Train de vie… Un treno per vivere in Sardegna

28 giugno 2014 07:195 commentiViews: 389

Galleria_Meana_SardoVittorioBessodi Ornella Demuru
Quando si sparla di treni, peggio ancora di “trenini”, io scatto!
In una prima fase si tratta di uno scatto puramente emotivo ma poi con calma spiego che l’emozione nasce, direi purtroppo, da una sua profonda razionalità.
Premetto innanzitutto che sono figlia di ferroviere. Per la precisione figlia di Capostazione. Quelli col leggendario berretto rosso. E come tutti i figli di ferroviere sanno, siamo una categoria di individui. Molto particolari.
La ferrovia, la stazione, le dimore in cui vivi, i binari, le traversine, i treni che vanno e vengono ti segnano il carattere e in particolare il modo di concepire la vita, l’orizzonte preferisco dire.
Lo racconta benissimo lo sceneggiatore e scrittore Ugo Pirro nel suo romanzo autobiografico “Figli di ferroviere” edito dalla Sellerio diversi anni fa.
Non conta se la tua ferrovia, quella che hai vissuto, è di quelle elettriche o di quelle a gasolio. È il treno, le sue stazioni con quell’odore perenne di industria meccanica a fare la differenza.
Quel mezzo sbuffante che ha ruote di ferro, che va su due rette parallele, che fa le sue tappe mattutine e notturne e che ti marchia per sempre. Come un tatuaggio tanto di moda negli ultimi lustri. Un marchio che non dipende certo dalla stazza della vettura o del locomotore.
Così in questi giorni, dopo aver letto alcune notizie, inevitabilmente il mio scatto emotivo è arrivato. Leggo dai giornali “Salvate il Trenino verde. Soppressione delle tratte del Trenino. Sindaci in rivolta. Vogliamo il Trenino verde”.
Primo punto. Il termine “trenino”.
Diciamolo una volta per tutte. Mai termine fu più improprio.
Ma i sardi, è noto, se non usano declinazioni diminutive per tutto ciò che li riguarda non sono contenti. Dagli animali sino ai mezzi di trasporto, è tutto -ino! Come se fossimo la miniatura del Mondo. Il Mondo, quello grande, quello vero, sta altrove. E non è certo il nostro mondo di isolani.
Il Nostro treno FdS ovvero Ferrovie della Sardegna (già ex FCS – Ferrovie Complementari Sarde) è divenuto così un trenino. Rispetto a chi? A cosa? Ai treni della FS-Ferrovie dello Stato, naturalmente!
Ma siamo davvero sicuri di questo? Siamo per davvero gli unici ad avere una linea ferroviaria giocattolo?
Non solo non è vero ma è anche grazie a questo modo improprio di definirlo che rischiamo di perdere tutto, a prescindere dai possibili tagli di questa o quella Giunta regionale. Se non capiamo cosa possediamo come possiamo sfruttarlo per davvero?
Innanzitutto chiamiamolo col suo nome appropriato questo fantomatico “trenino verde”. Si tratta esattamente di un treno a scartamento ridotto, o molto più semplicemente, chiamiamolo “treno”. Questo è il suo nome. Perchè di questo si tratta, di un treno. E non è “verde”. Non va ad energia solare, ma a gasolio. Verde sono i boschi che attraversa e non è roba da poco ricordarsene.
Ma perchè questo treno ha dimensioni diverse dai treni detti “dello Stato”?
“Le ferrovie a scartamento ridotto rispetto a quelle a scartamento normale, hanno costi di costruzione più bassi e una maggiore adattabilità al terreno, cose che le rendono adatte a situazioni economiche o geografiche svantaggiate.” Insomma le montagne e le alte colline non prevedono generalmente linee ferroviarie a scartamento normale. Lo scartamento per intenderci è la larghezza esistente tra i 2 binari. Più larghi sono i treni, più i binari sono distanti tra loro. Per quanto riguarda il nostro treno lo scartamento è di 950 mm. E in Europa non abbiamo il guiness. Di treni più piccoli ce ne sono a uffa.
In Italia le ferrovie a scartamento ridotto esistono un po’ ovunque. Dalle Dolomiti agli Appennini liguri, dalla Campania al Friuli. Si contano circa una decina di tratte ferroviarie a scartamento ridotto. Tutte linee su Alpi, Appennini e montagne varie. Capisco che il Gennargentu non appaia agli stessi sardi chissà quale cima, ma a dispetto loro, lo è. E i paesi che stanno sulle sue falde hanno valli e colline abbastanze irte. Così oltre a vigne e vigneti il Gennargentu ospita due tratte ferroviarie una a sud-ovest e una ad est. Una con capolinea Sorgono, l’altra con capolinea Arbatax. Una sprofonda nelle montagne, l’altra si immerge nel mare. Sono state costruite nel 1888.
