Piace l’Italia ma non piace la scoria, com’è questa storia?

Il Governo italiano ha individuato 14 aree di potenziale stoccaggio delle scorie nucleari italiane in Sardegna. Immediatamente da tutte le forze politiche e dalle amministrazioni locali si è levato un coro di “No”, con lo scontato utilizzo, da parte di tutti, del repertorio retorico del mondo indipendentista e anticolonialista. E così, per l’ennesima volta, in Sardegna parlano tutti, tutti gridano e con certezza non si capisce nulla.

Rispondiamo a qualche domanda.

Il Governo italiano può per legge programmare e realizzare il piano di stoccaggio? Sì, non solo ha il potere di farlo ma ha anche il dovere di farlo.
Come si realizza concretamente questo potere? Nelle forme previste dalla legge, esattamente quelle che il Governo sta mettendo in atto, favorendo adesso il débat public sui siti ritenuti idonei.

I partiti che hanno sempre negato l’esistenza stessa della Nazione Sarda, da Fratelli d’Italia al Pd delle elezioni regionali del 2019; i partiti che hanno sempre inteso l’autonomia come una quota di sovranità italiana graziosamente concessa ai Sardi per le sole materie delegate; i tanti comunisti internazionalisti che hanno sempre tacciato l’indipendentismo come forma degenerata dei localismi di destra; i cosiddetti liberaldemocratici sardi (cioè i Riformatori ormai riformati da Oppi e domati a ingoiare ogni cosa pur di tenere qualche Asl) che hanno sempre sacrificato ai Savoia e alla Repubblica fino a inventare la farsa del riconoscimento dell’insularità in Costituzione, adesso, tutti questi, che strumenti hanno per opporsi a un’eventuale decisione del Governo?

Hanno certamente la possibilità del dissenso politico, del voto contrario nelle assemblee legislative, della mobilitazione pubblica, dei dibattiti, ma comunque con qualche debolezza argomentativa.
Se la sovranità, infatti, appartiene all’Italia su tutto il territorio nazionale e tutti si deve concorrere ai bisogni della Nazione, non ci si può certo sottrarre al dovere di stoccaggio in sicurezza delle scorie della Nazione.

L’unico argomento politico, e non di legittimità, potrebbe essere che la Sardegna già concorre alla sicurezza della Nazione con il più alto indice di servitù militari registrabile per singola regione. Ma anche in questo caso, l’argomento sarebbe a doppio taglio, perché allora l’esenzione dalla scorie passerebbe per il definitivo consolidamento delle servitù militari sarde sull’altare dell’interesse nazionale.

E dunque la Sardegna può con forza contestare lo stoccaggio delle scorie solo da una prospettiva di indipendentismo democratico. Che cosa significa?

Significa che si dovrebbe cominciare a dire che la sovranità dei Sardi non è delegata dal popolo italiano, ma è originaria, propria del popolo sardo. Questo significa che la Costituzione italiana nasconde un fatto storico importante: nella Repubblica italiana non vive una sola nazione, ma più nazioni. L’accordo di queste nazioni per stare dentro uno stesso Stato non può che passare per una costituzione federalista e dunque per un negoziato tra Sardi e Italiani, un negoziato tra Nazioni. Le Nazioni parlano di scorie, di difesa, di trasporti, di Giustizia. Ogni altra categoria minore di quella di nazione è una categoria della partecipazione politica, non della trattativa politica. Per poter trattare, occorre in primo luogo avere una posizione difendibile. Oggi la Sardegna non ha una posizione di fronte all’Italia.

Le scorie rivelano dunque che la Costituzione repubblicana è una camicia di forza per i sardi, perché impedisce, nel suo unitarismo papista, la grande trattativa di cui la Sardegna ha bisogno con l’Italia e che riguarda l’esercizio concreto dei poteri necessari ai suoi diritti e al suo futuro.

Ovviamente la discussione sulle scorie non raggiungerà questa profondità. Ma la retorica sardista raggiungerà le più alte vette; le barbe nuragiche e cheguevariste saranno esibite; i giganti erti contro i barili; il sussulto ribellista agitato; i versi scritti; le dichiarazioni in sardo epico belligerante autorizzato dai Carabinieri abbaonderanno; l’unità autonomistica, cioè la comune militanza nell’impedire la discussione sui poteri dei sardi, richiamata e praticata.

E poi, di notte, arriveranno le scorie, perché alla fine sotto sotto si amano più le scorie della storia, della fatica della libertà, della durezza della costruzione dello Stato sardo, della passione europea e mediterranea dei sardi migliori, del dovere della modernità e dell’innovazione contro la celebrazione della rozzezza come cifra dell’identità. Arriveranno di notte, magari con incentivi all’occupazione o con esenzioni fiscali, insomma con un po’ di croissant per il popolo e tutto tacerà.

Mappa dei siti candidati a ospitare le scorie

0 commenti su “Piace l’Italia ma non piace la scoria, com’è questa storia?

