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Scuola sarda: non c’è nessuno in Regione che la difenda

Posted on 1 Novembre 202312 Febbraio 2024 By Paolo Maninchedda 3 commenti su Scuola sarda: non c’è nessuno in Regione che la difenda

La Regione Campania aveva impugnato dinanzi al Tar il decreto interministeriale n. 127 del 30.6.2023, recante i criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le Regioni per il triennio 2024/2025, 2025/2026, 2026/2027.
Il Tar si è pronunciato accogliendo il ricorso e ha sospeso il decreto ministeriale, sollevandone l’incostituzionalità dinanzi alla Corte Costituzionale.

La Sardegna non ha neanche lontanamente pensato di impugnare il decreto, anzi si è affrettata a dire che non lo avrebbe fatto.
È un problema di cultura, quella che porta a considerare la richiesta di grazia più vantaggiosa della richiesta di ragione.
Il risultato è sempre uguale: sempre più deboli nei poteri, sempre più mancanti nei diritti.

La domanda è inevitabile: perché ci si candida a governare se si ambisce a servire?

Politica, Vetrina

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Comments (3) on “Scuola sarda: non c’è nessuno in Regione che la difenda”

  1. Giovanni Marco Ruggiu ha detto:
    5 Novembre 2023 alle 06:12

    Corsi e ricorsi storici. Come furono Dm70 e la Puglia, oggi la scuola e la Campania.
    La Sardegna continua ad subire, volevo dire ambire, maledetto correttore!

  2. M ha detto:
    1 Novembre 2023 alle 07:58

    A chi obbedisce Solinas? Quando vedete azioni irragionevoli chiedetevi questo. Io ho imparato. La cultura nazionale è quella dei furbi, di quelli che nascostamente agiscono.
    Solinas è stato messo lì non dagli elettori, ma da qualcuno. Non può che fare come questi vuole. Ma la pratica è diffusa nella società italiana…

  3. pecora nera ha detto:
    1 Novembre 2023 alle 07:54

    D. …
    R. – per servire (cioè, servendo) il proprio personale “torracontu” (in pràtiga, a iscusa e ingannu de cussu prùbbicu de sa zente).
    Sunt de “su mundhu” servile, ancora servi della gleba, frimmos a su Medioevo? O “scatenati” airados a fàghere “affari”?
    O no ischint ite sunt faghindhe e prus pagu it’e fàghere coment’e amministradores de su bene prùbbicu de sos amministrados?
    De su restu, in sa prima riunione de su Cossizu LO HANNO GIURATO, ant zuradu custu (art. 23, de su “Statuto”): «I consiglieri regionali, prima di essere ammessi all’esercizio delle loro funzioni, prestano giuramento di essere fedeli alla Repubblica e di esercitare il loro ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna.»
    Si su bene de sa RAS (NO de sa SARDIGNA, de sa RAS!) est «inseparabile», cosa pro issos segura e bona, ca ISSOS sunt sa RAS ) za sunt FEDELI e, a differéntzia de sos canes, fedeli SERVITORI pagados e bene puru.
    Semus a “zente cun zente e fae cun lardu”.

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