Nel resto dell’Europa ci sono diverse linee a scartamento ridotto: diverse in Svizzera e in Austria, alcune nei Pirenei francesi e una anche nel Regno Unito. Insomma, sorge una domanda: ci sono trenini ovunque? La risposta è sì, anche se il primato di chiamarlo “trenino” ce lo abbiamo solo noi. Dalle altre parti lo chiamano treno, tramvia e robe simili. Lo ritengono un mezzo di trasposto a pieno titolo, sia per passeggeri che per merci. Non pensano sia un giocattolo per bambini, quasi superfluo per certi aspetti, ma semplicemente un treno speciale. Anche perchè quando nevica, il Nostro sui binari ci passa lo stesso. E questo forse in Sardegna qualcuno non lo sa.
Ma passiamo al secondo punto.
La protesta dei sindaci. Quali sono questi sindaci che insorgono? Giusto due da quanto mi risulta ed entrambi del Sarcidano e lo fanno anche da diversi anni. Dalle mie zone tutto tace. Come da 20 anni a questa parte d’altronde. Cioè da quando i tagli hanno iniziato ad essere determinanti per rendere il treno delle montagne un mezzo inutile, fuori tempo, quasi un giocattolo per turisti. Il sindaco del mio paese Meana non mi risulta abbia alzato la voce, nè quello di Tonara nè di Aritzo, nè tanto meno quello del capolinea Sorgono. Ma lasciamo correre i sindaci tutti presi di questi tempi con le tasse sull’immondezza o sulla casa.
Pensiamo invece alle comunità, quelle che dovrebbero beneficiare di questo mezzo. Dai miei lontani tempi universitari, quando utilizzavo il treno per rientrare a casa – talvolta era Sorgono, talvolta era Meana – ero l’unica passeggera che superava la stazione di Isili. Gli ultimi passeggeri in genere scendevano nel capoluogo sarcidanese. Qualche volta capitava che qualche passeggero scendesse a Laconi. Ma dopo Laconi era sicuro: ero l’unica passeggera per altre 2 ore. Sì, 2 ore, perchè il viaggio da Cagliari a Sorgono in littorina (detta anche automotrice) impiegava 4 ore e 20 minuti! E per tutti era troppo. Preferivano prendere la corriera che impiegava ben un’ora in meno. De gustibus. Quelle ore passate tra gallerie, castagni e querce che penetravano sin dentro il finestrino per me non erano paragonabili rispetto al mezzo su gomma. A volte capitava che una mucca sostasse sui binari e dovevamo fermarci per farla spostare! A volte, secondo il macchinista e il bigliettaio di turno, capitava persino di scendere a raccogliere ciliegie durante il tragitto. O di raccogliere acqua in una fonte proprio sotto il paese di Tonara. Insomma più che un semplice viaggio di ritorno a casa, per me era una gita avvenutorosa e quasi solitaria. Non ho mai sentito nessuno che si sia preoccupato che il treno non venisse usato dagli abitanti delle nostre comunità. Il treno-merci passava una volta alla settimana. Trasportava medicinali e altre cose varie. Finchè non ha traportato più niente e il suo ultimo viaggio il treno-merci per Sorgono lo ha fatto nel 1992.
Dopo anni anche il treno passeggeri, quello che prendevo io durante l’università, ha smesso di fare le sue linee giornaliere. Si è iniziato col farlo passare una volta a settimana, per poi sopprimerlo completamente. La ferroviaè chiusa. La tratta Mandas-Sorgono muore. Siamo nel 1998.
Nessuno disse bah! Nessuno ha fatto proposte concrete su come impiegare il treno nè come servizio pubblico nè a fini turistici. Nessuno ha mai detto che questo magico mezzo era utile per il nostro territorio. Non parlo della tratta di Arbatax che invece ha avuto più sostegno da parte delle comunità. Nè delle altre tratte del Nord Sardegna di cui non conosco praticamente niente. Parlo di ciò che conosco, che ho vissuto, e per cui ho tentato, invano, di portare avanti qualche battaglia ma sempre in solitaria.