  • aldo Lobina says:

    Credo che sia giusto accettare di stoccare in sicurezza le scorie nucleari di nostra produzione .Questo sì l’Europa e lo Stato Italiano possono chiedercelo a buon diritto. Se abbiamo siti adatti al deposito, realizzarne le strutture, commisurandone la “capienza”, entro certi limiti previsti per Legge, dovrebbe essere lasciato alla libera scelta del Popolo che abita in questa Isola. Non dovremmo tollerare abusi. Esiste un principio di civiltà che nessuna Costituzione può contraddire, perché il bilanciamento dei diritti e dei doveri non può superare il buon senso. Anche senza invocare le profondità di cui parla Paolo Maninchedda, che parla di federalismo, cioè di un altro patto costitutivo. Che sarebbe un ottimo strumento, solo nelle mani di una classe dirigente diversa da quella attuale, che non lo cerca, non lo vuole e non saprebbe che farsene.

  • Ricordiamoci che si tratta di un procedimento che segue la L. 241/1990 la cui tempistica è molto stretta.
    Chi è interessato può visionare il sito: https://www.depositonazionale.it.
    Dalla pubblicazione della carta dei siti potenzialmente idonei si legge che: “le Regioni, gli Enti locali, nonché i soggetti portatori di interessi qualificati, possono formulare osservazioni e proposte tecniche in forma scritta e non anonima secondo le modalità indicate sul sito depositonazionale.it.”. E, soprattutto, che il termine in cui deve concludersi il procedimento è “30 giorni, decorrenti dalla scadenza del termine suddetto. In caso di mancata conclusione del procedimento, entro tale termine è possibile proporre ricorso al TAR del Lazio ai sensi dell’art. 31 del Decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”.
    Insomma: è giusto fare proclami, lagnarsi in TV e nei giornali, incatenarsi, stracciarsi le vesti ecc.. ecc.., ma sarebbe anche opportuno esercitare le armi del diritto per evitare di farci fregare ancora una volta da qualche funzionario in giacca e cravatta.

  • Ma, Benedetto (e pesso chi sias beneitu deabberu che a totugantos ca Deus nos at beneitu totu «cun donzi beneditzione» narat Santu Paulu e fintzas chentza chircare a isse), s’istória nostra puru za est su chi est, ma neune est unu fóssile, ca semus pessones e no carbone, fintzas si po ignoràntzia (a seguru de cust’istória nostra!), o ca nos ant brusiadu meda fintzas s’isperànzia e no damus fide mancu a nois etotu, o pro àteros iscóticos o arreghèscias e incusas, bi ndh’at medas chi sunt malos a iscotzedhare, malos a mòvere, semus però pessones, sempre in cambiamentu, a bortas cambiamus fintzas pro cosighedhas de nudha e mancari no cambiamus pro cosas mannas e de importu e mancu difítziles, fintzas ca però tocat a ischire e cumprèndhere e cussiderare chi sa responsabbilidade de totu su chi faghimus nois (e de su chi no faghimus puru!) la zughimus nois.
    E su chi faghimus, coment’e zente chi zughet coro, conca e cusséntzia (e fintzas manos e pes) o coment’e mesu sonnidos si no fintzas coment’e drommidos, la zughimus nois etotu.
    Tandho ite faghimus?
    Beh, intantu mancu s’istória est fóssile, si no semus fóssiles nois chi la faghimus, e tandho mancu su “pessimismu”, e a nàrrere sa veridade mi paret chi de pessimismu no ndhe bido in Paulu Maninchedda (e a lu connòschere mi paret de totu àteru sentidu): su chi at iscritu mi paret solu sa ‘fotografia’ de sa realtade nostra de oe.
    Prima cosa, depimus dimandhare a nois etotu, donzunu, si e ite semus dispostos a cambiare.
    Segundhu. Deo no mi meravizo de sa duas caras chi faghent sos partidos italianos in Sardigna (sos Sardos de totu sos partidos de marca italiana pro su tantu chi sunt italianos).
    Si est abberu chi sunt contràrios chi s’Itàlia nos gàrrighet su depósitu de sas iscórias nucleares (totu a méschiu cun milliones de éuros chi ant a serbire pro sos afàrios e chistiones suas e a sighire a comporare sa cusséntzia e manos e conca de sos Sardos coment’e chi no bastent sas bases militares) , a mie mi faghet piaghere. Tambene si lu faghiant deabberu! Depimus fàghere fortza pro realizare s’unidade de totu sos Sardos pro las respínghere “senza se e senza ma”.
    Chie las at fatas sas iscórias si las muntenzat, si las isfrutet e si las godat (si godat sos dinaris). Inoghe no est chistione chi “neune cheret s’arga in su giardinu sou”: est chistione chi sos meres de su giardinu Italia si arranzent fintzas s’arga chi ant fatu: no l’ant a imbrutare prus de cantu l’ant imbrutadu, si gai ant fatu faghindhe centrales atómicas. Nois de centrales atómicas no ndh’amus tentu e no ndhe cherimus, e mancu s’arga radiativa. Ma no est chi s’Italia est su giardinu e sa Sardigna est su muntonarzu!!
    Prima de totu unidade de sos Sardos, de totu sos Sardos malos e fintzas bonos! Ca si est abberu chi sa Sardigna est in s’Istadu “Repubblica Italiana” est meda prus abberu chi sa Sardigna no est in Italia, si no semus, comente si narat, tzegos o imbrogliones. E in sa bella Costituzione della Repubblica Italiana bi est iscrita sa dipendhéntzia natzionale nostra che a donzi colónia colónia, ma sa Sardigna est atesu de s’Itàlia 180 chilómitros de mare in sos duos tretighedhos prus acurtzu: in mesu b’at unos 130 chilómitros de mare internatzionale, pro chie si ndhe cheret abbizare e si sa realtade narat carchi cosa.
    Poi, a comintzare de sos Cossizeris regionales chi formant s’assemblea chi sos Sardos ant votadu, cherimus bídere si in donzunu b’at ómine, si b’at fémina, si b’at ómine, si b’at fémina in sos Síndhigos e Síndhigas chi sa zente at votadu: ca sa manera de fàghere disubbidéntzia civile, paghiosa in paghe ma che zente séria e cun firmesa, ischindhe si semus zente o marionetas, za bi est.

