Giustizia, Politica

Al Magnifico Rettore dell’Università di Sassari

Magnifico Rettore,
questa mia per rassicurarla sulla mia tenacia: non mi sono dimenticato della sua politica, della poca trasparenza del suo Ateneo, della laurea del Presidente della Regione.
Lei prima o poi lascerà la Sardegna e lo farà con disdegno (che sicuramente ha provato anche il suo collega di magnificenza Moirano) verso una terra di cui ricorderà i tanti in fila alla sua porta, i tanti cambi di opinione, le tante parole vere di giorno e false di notte, i tanti no pronunciati per ragioni di principio derogati subito dopo in tanti sì per ragioni pratiche, cioè di convenienza, l’ansia smaniosa di favori, mercedes si chiamavano un tempo, i tanti clientes pronti a divenire domini se solo si offriva loro la gola del padrone.
Eppure in Sardegna ci sono tanti che non strisciano e non per questo sono folli, emotivi o irrazionali.
So di che cosa è capace il potere, so che è umano averne paura.
Ho insegnato nel suo Ateneo; mi opposi, da professore associato appena nominato, a un linciaggio post pensionem di un mio collega, reo di aver scritto una recensione negativa a un libro di un membro del Senato accademico. Poco ci mancò che venissi licenziato: mi opposi da solo, ne rimediai la piccola aritmia cardiaca di cui soffro. Mantenni il posto, la dignità, la posizione eretta, ma rimediai la solitudine con la quale ormai posso vantare un matrimonio più che trentennale. Il silenzio e la separazione dal mondo per me è stata una grande fatica, oggi è una grande consolazione. In questi mesi ho ricevuto tante telefonate private turritane di incoraggiamento che mi hanno ricordato quei tempi. Sassari da tempo attende un campione che la liberi da questa cappa di complicità, ma i campioni vincono i tornei, non cambiano la storia. La storia la cambiano gli uomini capaci di resistere e di pagare il giusto costo della loro tenacia.
Noi che non strisciamo abbiamo sempre presenti i nostri limiti (nella morale cattolica si chiamano peccati, ed è un’ottima definizione). Per essere liberi, bisogna sapere perdonare e perdonarsi, diversamente si è feroci, non liberi.
Ho studiato bene l’Umanesimo, di cui voi fisici della globalizzazione commerciale siete un po’ i figli imprevisti, i rappresentanti dei rami cadetti. I figli veri sono Galileo, Newton, Leibniz, gli ultimi fisici filologi, quelli non commerciali.
L’Umanesimo mondano, quello insegnato nelle scuole italiane, ha un buco nero che ancora ci condiziona: rimuove il male. L’uomo non è buono, l’Umanesimo mondano invece ne afferma la grandezza avviando la derubricazione del male a malattia, il male a argomento psichiatrico. Voi fisici commerciali siete i grandi testimoni della teoria della materia innocente: non c’è colpa o giustizia nell’universo, solo regole e eccezioni. E quindi, che cos’è la verità dell’uomo? Che cosa sono il bene e il male se non rappresentazioni mitiche ormai superate? L’unica legge è quella dell’adattamento per la sopravvivenza. Il potere giusto è quello che sa mantenersi.
Io so che il male esiste e che ciascuno di noi, me compreso, ne è un grande produttore. Solo chi sa che il male esiste e che si può esserne grandi interpreti sa che cosa sia la vergogna, il rimorso, la frustrazione di vedere il bene e non farlo.
Solo chi sa della propria rogna sa faticare per diventare libero. Perché, questa è la verità, liberi si diventa, non si nasce.
Tutto questo per dirle che i sardi non striscianti non hanno di sé una visione eroica secondo lo stile neogotico novellistico anglosassone.
I sardi non striscianti sono persone indurite e tenere, persone che accettano la fatica di vivere in forma autenticamente umana, cioè non epica. Il problema non è essere grandi; il problema è essere giusti, lievi per gli altri, liberi per sé.
Un ex ergastolano brigatista ha dichiarato, inascoltato, di essere stato sedotto dalla rivoluzione violenta come lo si è da una scorciatoia.
Ecco perché io le sto di fronte con i miei pochi mezzi: mi stanno sul naso le scorciatoie, in primo luogo per me (non penserà che anch’io non abbia subito le lusinghe delle scorciatoie) e poi per il sistema in cui vivo.
Siamo pochi i Sardi non striscianti, quelli ostili alle lusinghe del perlage, del salotto, del denaro, del potere.
Non sopportiamo le logiche degli “amici degli amici”, quelle che i compagni post comunisti attribuiscono a me e praticano largamente in casa propria (convincendo ogni tanto qualche PM militante) senza essere mai riusciti a dimostrare che io le abbia praticate in casa mia.
Io sono contro di lei perché non pratico le seduzioni delle scorciatoie, le cooptazioni nel mondo della cultura per prestigio sociale. No. La cultura è fatica, disciplina, libertà, trasparenza, legalità.
E dunque, Magnifico, ho pensato di trovare tra i principi del foro un avvocato non strisciante che trasferisca le nostre discussioni in altre sedi, posto che Lei ha rifiutato quella morale e politica, ergendo a sua difesa la noncuranza. Lo so, per Lei questa è musica, perché a Sassari tutto si tiene e ogni potere protegge la schiena a un altro potere, ma io resto convinto che anche nelle pieghe ferrigne della rocca turritana ci siano uomini non striscianti che possano essere raggiunti in profondità da una banale esigenza di giustizia.
Arrivederci, dunque.