La malizia di alcuni concittadini portava addirittura a sostenere che la mia battaglia nasceva per salvaguardare il posto di lavoro di mio padre! Figuriamoci! Dopo che la linea si chiuse per davvero, anche per questioni di avanzamento di carriera mio padre venne trasferito prima a Monserrato poi a Mandas come Coordinatore di movimento. I ferrovieri come è noto si trasferiscono di villaggio in villaggio peggio che i carabinieri. Oggi mio padre è pacificamente in pensione, anche se rispetto alla ferrovia “complementare” prova ancora tanta amarezza.
Da un paio d’anni il treno, oramai veramente divenuto un “trenino”, fa tappa esclusivamente nei mesi estivi nelle stazioni della Barbagia-Mandrolisai, una volta a settimana, come treno turistico. L’anno scorso passava di martedì. Io ci ho portato mia figlia piccolina alla stazione di Meana per farle conoscere sin da piccola questa affascinante linea dell’800 che tanto mi ha dato. Arriviamo e trepidanti attendiamo l’arrivo del treno. Eccolo, il macchinista ci sorride. Numero turisti-passeggeri? Quattro. Sì, esattamente quattro di numero. Scendono a fotografare la Stazione di Meana. Nessuna tappa neanche al Nuraghe Nolza, nè in altri siti di interesse culturale del territorio. I 4 passeggeri scenderanno poi definitivamente a Sorgono, faranno un giro… e poi dopo qualche ora via di nuovo sopra il treno per fare rientro in Campidano verso Cagliari. Toccata e fuga? Non proprio visto i tempi di percorrenza. Direi un viaggio un pochino senza senso, male organizzato e durante il quale si hanno poche se non nessuna probabilità di conoscere le nostre comunità.
Più che trenino o treno lo chiamerei TrenoFantasma. Vuoto, tristemente vuoto e che non si capisce il fine del trasporto. Come mai? Non è un treno turistico? Non dovrebbbe fare diverse tappe in questi affascinanti luoghi che sono le nostre aspre montagne? Un treno-crociera per scoprire archeologia, tradizioni, enogastronomia? Un viaggio per riscoprire le varie Stazioni, o le romantiche Cantoniere (oggi, tutte o quasi, fatiscenti)?
No, niente di tutto questo. A parte qualche comitiva sempre sporadica, il treno-crociera trasporta il vuoto, così come negli ultimi anni della sua vita, quando doveva offrire semplicemente un servizio alle nostre comunità. Ora il cinismo ci consiglierebbe di affermare una semplice cosa: possiamo permetterci noi con questa crisi di avere un treno turistico vuoto?
Ma soprattutto, perchè le comunità nella sua interezza, amministratori ma soprattutto cittadini, imprenditori, associazioni e via dicendo non si organizzano per offrire i cosidetti pacchetti e i servizi a questi potenziali turisti che mai si sono visti da queste parti?
Ecco, lo scandalo per me sta tutto qui. Non sta nel possibile taglio dei finanziamenti sulla tratta. Fare politica di questi tempi è più un atto chirurgico che un atto politico vero e proprio.
Credo che lo scandalo sia nel vedere che le nostre comunità attendono ancora che qualcuno si muova o peggio non si accorgono nemmeno dell’opportunità che stanno perdendo.
Non da oggi, ma da almeno 30 anni.
La mia non vuole essere una denuncia o peggio un banale j’accuse. La mia vuole essere il pungolo a svegliarsi, a darsi una mossa perchè questa bellissima esperienza che possiamo ancora vivere e far vivere agli altri non scompaia, non muoia, sepellita dalla nostra indifferenza o da qualche lamentela di rito rilasciata a tv e giornali. Questa esperienza per poter sopravvivere esige che le comunità e chi per loro s’incontrino per creare, organizzare un sistema turistico reale, non uno sbrindellato e casuale passaggio di visitatori estivi che niente vedranno e che niente portano.
Il turismo che ci piaccia o no è un’industria. E noi è evidente che non la conosciamo, non ancora.
Creazione e organizzazione. Mancano queste due cose. Io ci sono. Se qualcuno ha intenzione di cambiare il destino della nostra secolare linea ferroviaria io sono a disposizione con la mia esperienza professionale e di vita per “mettere a sistema”, come si usa dire oggi, ciò che offrono le falde del Gennargentu.
Chissà forse ripristineremo anche il treno passeggeri.
La lentezza, come modus vivendi sta tornando prepotentemente di moda!

