Amazon, i ricchi avidi e la nuova schiavitù in Sardegna

Ieri un ingegnere cagliaritano, trentacinquenne, plurititolato e con notevoli esperienze nella logistica, in Italia e all’estero, mi ha invitato a leggere questo annuncio pubblicato su Subito.it.

Un’azienda italiana, la Mega Trasporti Srl, con 20 milioni di fatturato e 350 dipendenti, cerca un Logistic manager Jr per una sede che si sta per aprire a Sassari per conto di un grande committente internazionale (ipotizziamo sia Amazon).
Cosa deve saper fare la risorsa cercata?

  • Gestione e supervisione dei flussi logistici inbound e outbound;
  • Analisi e monitoraggio dei KPI’s di processo e di budget;
  • Gestione, implementazione ed ottimizzazione dei processi distributivi;
  • Gestione, coordinamento e supervisione di circa 60 risorse impiegate;
  • Partecipazione a meeting/call quotidiani;
  • Gestione rapporti con fornitori terzi;
  • Gestione priorità nel day by day.

Non è un profilo da junior, è una competenza manageriale cui si impone lo stato ‘minorile’ per pagarla di meno.

Anche i requisiti richiesti sono per l’appunto quelli di un Logistic manager tutt’altro che ai primi passi, a parte la normale Laurea in ingegneria (Gestionale, Logistica, Civile) o in economia:

  • Preferibile pregressa esperienza nel ruolo di gestione di HR
  • Buona conoscenza della lingua inglese
  • Capacità di leadership, team building e problem solving
  • Capacità di gestire lo stress
  • Ottime competenze informatiche con conoscenza delle principali applicazioni Microsoft
  • disponibile a turnazione lavorativa anche nel week end.

Il giochino è tutto nella “preferibile pregressa esperienza”, perché è chiaro che non si cerca un manager che non abbia mai gestito una piattaforma per affidargliene una e fargli fare esperienza, come pure è chiaro che se si è un logistic manager con capacità di team building e di leadership da qualche parte lo si deve aver dimostrato.

Quanto paga l’azienda per un ruolo di questo tipo?
Si parte dal 4° livello del contratto nazionale trasporti: 1300 euro mese. Si può pensare che un’eventuale esperienza pregressa possa far salire questo compenso, ma di quanto? Mettiamoci sopra un incremento del 20% e arriviamo a circa 1500 euro. È uno stipendio da operaio specializzato, non da logistic manager.

Questo è ciò che sta succedendo nel settore privato italiano (soprattutto dopo il Job’s Act di Renzi): si stanno comprimendo le retribuzioni, si sta annichilendo tutta la filiera di comando che sta sotto l’imprenditore o l’Ad, si stanno asciugando le retribuzioni sostanzialmente in due categorie: l’operaio e il quadro, ma si stanno azzerando i ruoli dirigenziali e comprimendo quelli dei quadri e così si aumentano i profitti dei vertici, si tengono bassi i prezzi dei prodotti e si dice ai lavoratori di ringraziare che lavorano.

Anche in Sardegna sono accadute e accadono cose ignobili, come operai tra i 40 e i 50 anni licenziati per assumerne di nuovi, più giovani e incentivati (cosa che non si potrebbe fare, ma che è accaduta e accade), manager licenziati per garantire all’imprenditore un reddito più alto, operai assunti da cooperative e costretti a lungissimi apprendistati sempre esposti al rischio del licenziamento, sindacalisti trattati da untori del Covid e dunque licenziati sapendo che alla fine non vi è l’obbligo della riassunzione ma che ce la si può cavare con un indennizzo, imprenditori che hanno ridotto gli stipendi di dipendenti delle aziende del commercio nonostante lo stesso imprenditore triplicasse i profitti con le aziende delle forniture sanitarie.

Anche in Sardegna, durante la pandemia, c’è stato chi ha incrementato e non poco i propri redditi, comprimendo, per la crisi, quelli dei dipendenti. E mi dispiace dirlo, gli imprenditori-canaglia che hanno fatto queste porcate sono spesso gli stessi che vedi in prima fila nelle donazioni umanitarie. Uno schifo.

Come si rimedia a questa evoluzione tragica dei rapporti di lavoro?
Intanto facendo le opportune distinzioni: ci sono anche persone per bene che trattano i rapporti con i dipendenti come quelli dei familiari.

