si vive un dramma, coltiva inutili esercizi narcisisti, assolutamente inutili. Questa è la bandiera del circo Salvisolinas (con posti riservati all’opposizione con parrucca e naso rosso).

Innovatori Sardegna è una sigla inventata lì per lì da un Direttore generale per auto proclamarsi Innovatore e, così, celebrare il proprio avvento a così alto incarico. Se ne sentiva proprio la mancanza!

Forse non varrebbe la pena di spenderci una parola, basterebbe riderci o piangerci sopra e compatire tanta vanità espressa con i colori dell’arcobaleno.

Ma è il ruolo pubblico ricoperto dal trapezista diversivista a togliere il sorriso e a indurre a pensare, perché dovrebbe essere impedito a chiunque di baloccarsi con la Pubblica Amministrazione anziché farla funzionare. E invece di balocchi ne abbiamo visto altri; esiste una storia di balocchi irridenti le difficoltà della Sardegna.

Basti ricordare il famoso Muro parlante (muro, non mulo! Quello era Francis, per chi lo ricorda) degli uffici di Viale Trento: un fantastico sistema multimediale, rutilante di luci e di suoni, per dare informazioni sull’Amministrazione regionale al cittadino utente.

Peccato che sia stato piazzato a 5/6 metri dall’Ufficio informazioni della Regione, dove, ragazze e ragazzi gentilissimi sono in grado di fornire tutte le informazioni e i servizi possibili.

Ma, soprattutto, peccato che nonostante le decine (centinaia?) di migliaia di euro spesi, il muro non abbia, praticamente, mai funzionato! Anzi, ci hanno speso altri soldi per cercare di farlo funzionare: ma anche oggi è, tristemente, spento.

Però ci si è potuti vantare di essere molto innovativi… o Innovatori.

Possiamo anche ricordare, tra i balocchi del tempo della fame, l’acquisto dei “tornelli” inox per disciplinare gli ingressi di quei discoli dei dipendenti regionali: comprati, pagati, ma mai utilizzati.

Adesso sono annunciati i termoscanner agli ingressi degli uffici regionali (162 secondo quanto raccontato dall’Assessora Satta e dal DG Innovatore) per misurare la temperatura a tutti gli impiegati e a tutti i visitatori. Peccato che non esista un protocollo operativo per farli funzionare: che si fa se un soggetto registra una temperatura (presunta) di 37,6? Lo prende in custodia, se c’è, la guardia giurata? Lo si rimanda a casa? Si chiama il 118? E la privacy sui dati sanitari? Di queste noiose quisquiglie, ovviamente, gli Innovatori non si preoccupano, l’importante è acquistare e maneggiare balocchi, volteggiare al trapezio, muovere il gonnellino.

Chissà, forse il circo Salvisolinas scritturerà il DG Guaritore (dovrebbe andare alla Sanità, si spera) il quale, volteggiante all’ingresso di tutti gli assessorati imporrà le mani sul capo ai febbricitanti e li guarirà all’istante!

A noi, questo tripudio di stupidità mentre si vive un dramma epocale fa schifo. Non fa ridere: fa schifo.

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