5 Commenti

  • Franco Sardi

    Dall’estremo nord all’estremo sud: tutte periferie, ma le ferrovie funzionano.
    Ho fatto a cazzotti (!) per salire sulla Diakofto-Kalavrita in Grecia e sulla Flam-Myrdal in Norvegia.
    Ho viaggiato tranquillo e rilassato su tutte le complementari sarde (quando ancora di linea e poi a noleggio – comitive straniere of course – e poi “verdi”): vinciamo ai punti e in qualche caso per ko.
    Ci manca un quid o ci hanno irreparabilmente drogato sessant’anni di assistenzialismo?
    P.S.: provate la frittata alle cipolle della fermata – regolare – intermedia greca di Zaclorou-Mega Spileon o il menù della stazione di Vizzavona in Corsica, valutate il conto finale e poi valutiamo seriamente gli effetti devastanti della nostra ombelicalità sul turismo.

  • Giovanni Piras

    Complimenti un bellissimo articolo, non è il trenino ad essere verde ma la Sardegna tutta, come la speranza che un giorno i sardi possano davvero unirsi e combattere tutti assieme. Spero non rimanga un sogno, davvero Forza Paris!

  • Raimondo Marras

    Complimenti Ornella,questo è uno dei tanti esempi che si possono fare per rivalorizzare la nostra isola,uno degli esempi che potrebbe, se fatto come dici tu generare ricchezza.Faccio una domanda, come mai nella penisola certe cose sono motivo di interesse, invece nella nostra isola che da tutti è invidiata e dove ci sono tantissime attrazioni naturali, non si cerca di sfruttarle al massimo come tu dici? Non sarà il caso che anche in queste cose, il partito dei sardi, si impegni per cercare di risolvere questi problemi che veramente meritano grande attenzione?

  • Marco Sanna

    Non sono figlio di ferroviere, ma abitavo a un passo dal passaggio a livello che si abbassava all’uscita e al rientro di tutti i treni da e per Sassari. Anche i miei ritmi vitali, dunque, sono stati condizionati da quei treni che sentivo fischiare e vibrare ad ogni ora del giorno e della sera. Quand’ero piccolo e avevo paura del buio, il treno mi rassicurava scuotendo la casa e facendo scappare mostri e ladri. Sono arrivato ad amare tanto i treni che più di una volta, da ragazzo, è capitato che ne prendessi uno fino a Chilivani per poi tornare con la prima “coincidenza”, passando ore e ore a leggere un libro. Fra tutti i mezzi di trasporto il treno è l’unico che avverto come “vivo”. Brava, Ornella, mi hai dato dei brividi.

  • Purtroppo quanto detto per il “trenino” e valido anche per la capacita e serietà che sino ad oggi la classe politica sarda ha espresso attraverso le sue azioni. Tutto ciò e visibile ogni giorno. O si fanno le cose bene o e meglio non prenderci in giro attraverso il canto finti intellettuali. Avanti con passo spedito, determinato.

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