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Non ci sto: non è colpa dei sardi. Non accetto la frittata rovesciata

testatinaCome immaginavo, come era prevedibile in una Sardegna abituata da secoli a dire “Grazie” anche quando la prendono a calci nei denti, dopo soli tre giorni dal disastro, la comunicazione di regime dello Stato italiano è riuscita nel suo intento: ormai è certo. Tutto quello che è accaduto, è accaduto per colpa dei sardi. Non solo. Come ai tempi sabaudi, gli schieramenti interni della Sardegna (la Destra-italiana e la Sinistra-italiana) hanno colto l’occasione per scananrsi, usando di sponda lo Stato italiano, comodamente accomodato ad assistere alla rissa da lui stesso provocata gettando la monetina in alto per decidere a chi dei due sardi dare la colpa.
Lo avevo capito dalle prime ore che sarebbe finita così, da quando si è scaricata ogni responsabilità sui sindaci e sul passato.
Dimenticato nel nulla un’allerta meteo appena più che banale, ma spacciato come se fosse stato grave.
Dimenticato nel nulla che già da lunedì Olbia era allagata. Si veda il servizio di Luca Roich a pagina 16 della Nuova che diceva che la Protezione civile si preparava ad accogliere la piena delle successive 48 ore. Dove si è preparata? Come si è preparata? Le strade erano già allagate, ma la mattina si poteva fare qualcosa. Che cosa è stato fatto? Il giorno 18 il bollettino meteo diceva (con Olbia già allagata, ma ancora non tragicamente allagata: “Precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Sardegna con quantitativi cumulati elevati o localmente molto elevati specie sulle aree orientali e meridionali; Venti: forti o di burrasca settentrionali sulla Liguria; da sud-est su Sardegna e Sicilia”.
Dimenticato nel nulla il cappio al collo del Patto di stabilità che non prevede deroghe per gli interventi per rimediare al dissesto idrogeologico. Questo è talmente vero che il Presidente Letta appena arrivato in sardegna ha parlato di misure per allentare il Patto di stabilità. pensarci prima no? Pensare prima che era necessario far spendere per mettere a posto la città, no? Oggi con chiarezza il solo Sole 24 ore (e con minore rislato La Nuova sardegna) fa notare che dal 2011 il sindaco aveva chiesto di spendere 27 milioni di euro per mettere in sicurezza la città e il governo non ha consentito che li spendesse, lo stesso governo che, oggi, come scrive Maugeri con più libertà, dignità e indipendenza di qualsiasi giornalista sardo, aspetta di sentire i chiodi sulle casse per indignarsi e commuoversi. Cosa farà il PM che indaga, indagherà anche il Presdiente del Consiglio della Repubblica Italiana che nel 2011 se n’è fregato della richiesta del sindaco di Olbia?
Dimenticato nel nulla lo scippo di Stato sulle nostre risorse. Siamo stati costretti, unica regione in Italia a finanziare una strada statale, la Sassari-Olbia, con soldi nostri; abbiamo costruito con soldi nostri quasi tutte le strade delal Sardegna, ma con un dettaglio non marginale: i ribassi d’asta li ha privatizzati l’Anas. E adesso ci dobbiamo sentire un lunare ministro Lupi venire qui, promettere il ‘tutto a posto’ in quattro mesi (l’Aquila e Capoterra docunt) perchè, udite udite, l’Anas ha cinquanta milioni in cassa. Sono nostri quei soldi, non loro!
Giornali pieni di promesse e di passerelle ministeriali inutili (l’unico giornale che dice con chiarezza che le visite ministeriali sono inutili è il Sole 24 ore del 21 novembre, a firma Maugeri: “Martedì, dalle 15 alle 23 si sono succeduti briefing interminabili: il presidente del Consiglio Enrico Letta, il governatore Ugo Cappellacci, alti gradi delle Forze dell’Ordine. All’esterno della struttura, nel frattempo, c’erano centinaia di uomini in attesa di ordini. La solidarietà è un conto, distrarre gli apparati di sicurezza costretti a sorvegliare le alte cariche istituzionali è un altro”).

Non, non ci sto. Saremo pochi, saremo quelli che siamo, ma ci deve essere una minoranza in Sardegna che dice a questo Stato che noi sappiamo, che noi conosciamo la storia e che questa conoscenza ci dà ragione a giudicare l’Italia come uno Stato coccodrillo, che mangia e piange. Noi non diremo mai più, come Primo Levi, che per noi ogni conoscenza è riconoscenza. No. Ogni conoscenza è accusa; ogni conoscenza è giustizia; ogni conoscenza è libertà. E noi, noi sardi con gli occhi non velati dalla dipendenza psicologica, sappiamo. Noi sappiamo chi è l’Italia e questa conoscenza ci fa liberi.