  • Renato Orrù says:

    ..il pessimismo di Paolo ? Ma cosa dice sig Secchi …il pessimismo è dentro di Lei , ed è pure sbagliato. Bisognerebbe invece giocare su un campo dove l’ItaGlia non sa giocare : dire Ok, apriamo una trattativa. Decidiamo NOI Sardi dove aprire il SITU ©®™ in cambio della Totale Cessione di Sovranità Statuale della Sardegna, della piena Gestione del Situ ( progettato dalle ns Università con accordi internazionali con Stati Seri, costruito da Noi, manutenzionato da Noi …il tutto pagato da Voi, comprese le Speciali Navi pagate da Voi ma consegnate a Noi assieme ad adeguata Forza Aeronavale per la giusta e coerente difesa da possibili interventi di Terzi poco amichevoli vicini di spiaggia ) , quindi delle adeguate strade per arrivare al SITU, i servizi, le strutture, i sistema di difesa, ecc ecc ..oltre al pagamento di tutte le professionalità necessarie ( di cui in Sardegna siamo ovviamente privi ) che ci verranno forniti da Terzi Paesi Seri ( es. Svezia, Norvegia, Scozia ecc ) . Più ovviamente un tot annuale per ton/ metro cubo sino a totale azzeramento della radioattività che consenta il rimpatrio degli stessi . VI costa troppo ? … spendete meno in Piemonte anche perché così vi riportare a casa più facilmente quello che avete in giro per l’Europa ? Eeeeh, mi pare giusto … pazienza , ok !

  • Silvio ALCIATOR says:

    Leggo con molto interesse l’articolo e lo condivido appieno.
    Nessuna discussione di quali possano essere eventuali effetti negativi, di quali garanzie scientifiche sulla sicurezza del sito di stoccaggio ( perché sarà solo 1 in Italia) e di quali vantaggi si potrebbero ottenere a favore della Sardegna e del Popolo Sardo ! Magari arrivare finalmente ad avere la ZONA FRANCA INTEGRALE, l’esenzione dalle imposte per tutti i Sardi e per tutte le AZIENDE INSEDIATE in SARDEGNA e un ristoro permanente per tutti i Sardi fatto da nuove infrastrutture e da soldi a favore dei territori che accolgono il deposito. Perché di DEPOSITO si tratta !! Non di Centrale Nucleare. Centrali invece ben presenti ed Obsolete presenti a pochi kilometri dai nostri confini fini. Di queste nessuno parla e nessuno si preoccupa ? !
    Come nessuno si preoccupa che l’acqua Bene primario per la vita e per l’indipendenza dei popoli Venga invece affidata ai privati rendendoci schiavi a vita.
    Ora, io mi aspetterei che un Consiglio Regionale di Amministratori Pubblici illuminati, valuti ..non per convenienza politica e populistica i veri rischi e i possibili vantaggi e SOLO DOPO ne determini le scelte a favore o contro.
    Troppo facile per chi ha il compito e il DOVERE di Amministratori DIRE NO e girare la testa dall’altra parte.

  • Il tuo ragionamento non fa una grinza caro Paolo ma su questo sarò irremovibile a costo di diventare un terrorista: no alle scorie nucleari nella nostra terra così come voto il 95% dei Sardi nel referendum del 2011 e come sancì la nazione nel referendum del 1995.
    Il nucleare fu un errore strategico di cui i sardi non devono pagare le conseguenze.

  • Benedetto Sechi says:

    È triste, ma sarà così! I sardi si faranno nazione finalmente? No! Il pessimismo di Paolo è fondato sulla nostra storia e sulla pochezza di una classe politica che ogni giorno dimostra la sua dipendenza culturale e politica fa Roma e da Milano. Il sardoleghismo è la cartina di tornasole dello stato pietoso in cui versa la Sardegna. Non sarebbe diverso se al governo ci fosse stato il PD e Zedda.

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