Skip to content
  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Cookie policy
  • Login
Sardegna e Libertà

Sardegna e Libertà

  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Lavoro e impresa
  • Cronaca
  • Salute
  • Ambiente
  • Stato sardo
  • Toggle search form

Coldiretti: un potere

Posted on 21 Ottobre 202621 Ottobre 2026 By Paolo Maninchedda 5 commenti su Coldiretti: un potere

La presa di posizione equivoca di Coldiretti sul prezzo del latte in Sardegna, ha riaperto una vecchia ferita sulla natura della più potente organizzazione agricola della Repubblica italiana.
Personalmente penso che essa sia l’unico relitto sopravvissuto della Prima Repubblica e che ciò sia stato possibile perché, per mille ragioni, mentre tutte le istituzioni del vecchio Stato sono state colpite da indagini giudiziarie e da successivi processi di riforma, la Coldiretti ha attraversato la fine dell’età che l’ha fatta grande indenne non solo da guai, ma anche da trasparenza.
Oggi non è più solo un sindacato, è un potere dotato di immunità, di vantaggi e di privilegi corporativi. Un potere “irresponsabile” che non risponde di quel che può perché lo dissimula.
Non riesco a togliermi dalla testa che la Coldiretti che oggi denuncia in modo equivoco le eventuali speculazioni sul prezzo del latte è la stessa che si è schierata con la Coldiretti Lazio, contro i Sardi, nella tensione che ha contrapposto il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e quanti nel Lazio ne hanno prodotto un clone a marchio Cacio Romano. Quella vicenda mi ha convinto di ciò che oggi cercherò di dimostrare: la Coldiretti non sta con i suoi associati, sta come se stessa come sistema, che è cosa ben diversa.

L’associato diventa cliente
Un agricoltore si iscrive a Coldiretti perché qualcuno difenda il prezzo del suo latte, contratti con il governo e lo rappresenti davanti alla Regione.
Un agricoltore deve anche presentare una domanda di contributo, compilare la dichiarazione dei redditi, sistemare la contabilità ecc. ecc..
Per queste necessità trova pronte, guarda caso, le società di servizi collegate alla stessa organizzazione, la Coldiretti.
Non c’è nulla di strano nel fornire assistenza agli iscritti. Il problema nasce quando chi parla in loro nome ha anche interessi economici proprio nelle attività sulle quali interviene come sindacato. Non si avverte la necessità di distinguere ciò che conviene all’agricoltore da ciò che conviene all’organizzazione? Le due cose possono coincidere, certo, ma non è per niente detto che coincidano sempre.

È Coldiretti stessa a descrivere il meccanismo che le piace. Il suo CAF spiega che le società di servizi Impresa Verde sono costituite dalle federazioni provinciali e utilizzano la rete dell’organizzazione, presente con oltre 1.500 sportelli.
Immaginiamo dunque due uffici che offrono lo stesso servizio di contabilità.
Il primo, di proprietà di un privato, deve conquistarsi i clienti sul mercato.
Il secondo, quello di Coldiretti, li incontra attraverso una struttura sindacale alla quale i soci/clienti hanno già affidato la difesa dei propri interessi e usa una relazione di fiducia, costruita per ragioni diverse,  per indurre a scegliere un erogatore di servizi, quello sindacale, piuttosto che un altro. Ciò non è necessariamente una scorrettezza. Dimostra però che rappresentanza e attività economica si sostengono reciprocamente: il sindacato porta utenti ai servizi; i servizi rendono più stretto il rapporto con il sindacato. Tutto gratis, tutto coperto dalla sola quota associativa? No, assolutamente no, il servizio si paga.
Il collegamento diventa ancora più importante se si considera il CAA Coldiretti Srl, che assiste le aziende nei fascicoli aziendali e nelle domande di aiuto. L’agricoltore Coldiretti incontra lo stesso sistema cui chiede una politica pubblica che difenda i suoi interessi anche quando deve sbrigare le pratiche per beneficiare degli effetti di quella politica: all inclusive, non si butta niente e si fa in modo che tutta la spesa di consulenza aziendale dell’agricoltore non sfugga alla presa dell’affiliazione sindacale.
Ne deriva una domanda concreta: siamo sicuri che l’organizzazione sindacale abbia sempre interesse a ridurre gli adempimenti a carico dei suoi soci per le domande di assistenza? Non ne siamo sicuri. La burocratizzazione dell’agricoltura porta ricavi al sistema Coldiretti.

