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Il Venerdì santo e l’orgia italiana

Posted on 30 Marzo 201830 Marzo 2018 By Paolo Maninchedda

“Jesus autem tacebat“: Ma Gesù taceva.
Mi ha sempre colpito il fatto che Gesù, mentre lo pestavano,  lo sputavano, lo scarnificavano e lo crocifiggevano, non diceva nulla. È la morte più profonda della storia: senza annunci di vendetta, senza gloria, senza battute celebri: sangue, violenza, dolore e morte senza una parola, un buco nero profondo nella ferocia umana, ingoiata in un fiato. E d’altra parte se si va in un campo di sterminio nazista o si leggono le pagine della passione di tante vittime innocenti, uccise dai loro carnefici, che cosa si sente se non un silenzio pauroso?
Pensavo e penso a queste cose mentre dal Parlamento italiano viene la solita retorica della guerra di posizione, la solita enfasi del potere, la solita voce del finto cambiamento e della solita grande tentazione: la manipolazione degli uomini, il ridurre la loro libertà con facili parole, con luccicanti bandiere.
Il grande Guccini ha ben descritto l’abitudine tutta italiaca di rieptere sempre lo stesso copione: “O giorni, o mesi che andate sempre via / sempre simile a voi è questa vita mia / uguale tutti gli anni /e a tutti gli anni uguale / la mano dei tarocchi che non sai mai giocare“.
Ecco, questo è il clima secolare dell’Italia: conservazione e azzardo.
Miserere nobis, Domine!

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