Skip to content
  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Cookie policy
  • Login
Sardegna e Libertà

Sardegna e Libertà

  • Home
  • Politica
  • Economia
  • Cultura
  • Lavoro e impresa
  • Cronaca
  • Salute
  • Ambiente
  • Stato sardo
  • Toggle search form

Dio: si capisce meglio in sardo

Posted on 11 Gennaio 202412 Febbraio 2024 By Paolo Maninchedda 9 commenti su Dio: si capisce meglio in sardo

Nel mezzo di una battaglia politica tra fascisti e stalinisti, veri e falsi, chi li combatte da sempre entrambi e non butta il cervello all’ammasso, ha bisogno ogni tanto di respirare.

L’uso del sardo nella liturgia è un capitolo ignominioso della storia contemporanea della chiesa sarda.
I vescovi non ne capiscono né la forma, né la sostanza, né l’importanza (non si sono neanche accorti di come la massoneria sia loro entrata in casa a parlare proprio della liturgia cattolica, roba da pazzi!), tradendo in questo modo un’attenzione per il rapporto tra la lingua e la fede che è stata una preoccupazione costante della chiesa sarda dal XVI al XIX secolo.

Ma d’altra parte, quando si hanno vescovi che se un parroco osa dissentire lo mandano a morire d’inedia al paesello di origine, non c’è più da stupirsi di nulla.
Io soffro a vedere la Chiesa inibita a parlare del contenuto essenziale della fede: Lui è tornato dai morti, la strada è aperta, questa realtà che viviamo non è l’unica realtà, i nostri limiti non sono per sempre, servire gli altri è la strada per capire noi stessi. Sento prediche sociologiche, buoniste, general generiche e mi sono rotto le scatole di andarle a sentire. Sembra di sentir parlare o lefreviani che pensano di diventare autorevoli, mascherandosi da autoritari, o presidenti delle Ong di cui l’Europa abbonda.

Mentre pensavo a queste cose, oggi ho provato a recitare a memoria il Padre Nostro in sardo (campidanese) nella forma della più antica redazione (1695) dopo quella (un po’ arraffazzonata e innaturale) di Sigismondo Arquer.

Questo il testo:
Babu nostu, qui ses in celu,
siat santificadu su nomini tuu,
bengiat a nosu su regnu tuu,
siat fata sa voluntadi tua,
comenti in celu, e aichi in terra,
su pani nostu de onia dij dainosiddu hoi,
e perdonanos is peccadus nostus,
commenti nosaterus perdonaus
a is depidoris nostus
e no nos lassis arruiri in sa tentationi,
ma libera nos de mali. Amen

Spero che si noti la bellezza della traduzione di uno dei versetti più controversi:
e no nos lassis arruiri in sa tentationi = non lasciarci cadere nella tentazione.

Nel 2020 il testo rinnovato in italiano del Padre Nostro è stato presentato al Papa in occasione del varo del nuovo Messale Romano.
Come tutti sanno, il terribile e illogico (Giacomo scriveva: “Nessuno dica di essere tentato da Dio”)  non indurci in tentazione è stato corretto in non abbandonarci nella tentazione.

La traduzione sarda del 1695 c’era già arrivata.

La storia non è passata invano nella comprensione di Dio e Dio in Sardegna lo abbiamo capito prima in latino, ai tempi di Lucifero e poi di Fulgenzio, e poi in sardo, se lo ficchino in testa i sottanoni.

Dio, Fede, Vetrina

Navigazione articoli

Previous Post: Venerdì un incontro per un progetto
Next Post: Il Pd non c’è più. Oggi parlerò anch’io

Comments (9) on “Dio: si capisce meglio in sardo”

  1. Paolo ha detto:
    17 Gennaio 2024 alle 12:05

    Ho provato particolare piacere nel vedere degli scritti in sardo e ricordare il padre nostro come lo si diceva una volta. Durante le processioni religiose in onore dei santi , si canta ancora oggi il rosario in dialetto. Dico dialetto perchè non c’è ancora un modo di esprimersi comune a tutta la Sardegna . C’è molta differenza nel parlare ma soprattutto nello scrivere fra una zona geografica e l’altra. Io sono della Marmilla e trovo difficoltà a capire il parlato “caddhurese” o anche della Baronia.
    Spero di avere ancora il piacere di seguire scritti e commenti in sardo. Grazie

  2. Paolo Steri ha detto:
    13 Gennaio 2024 alle 11:58

    Congratulazioni! Finalmente uno scritto in “limba”, personalmente lo definisco “dialetto” campidanese e zone limitrofe. Comunque, chiaramente leggibile.

  3. Vincenzo Pietro Pollaccia ha detto:
    13 Gennaio 2024 alle 07:02

    Mons. Giuseppe Maria Miglior, vescovo d’Ogliastra, dal 1927 al 1936, dava molta importanza alla lingua sarda. Per farsi capire dalla povera gente, che a quei tempi non conosceva l’italiano, predicava in sardo. Negli archivi della Diocesi sono custoditi i testi delle sue prediche rigorosamente in sardo.