Che cosa significa avere le agevolazioni del sindacato?

Dire che tutte le società collegate a Coldiretti non pagano le imposte sarebbe falso. Le società commerciali non diventano associazioni sindacali per il solo fatto di appartenere al loro sistema.
Il problema sta nell’affiancamento di soggetti sottoposti a regole differenti.
L’articolo 148 del Testo unico delle imposte sui redditi stabilisce che le quote associative non concorrono al reddito dell’associazione.
Alle condizioni previste, inoltre, alcune prestazioni istituzionali rivolte agli iscritti non sono considerate commerciali, anche se pagate.
E dunque, facciamo un esempio di dinamica interna, senza attribuirlo a Coldiretti. Se un’associazione sindacale e una sua società utilizzano lo stesso edificio, occorre sapere chi paga l’affitto. Se condividono dipendenti, bisogna sapere come vengono ripartite le ore di lavoro. Se l’associazione indirizza gli iscritti verso la società, occorre distinguere il consiglio sindacale dalla promozione commerciale. Sono questi i conti da conoscere. Non basta mostrare due bilanci separati se non si spiegano anche i rapporti fra i due soggetti.
Ecco la doppia natura: una struttura associativa dotata di strumenti e trattamenti propri, accanto a una rete che svolge attività economiche.

Quando gli stessi dirigenti siedono su più sedie

La sovrapposizione esiste e si vede anche negli incarichi.
L’organigramma dell’Associazione italiana allevatori indica come presidente Ettore Prandini, presidente anche di Coldiretti, e come direttore generale Nicola Di Noia. Un ordine di servizio del settembre 2026 (segnalato da Dario Dongo) affida proprio a Di Noia il raccordo di Coldiretti con diversi organismi, fra i quali l’Associazione Italiana Allevatori, e con le amministrazioni che gestiscono gli aiuti. In altre parole, una persona dirige un ente e, per conto dell’organizzazione sindacale, cura anche le relazioni con quell’ente. Le strutture rimangono giuridicamente distinte; le persone che le governano e le collegano sono le stesse e, spesso, con emolumenti totali di notevole entità.

Il collegamento arriva alle grandi operazioni societarie. Nel luglio 2026 è stata lanciata da Arum S.p.A e da Dompé Holdings un’Opa su BF, la società che ha in pancia Bonifiche Ferraresi. Raffaele Grandolini è presentato come responsabile amministrazione, finanza e affari societari di Coldiretti. Il documento dell’offerta pubblica su B F lo indica anche come amministratore delegato di Arum. Arum e Dompé, insieme ai soggetti che agiscono di concerto, hanno raggiunto con l’offerta l’88,057% di BF. Non è una quota posseduta da Coldiretti. È però un’operazione nella quale uno dei protagonisti è amministrato da un dirigente economico di vertice del sindacato.
Il 12 ottobre scorso, Il Fatto Quotidiano ha dedicato una pagina a denunciare che con ogni probabilità sarà una cordata, con dentro BF, ad aggiudicarsi la maxi gara da 384 milioni bandita da Invitalia per i controlli del Sistema Agricolo Nazionale sulle erogazioni degli aiuti europei in agricoltura (7,3 miliardi). Cedo la parola all’articolo del Fatto:
“
La nuova gara d’appalto indetta da Invi­ta­lia fissa la sca­denza per la pre­sen­ta­zione delle offerte alle ore 12 del pros­simo 22 otto­bre. L’accordo qua­dro ha un valore com­ples­sivo netto di 384,2 milioni per una durata pre­vi­sta di tre anni: due ini­ziali più un’even­tuale esten­sione di un altro. La strut­tura eco­no­mica del bando pre­vede un valore a base d’asta di 226 milioni (al netto dell’iva) e opzioni di pro­roga, rin­novi ed esten­sioni per altri 158,2 milioni. Le imprese di pic­cole e medie dimen­sioni faranno fatica a poter acce­dere al bando: basti pen­sare che la garan­zia prov­vi­so­ria da pre­stare per poter par­te­ci­pare alla gara è di 7,684 milioni, il 2% del valore com­ples­sivo mas­simo sti­mato dell’accordo qua­dro.

