Ieri primi vagiti di una politica nazionale sarda dell’energia

Destinazione-indipendenza-2di Paolo Maninchedda
Chi sta leggendo i documenti della Regione dall’insediamento della Giunta Pigliaru in poi, sa perfettamente che sta prendendo corpo un disegno moderno intorno all’energia in Sardegna.
Il Piano energetico parla di isole energetiche, aree che producono e gestiscono l’energia di cui necessitano.
Gli atti di pianificazione e programmazione vanno in quella direzione. Ci siamo presi le dighe e le centrali; siamo di fronte ai tribunali, ma intanto costruiamo l’impianto di una produzione di energia autonoma e sostenibile.
Nel frattempo, i grandi soggetti energivori sardi cominciano a assumere comportamenti virtuosi e collaborativi (si pensi al circuito Abbanoa, Enas, Consorzi di Bonifica). Gli assessorati dei Lavori Pubblici e dell’Industria collaborano (mai visto prima).
Ieri sono andato a Benetutti, uno dei due comuni (l’altro è Berchidda) che distribuiscono direttamente l’energia nel paese. La Finanziaria del 2016 ha iscritto a Bilancio, sui capitoli dell’Assessorato dell’Industria, 500.000 euro per il 2016 e 500.000 per il 2017 per contributi ai comuni (appunto Benetutti e Berchidda) per l’acquisizione di porzioni della rete (soprattutto l’agro).
Nei prossimi giorni arriveranno i bandi e i programmi europei per la realizzazione delle smart community. I bandi saranno fatti d’intesa tra l’assessorato dell’industria e l’assessorato dei Lavori Pubblici (a smentire quanti pensano che in Giunta si sia come separati in casa). Le misure saranno tutte orientate a valorizzare gli edifici pubblici come pile energetiche e le reti come connessioni intelligenti. Si valorizzerà l’apporto di capitale privato: più metteranno le Esco più metterà il pubblico. E lentamente prenderà corpo una politica dell’energia che produrrà ricchezza e lavoro senza le elemosine di alcuno gigante elettrico.
Le cose importanti si fanno così: con serietà, senza troppo baccano, ma solidamente.