In secondo luogo, riprendendo a porre il tema del lavoro dipendente come tema politico, non come tema politicizzato, cioè utilizzato strumentalmente per scopi di potere; noi dobbiamo riproporlo come tema politico, civico, di lotta regolata tra parti con interessi confliggenti.

In terzo luogo con l’educazione e la cultura, bisogna avere forme di interiore censura morale verso gli avidi, verso i ricchi che pretendono di arricchirsi oltre ogni misura, verso quanti considerano i dipendenti strumenti a loro disposizione, verso quanti licenziano da un lato e comprano yacht dall’altro. Bisogna separarsi in modo ostentato dagli egoisti, far sentir loro il peso morale dei loro disvalori. Bisogna schierarsi interiormente, prima che socialmente, ma poi occorre organizzarsi anche socialmente, perché questi temi non devono essere interpretati e alla fine annichiliti da chi esalta il reddito di cittadinanza e l’assistenzialismo diffuso, devono invece tornare dentro l’etica del merito, della responsabilità, del diritto a crescere e migliorarsi. Non disperiamoci, ma organizziamoci.
Resta una domanda: ma come mai una gran parte della logistica e ormai della grande distribuzione è in mano ad aziende napoletane?

0 commenti su “Amazon, i ricchi avidi e la nuova schiavitù in Sardegna

  • Però….. io porto la mia esperienza. Cercasi laureato con competenze, ecc. ecc. Dopo tantissimi CV ricevuti e altrettanti colloqui niente che faccia al caso. Si decide di assumerne 2 invece di 1 chiaramente pagati per non avere competenze. Un anno di formazione a spese dell’azienda, un anno di rodaggio e altri 2-3 mesi per incominciare a fare un po’ di profitto. Prima uno e poi l’altra si propongono sulla piazza di Milano e ricevono una offerta salariale quasi tripla rispetto a quella da me proposta. Cerco di spiegare quelli che sono stati i costi della formazione e varie ma niente da fare, il gap con Milano è incolmabile. Secondo me c’è qualcosa che non funziona in Sardegna, non a Milano, caro Paolo.

  • RENATO ORRU' says:

    …la stessa cosa è avvenuta negli anni 2000/2010 ( con l’ epica crisi 2008 a finire di massacrarli come si conviene …a Loro ) con gli Agenti Rappresentanti di Commercio che hanno visto via via ridursi le provvigioni da Direttori Commerciali ( famosi quadri) con Budget e Fatturati usati come scimitarre , quando non hanno smezzato Aree di Competenza territoriali , spesso costruite con anni di sacrifici, caffè e pranzi con i Clienti per non parlare di Km e Gomme ….spesso inserendo Clienti Direzionali decisi a Milano, Verona, Torino e Bologna perché il Dir Comm faceva Premi Aggiuntivi ( per il Bene dell’ Azienda…ovviamente ) che guarda caso in Sardegna significa riduzioni di clientela che supera ( superava ) il 30% dei Clienti Importanti… e proporzionale dimezzamento delle provvigioni. Però non gliene ha mai fregato nulla a nessuno benché poi non preannunciasse altro che finito con i Rappresentanti (cioè quelli che facevano crescere i fatturati delle aziende) si sarebbe passati ai dipendenti … Quadri compresi (ta lastima ) ! Oggi i rappresentanti si sono rifugiati per la maggior parte nel Forfettario Fiscale e almeno galleggiano … sino al prox giro di vite. Al che si cancelleranno definitivamente da Enasarco ed INPS.

  • Mariantonietta says:

    Bel problema questo sollevato oggi….E’ il mercato, baby, la globalizzazione….. Competenze di livello molto elevato pagate in modo totalmente inadeguato. Aggiungo che , per ottenere quel livello elevato di competenze i nostri giovani hanno investito tantissimo in denari (delle famiglie), impegno e sacrifici. Per anni. Pare che nel resto d’Europa questo disgraziatissimo meccanismo operi si, ma in modo minore e ciò significa che ci sono ancora spazi per il riconoscimento del merito e quindi la sua giusta remunerazione. Le grandi imprese anglosassoni sono forse più tenere e di buon animo? Dubito fortemente. Spesso son le stesse che operano in Italia. Purtroppo penso che qui da noi, oltre a tutto quello che tu hai così ben descritto, ci sia una sorta di rassegnazione da parte dei lavoratori, ancorché capaci e preparati, ed una scarsissima coesione tra essi . I sindacati nazionali hanno gravissime responsabilità in tal senso…

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