Il fatto è, secondo quanto rife­ri­scono fonti interne, che a con­cor­rere per il mega-appalto a lotto unico ci sarà una cor­data che è già pronta a pre­sen­tare Il rag­grup­pa­mento vede l’alleanza tra Geos – società del gruppo Tele­spa­zio, con­trol­lato da Leo­nardo, attiva nei con­trolli satel­li­tari – e due aziende car­dine di Dia­gram, Agri­con­sul­ting e Abaco, desti­nate rispet­ti­va­mente ai con­trolli tec­nico-agro­no­mici e infor­ma­tici. Dia­gram è a sua volta legata a Bf Spa, la hol­ding del gruppo Boni­fi­che Fer­ra­resi, e per via indi­retta alla galas­sia di Col­di­retti. Ma non basta: con il 4,21% del capi­tale e il 6,14% dei voti, tra i soci di Bf c’è anche Ismea, l’isti­tuto di ser­vizi per il mer­cato agri­colo ali­men­tare del Masaf. Poi c’è Eni, con il 5,3% delle azioni e il 6,5% dei voti. Primo azio­ni­sta è la hol­ding di Ser­gio Dompé, indu­striale far­ma­ceu­tico, con il 25% dei titoli e il 27% dei voti.

È PROPRIO QUI che diventa evi­dente il corto cir­cuito poli­tico e indu­striale in cui il futuro con­trol­lore potrebbe essere ema­na­zione diretta dei con­trol­lati. Dia­gram pos­siede al 100% sia Agri­con­sul­ting, che ese­gue i con­trolli sul campo, sia Abaco, che gesti­sce soft­ware, mappe e dati ter­ri­to­riali, ed è par­te­ci­pata per circa il 15% da una con­trol­lata di Bf. La gover­nance del gruppo ex Boni­fi­che Fer­ra­resi, nuovo salot­tino della finanza quo­tato in Borsa, vede Fede­rico Vec­chioni come pre­si­dente ese­cu­tivo della hol­ding e anche di Dia­gram, men­tre Roberto Capone pre­siede il col­le­gio sin­da­cale di Bf, ha pre­sie­duto sino a pochi mesi fa quelli di Abaco e Dia­gram ed è stato sin­daco di Agri­con­sul­ting.

L’intrec­cio ha impli­ca­zioni rile­vanti. Da un lato Fede­rico Vec­chioni è un ex pre­si­dente nazio­nale di Con­fa­gri­col­tura, la seconda orga­niz­za­zione agri­cola d’ita­lia, ed è pre­si­dente di Arum, hol­ding che è secondo azio­ni­sta di Bf (con quasi un quarto di azioni e diritti di voto), il cui Ad è Raf­faele Gran­do­lini, respon­sa­bile finanza di Col­di­retti. D’altronde l’11% del capi­tale di Arum è in mano a enti legati alla galas­sia Col­di­retti. Dall’altro lato Bf non è un ope­ra­tore neu­trale: men­tre punta a gestire l’infra­strut­tura di con­trollo sull’agri­col­tura rap­pre­sen­tata dal Sian e dall’agea, con 11mila ettari di ter­reni col­ti­vati è anche tra i prin­ci­pali per­cet­tori dei con­tri­buti Pac in Ita­lia, ero­gati pro­prio da Agea.

La trasparenza deve seguire il potere

Coldiretti è un sindacato che promuove società, organizza servizi e collega, attraverso i propri dirigenti, rappresentanza e attività imprenditoriali. Il suo statuto lo prevede espressamente. Proprio per questo non può presentare ogni propria scelta come la voce indistinta degli agricoltori. Deve spiegare quali interessi rappresenta, quali attività economiche svolge il suo sistema e come impedisce che le seconde, quelle economiche, condizionino la principale, quella sindacale. Servono partecipazioni leggibili, rapporti economici interni trasparenti, incarichi dichiarati e procedure pubbliche per affrontare i conflitti.
Stare, nel prossimo triennio, contemporaneamente dalla parte di chi difende i diritti dei percettori degli aiuti UE e da quella dell’ente erogatore è chiaramnete una maschera che cade.
Un agricoltore può scegliere di essere insieme associato e cliente.
Ha però diritto di sapere quando gli parla il suo rappresentante sindacale e quando il suo fornitore.

Agricoltura, Politica, Vetrina

Navigazione articoli

Previous Post: Ma quale giustizia?

Comments (5) on “Coldiretti: un potere”

  1. Antonio De Simone ha detto:
    21 Ottobre 2026 alle 17:42

    Le proteste devono essere orientate per la richiesta dello STATO DI CRISI del comparto agricolo e ittico.
    Il solo modo per stanare le classiche associazioni agricole, dare mandato alla magistratura di verificare dove sono finiti i finanziamenti erogati ai detti comparti produttivi.

