Politica

Bisogna trasformare le zone industriali in Zone Economiche Speciali

fiscodi Paolo Maninchedda
Ieri, una persona che stimo molto, mi ha sollecitato a riprendere la battaglia per il fisco giusto in Sardegna.
Non nascondo che l’uso strumentale che si fece alla fine della scorsa legislatura di questo tema, mi aveva disgustato.
Però ha ragione il mio amico: è una battaglia da riprendere.
Noi abbiamo grandi aree industriali ormai senza aziende. Che facciamo? Certo, possiamo e dobbiamo istituire le Zone Franche Doganali, perché l’iter è talmente maturo da essere marcio (e almeno quella di Cagliari sarebbe opportuno farla partire subito).
Possiamo anche pensare e realizzare in fretta delle Zone Economiche Speciali nelle aree industriali. Sono molto diffuse in Cina. L’Ue farà storie e vorrà vederci chiaro, ma non è assolutamente impossibile (anzi è facile) spiegare che esistono fattori specifici che ne sostengono l’istituzione, legati all’abuso di territorio da parte dell’Italia e all’insularità (trasporti, energia, servitù militari della Nato) e alla grave incidenza della crisi economica in atto. Se mandiamo a trattare gente esperta (che va pagata), la spuntiamo.
Un esempio è dato nell’Ue dalla Polonia, che aveva le Zone Economiche Speciali prima dell’adesione all’Unione e le ha difese in sede di trattato. Questo il link dell’ambasciata Polacca sul tema.
Come si può vedere gli attrattori sono:

– esenzione dalla tassa sul reddito;

– sgravi per le imposte sugli immobili;

– sgravi per le tasse sui mezzi di trasporto;

– sgravi per i dazi doganali;

– incentivi non fiscali per l’assunzione di nuovo personale;

– incentivi non fiscali relativi alle procedure di investimento.
Gli imprenditori devono fare investimenti sopra i 100.000 euro e garantire il lavoro per almeno 5 anni.
I costi di produzione sono bassi. Su questo punto occorre agire subito. Noi abbiamo un surplus di energia che costa moltissimo perché lo Stato ci carica sopra una marea di accise. Dobbiamo ottenere che se lo Stato non garantisce più l’essenzialità, cioè non paga più i costi di produzione dell’energia, deve consentire ai produttori sardi di dispacciarla in Sardegna con un accisa minima di transizione per il clienti pubblici e privati della Sardegna fino al riasetto industriale dell’Isola.
Proviamo a  riprenderci questi temi.