Politica

Sondaggi in Sardegna

È tempo di sondaggi.
Me ne hanno mostrato uno su Sassari che farebbe rabbrividire chiunque dotato di media sensibilità politica.
Il più interessante, però, è un sondaggio un po’ spurio di cui ancora non riesco a capire la committenza (chi li fa, in qualche modo, giacché spende, da una parte tiene per sé i risultati dall’altra tende a non far sapere che li sta facendo) che ha posto un’unica domanda (sulla falsa riga di quelli più recenti che trovate sul sito della Presidenza del Consiglio).
Ciò che mi è stato mostrato è un diagramma senza percentuali rispetto alla domanda: Lei cosa voterebbe oggi Centrodestra, Centrosinistra o Altro?
Intanto il primo dato che viene confermato è l’inarrestabile ascesa dell’astensionismo: non riesco a dare un valore alla linea, lunga, di chi dichiara di non andare a votare, ma mi è sembrata molto oltre il tragico 48% delle ultime regionali.
Ormai un sardo su due non va a votare, questo è il dato, ed è un dato di disperazione, sfiducia, poca informazione e di grande solitudine (lo dico anche alla Chiesa sarda, un po’ mondanizzata e managerializzata ma opacissima rispetto all’essenziale).
Vi è una grande sfiducia nello Stato, non solo nella politica, ma proprio nello Stato. Si considera la burocrazia invincibile e impermeabile; si considera la realtà immutabile; si considera la giustizia arbitraria e pericolosa; quindi si scappa.
Il secondo dato, che però, ricordiamocelo, riguarda solo la metà degli elettori sardi, è che il primo partito che stacca di gran lunga il Centrodestra e il Centrosinistra è quello che si cela sotto il titolo equivoco di ‘Altro‘.
In sostanza i Sardi non vorrebbero votare né Centrodestra né Centrosinistra.
Dentro ‘Altro’ c’è di tutto: ci siamo noi, c’è il Psd’az, ci sono gli altri partiti indipendentisti, ci sono i grillini, c’è anche un pezzo di mondo vagamente socialista e libertario, ci sono molti imprenditori disgustati e molti pensionati impauriti.
E qui si conferma che noi abbiamo avuto ragione per tre anni a ripetere che occorreva e occorre superare i perimetri dello schema politico italiano e creare nuove aggregazioni e nuove differenze fondate sul diritto dei sardi a decidere per se stessi in un’Europa democratica e partecipativa. Il sovranismo non è la frontiera. Il sovranismo è in Italia e in Europa antieuropeista; viceversa l’indipendentismo scozzese, catalano, sardo ecc. è europeista, è libertario, è democratico, è legalitario, è inclusivo, è pacifico e gandhiano.
Fare questi ragionamenti comporta qualche rischio che bisogna serenamente accettare di correre: gli apparati dello Stato non rimarranno fermi dinanzi a nuovi scenari. Io resto annichilito di fronte alla morte e non riesco a reagire, ma ciò che è accaduto a Doddore Meloni deve far pensare. In Italia vi sono persone che hanno commesso reati finanziari e tributari di entità ben maggiore rispetto a quelli di cui è stato accusato Meloni, però lui è finito in carcere. Chi è ricco paga e sta fuori, chi non lo è va dentro. Gli apparati dello Stato agiscono in modo diretto e in modo indiretto: se devono colpire una politica, hanno imparato prima a depontenziarla colpendo le fragilità umane o professionali di chi la interpreta e poi a screditarla indirettamente. Fossi stato in Meloni avrei fatto la stessa cosa: meglio morire resistente che detenuto e marchioato da uno Stato che nell’amministrazione della Giustizia si è sempre mostrato feroce.