  2. Antonio ha detto:
    21 Ottobre 2026 alle 15:58

    Coldiretti era, est e sarà sempre una potenza nel mondo agricolo è un associazione politica non si muove foglia senza il loro parere con qualsiasi Governo

  3. Giovanni ha detto:
    21 Ottobre 2026 alle 15:00

    Dico solo che quando su temi regionali intercetto in TV le prestigiose interviste dei leader in Sardegna (loro ci sono sempre a rilasciare fiumi di parole), cambio immediatamente canale perchè sono inascoltabili. Quando invece a parlare è il sign. Prandini, gran capo nazionale, prima di tutto mi viene da pensare a quanto male, tanto tempo fa, faceva parlare di sé il padre, da ministro e al fatto che si tratti, in fondo, di un OMISSIS ma sostanzialmente il solito OMISSIS. Ma poi cambio canale comunque per lo stesso motivo: inascoltabile.

  4. Marcello ha detto:
    21 Ottobre 2026 alle 13:06

    L’Agricoltura è un settore economico totalmente dipendente dai fondi pubblici. E’ ovvio che chi ci gravita intorno abbia come unico interesse che la situazione non cambi.

  5. Simone ha detto:
    21 Ottobre 2026 alle 09:27

    Ricostruzione, come sempre, ricca e documentata. Un sistema di potere consolidato e con incomprensibili connivenze politiche trasversali che consentono di sedersi su tutti i tavoli. A Roma come a Cagliari su maggioranze di colori opposti! Da tecnico e operatore ho sempre sostenuto la necessità di ridimensionare le associazioni, per il bene della categoria. Gli intrecci e gli interessi economici sono enormi e sempre per la struttura, mica per l’associato. A riprova basta vedere, per l’appunto, le richieste di sburocratizzazione e semplificazione del settore (inesistenti per indubbi vantaggi della struttura) oppure quanto richiesto a Regione/Stato. Mai una protesta sulle oscene misure strutturali agricole e sulla lentezza della programmazione/gestione dei fondi. L’unica voce si alza solamente per i premi comunitari. Come mai? Sarà un caso? Oppure qualcuno prova a verificare i ricavi da questa voce di servizi? In passato il legislatore ha introdotto i CAA privati, unico modalità di depotenziamento di questi mostri gangliari, che sono stati via via ridimensionati e resi inoffensivi. Casualmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerchiamo collaboratori. No perditempo (leggere bene)

Il tuo testamento parla di te

Ti prometto che crescerai

Cagliari, 27-30 aprile 2025

Racconta una storia sarda

Racconta una storia sarda

Vent’anni di Sardegna e Libertà, Nuoro, 21 luglio, ore 18:30

Racconta una storia sarda

Ultimi commenti

  • Antonio De Simone su Coldiretti: un potere
  • Antonio su Coldiretti: un potere
  • Paolo Maninchedda su Lingua sarda: perché non basta Topolino
  • Giovanni su Coldiretti: un potere
  • Diego su Lingua sarda: perché non basta Topolino
  • Marcello su Coldiretti: un potere
  • Simone su Coldiretti: un potere
  • Lady Mary su Ma quale giustizia?
  • Mauro Trogu su Ma quale giustizia?
  • Tatanu su Ma quale giustizia?
  • Stefano Locci su Ma quale giustizia?
  • Vittorio Murgia su Ma quale giustizia?
  • Pierluigi Concas su Ma quale giustizia?
  • Mario Pudhu su Ma quale giustizia?
  • Gio su Ma quale giustizia?

Nuove province per nuovi disoccupati eccellenti

Nuove province per nuovi disoccupati

Sardegna e Libertà si ispira culturalmente ai valori di libertà, giustizia, sostenibilità, solidarietà e non violenza, così come essi sono maturati nella migliore tradizione politica europea.

Sardegna e Libertà – Quotidiano indipendente di informazione online

Registrato il 7 novembre 2011 presso il Tribunale di Cagliari. Num. R.G. 2320/2011 – Num. Reg Stampa 8
Direttore responsabile Paolo Maninchedda

Copyright © 2022 || Sardegna e Libertà ||

Powered by PressBook Blog WordPress theme

AUTORIZZAZIONE ALL'USO DEI COOKIE. La legislazione europea in materia di privacy e protezione dei dati personali richiede il tuo consenso per l'uso dei cookie. Acconsenti? Per ulteriori informazioni visualizza la Cookie Policy.