Politica

I sardi coloniali si chiedono se possono fare,
gli italiani fanno.
Dai motti della bisettrice centrale meridionale alla proposta

erroriIeri ero a Roma per questioni private. Mentro ero lì in tutt’altre faccende affacendato, mi raggiunge un giornalista che starebbe facendo un’inchiesta sull’Agenzia delle Entrate Sarda e mi dice che tra i leader politici sardi la proposta è guardata con scetticismo. E va bene, dico, bisogna aver pazienza e così mi metto a spiegare. Finisco. Passano un paio d’ore e mi chiama un sindaco che, dopo avermi chiesto di finanziare una strada comunale del suo paese (e dopo aver ricevuto la solita risposta sulla mancanza di norme e di risorse per gli interventi sulla fatiscenza degli edifici pubblici e delle infrastrutture comunali)  mi dice che l’idea del Partito dei Sardi sull’Agenzia delle Entrate è un sogno.
Mosso da un leggero movimento lungo la mia bisettrice centrale meridionale (col conseguente fastidioso gonfiore che ne deriva), ho deciso di esplicitare quanto segue.
In Sardegna, le grandi teste del pensiero debole discettano sulla possibilità di fare l’Agenzia delle Entrate.
In Trentino ce l’hanno già. Questa è (art. 34) la normativa che la regola. Questo è il sito della società.
Gli italiani decidono di vivere e vivono. Alcuni sardi devono ancora decidere se vivere.