Cossiga: fu vera gloria?

La Nuova Sardegna esce in questi giorni in edicola con una biografia di Francesco Cossiga, scritta da chi lo ha conosciuto molto bene, Pasquale Chessa. Fu il primo e l’unico a capire che il consenso del popolo va immediatamente giocato a conquistare il dominio dei poteri stabili in Italia: Arma dei Carabinieri, Alta amministrazione pubblica, segreti finanziari e sistema bancario. Chi sin dai primi mandati parlamentari si applica a queste campagne di potere invisibili, in Italia può realmente dire di fare politica.

L’attuale situazione politica sarda è simmetrica a quella italiana: l’opposizione non riesce a rappresentare una visione alternativa a quella del governo Solinas. Solinas, dal canto suo, non fa niente (a parte un passo avanti e tre indietro sul Mater Olbia), applica l’antico adagio, attribuito dagli storici a Mario Floris (ma non ho alcuna prova che sia così) secondo il quale per durare non bisogna fare nulla

Fatto è che la signora Vittoria Leone racconta che durante il sequestro Moro (l’unico uomo politico che negli anni Settanta aveva già capito gli anni Novanta) fu recapitata a casa Leone una lettera, a lei indirizzata, che svelava l’indirizzo del covo dove veniva tenuto sequestrato Moro.