Primi incontri con le Procure per la sicurezza.
Soli, senza personale e con troppe canne nei canali

saperedi Paolo Maninchedda
Il 17 p.v. si svolgerà il primo incontro tecnico sulla sicurezza e la mitigazione del rischio idrogeologico tra i Procuratori della Repubblica di Nuoro, me, i miei colleghi e i Direttori generali dei Lavori Pubblici, della Protezione civile e del Distretto Idrografico.
Occorre verificare se le nostre procedure di approvazione e realizzazione dei lavori, i nostri piani di protezione civile e i nostri strumenti di pianificazione territoriale siano o no immuni da vizi e debolezze tali da non tutelare la sicurezza e l’interesse pubblico.
Personalmente sono molto preoccupato per l’arrivo di quella che ormai possiamo chiamare la nostra stagione delle piogge.
I Consorzi di Bonifica, cui deleghiamo molte funzioni regionali, sono lentissimi nella realizzazione dei compiti loro affidati, al punto che abbiamo allo studio la possibilità di rivolgerci a privati tramite bandi pubblici.
Gli uffici del mio Assessorato sono sottodimensionati. Il Genio civile di Sassari è al collasso. È impossibile, e lo formalizzeremo in settimana, garantire servizi importantissimi per la sicurezza degli alvei e per lo svolgimento dell’ordinaria amministrazione. Non possiamo andare avanti così. Abbiamo bisogno di personale e ci viene impedito di reclutarlo. Deleghiamo la realizzazione delle opere ai Consorzi e molti di questi lavorano con tempi e con modi incompatibili con le urgenze che abbiamo. La situazione è grave ed è stata ripetutamente segnalata alla Presidenza.
Enas, l’ente delicatissimo che governa le nostre dighe, cioè le infrastrutture più delicate presenti nel territorio, è sottodimensionata nel personale e sottofinanziata, nonché ancora in regime commissariale nonostante tutti gli atti necessari a farla tornare ad un regime ordinario siano stati messi in atto.
Nel frattempo vedo tutti i canali di deflusso della zona di Quartu e Quartucciu ingombri di canne e di piante; combatto tutti i giorni per far procedere i lavori in quel di Capoterra, dove si va avanti a millimetri per l’alta complessità dei contenziosi giudiziari messi in campo; combatto ogni giorno per concretizzare gli interventi su Maccheronis, Torpè, il Cedrino e il Posada. Vedo e ricevo Sindaci preoccupati per i canali comunali di loro competenza, privi però delle risorse necessarie per pulirli e manutenerli.
C’è un momento in cui responsabilmente si cercano le risorse, si lavora per creare coesione e consenso, si segnanalo i problemi, li si studia e li si avvia a soluzione. Poi ci sono i momenti in cui, sospettando una terribile solitudine dinanzi a problemi enormi, si comincia a perimetrare la propria responsabilità e quella altrui.

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  • Evelina Pinna says:

    L’esigenza di regole forti in materia di protezione civile e mitigazione del rischio idrogeologico è sentita da tutti, e non più solo e subito dopo i disastri. E la Giunta in questo non è sola. Tanta solidarietà agli agricoltori e ai comuni che ancora attendono interventi di ricostruzione-riassestamento dopo le alluvioni. Certo è amaro constatare che se servono soldi per le frane, i dilavamenti, le buche, i ripristini, la segnaletica mancante o incoerente, la manutenzione ordinaria dei tracciati stradali… solo spiccioli per le piccole spese. Mentre i soldi veri, intere linee POR FERS,si trovano per la progettazione, le varianti in corso d’opera, l’aggiornamento prezzi e le riserve tecniche. Un sincero no comment, sul sottodimensionamento degli uffici regionali (i dipendenti si spostano… ma la Regione non è pletorica?), la lentezza dei procedimenti e la delicatezza (???) degli enti preposti (???). Allora “il punto di vista è importante”, caspita se lo è! Specialmente quando salta all’occhio che per decenni la politica ha gestito, nessun settore escluso, non i ‘problemi in se’, ma tutto il management macchinoso che si avviluppa attorno agli interventi in materia, spesso perdendo di vista gli interventi stessi. (Stessa cosa in sanità: il focus delle cure oramai è completamente spostato sul versante della gestione dei servizi; tre quarti del bilancio regionale è in gran parte consacrato e spesso devoluto alla gestione, per quanto imprescindibile, della macchina amministrativa sanitaria, a detrimento crescente dei livelli essenziali di prevenzione, cura e assistenza). Così la mappa delle aree a rischio idrogeologico, dei ritardi e delle opere incompiute in Sardegna è la fotografia dell’irresponsabilità e dell’insensibilità con cui si è gestito il territorio, deviando il corso dei fiumi, edificando opere in volta anziché incavate per maggiorare i prezzi, interrando i tombini, trasformando i letti dei fiumi in discariche, facendo iniezioni omeopatiche sui fondi stradali, che cedono alle prime piogge. E’ intuitivo allora che interventi urgenti di riparazione, spesso si siano confusi con quelli necessari di ricostruzione o prevenzione, che dietro grandi opere appaltate all’esterno e dietro le lentezze patologiche nella consegna dei lavori spesso si camuffino strascichi di un modello assistenziale obsoleto nella direzione lavori. E se gli appalti sono assegnati e non ci sono i cantieri? Tanto basta per accendere la migliore polizza di rischio assicurativo per chi prende gli appalti, i contenziosi giudiziari. Le sorprese geologiche e gli eventi meteorologici eccezionali? Buona causa di sospensione lavori. I controlli della vigilanza? Fantomatici. Ora i soldi bisogna farli bastare e intervenire immediatamente, senza differire nessun intervento.
    Dalla politica ci si attente una Controriforma sulla gestione e tutela del paesaggio, del verde e dell’urbanistica, che al di là di ogni piano regolatore o paesaggistico, risancisca il divieto di alterarla morfologia naturale dei luoghi, a fronte dello spudorato neoliberismo a costruire o edificare o livellare dove non si può. Il segnale di maggior autorevolezza ‘nazionale’ che la Giunta possa dare in questo momento, è uno stop alla semplificazione e alla deregulation in materia di assegnazione di infrastrutture strategiche, liquidate senza gara e per decreto, come procedure d’urgenza, a grosse imprese non sarde. Ci piacerebbero meno subappalti e più lavoro conferito a reti temporanee d’imprese sarde, per rispondere coscienziosamente sulla qualità dei lavori. Servono regole certe e controlli più severi sulla messa in opera e i collaudi, oggi che per crolli e frane la regola è ormai l’impunità, perché le cause tecniche cancellano le colpe personali e anche le responsabilità più palesi. E nessuno resterà sommerso da un diluvio di critiche.

  • Salvatore Corraine says:

    Da Galtellì: io personalmente ho subito due alluvioni molto pesanti, 2004 e 2013, e parlare con questi Consorzi di bonifica è come parlare ad un muro. Abbiamo suggerito, anche attraverso i Sindaci, alcune soluzioni che potrebbero mitigare di molto il rischio idrogeologico, ci guardano come se fossimo ingegneri mancati, o, peggio, un po’ scemi. La Procura che, sembra stesse indagando, con i cittadini colpiti non ha mai parlato. E’ una situazione abbastanza disagevole, come hai detto tu, in previsione delle piogge.

  • Fortunato Ladu says:

    Situazione analoga nel Medio Campidano e un primo assaggio lo ha dato venerdi,si e’ preso tutto cio’ che c’era

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