  4. Luigi Amato ha detto:
    12 Gennaio 2024 alle 17:43

    Salve a tutti,,a Sarule al paese dove abito sito nella berbagia di Ollolai,si recita in sardo il rosario x i morti,,

  5. Luca Carta Exana ha detto:
    11 Gennaio 2024 alle 16:15

    Torrende gratzias a su Professore, vien da pensare che – nella prossima legislatura – il parlamento sardo ha il dovere, il dovere di approvare la co-ufficialità della nostra lingua. Sia un riconoscimento a quegli studiosi che tanto hanno fatto per tramandarci un simile tesoro, un tributo a tutte quelle donne e a quegli uomini sardofoni che -morendo- inevitabilmente si son portati via: la ricchezza, la musicalità, la creatività, la comicità, la profondità della conversazione quotidiana in limba. Una volta per tutte, ci si impegni per non far svanire una tale Bellezza (e lo si faccia pure con una puntina di vergogna, aggiungerei, trovandoci in questo stato nel 2024).

  6. Jack ha detto:
    11 Gennaio 2024 alle 10:25

    Bello. Grazie professore.
    Comunque anche a Roma qualcuno non capisce i vescovi.
    “Er vescovo c’ha er microfono e io niente
    E lui vorrebbe una cosa solamente
    Che se seccassero tutte le donne
    Che fa’ l’amore fosse un incidente
    Che all’alberi cascassero le fronde
    E a sentillo pure Dio ce se confonde” (Mannarino -Serenata lagrimosa).

  7. Bonaria Tuveri ha detto:
    11 Gennaio 2024 alle 09:32

    Sono felice di aver letto il Padre Nostro in sardo. Lo conoscevo bene. Da bambini, ad agosto, in attesa di Santa Maria, ossia di ferragosto, tutto il vicinato si riuniva la sera sulla strada di fronte alla nostra casa e si cantava il rosario in sardo…. Ne avevo perso memoria. Ho provato a cantarlo. Ci riesco ancora. È stata un’ emozione….
    Grazie

  8. Gianfranco ha detto:
    11 Gennaio 2024 alle 09:31

    Paolo, scusami. Ma nel Padre Nostro che diciamo la domenica a messa mi pare che ci facciano dire “non abbandonarci ALLA tentazione”, che risulta ancora piuttosto ambiguo. In effetti la tua versione “non abbandonarci NELLA tentazione” , pur non avendo la delicatezza della traduzione in sardo di cui ci hai fatto omaggio, sarebbe molto più bella e vera: non lasciarci soli nel momento della tentazione, non lasciarci da soli di fronte al male, stacci vicino quando la nostra debolezza potrebbe farci soccombere. Grazie per averci “indotto” nuovamente a riflettere…

  9. pecora nera ha detto:
    11 Gennaio 2024 alle 09:06

    … Deus foedhat a donniunu in sa limba sua.
    Ma Deus no tenet bisóngiu de sa limba sarda po cumprèndhere a noso: seus noso chi ndhe teneus bisóngiu po cumprèndhere a Issu ca assinuncas bolet nàrrere ca no cumprendheus mancu a noso etotu!
    Est giai difìcile ca, istùdiu e malepeus chentza istùdiu, manigiaus sa limba meda che is papagallos e meda peus cun s’italianu a limba papagàllica e cun totu is presuntziones e illusiones chi portat e nos’at postu e ponet in conca!!
    Is preides sardos (e no foedheus de is Pìscamos italianos e missionàrios) intantu de totu is categorias ‘intelletuales’ funt is chi ant fatu de prus in sardu e po sa limba sarda. Ma in su casinu politicante de is ‘polìticos’ e ‘intelletuales’ sardos ant ‘cumpréndhiu’ chi tocàt a fuliare su sardu e in su Seminàriu “regionale” fut probbiu a is seminaristas sardos (ma no a is Cadhuresos) de si foedhare in sardu mancu tra issos etotu! Tanti est berus ca iant impostu su ‘sistema’ de “sa crae” carrigada cun sa punitzione relativa a chie dhi “fuiat” unu foedhu in sardu, chi depiat istare atentu a sa “infratzione” si a unu cumpàngiu dhi fuiat unu foedhu in sardu, po dhi iscarrigare totu crae e punitzione.
    Candho “finalmente” is babbos e mamas ant ‘cumpréndhiu’ chi su sardu fut cosa mala (cosa mala de malos, cosa de male, cosa de peus) e ant pigau a fàere a ‘bonos’ cambiandho limba a is fìgios e fintzes issos etotu su “divieto” pentzo chi che l’apant bogau ca oramai podent caminare totus prus “spediti”, cioè, ma “a fin di bene”, chentza segamentu de cambas giai segadas de diora, ma sèmpere in su grofu de su casinu sardu politicante de sa dipendhéntzia fintzes po andhare innoromala.
    E oe… de candho est chi si foedhat de sa liturgia in sardu dhue at pronto fintzes una deghina de “módulos” de sa Missa pronto? Ma parent totus ibertandho a nosi mòrrere is mannos e prus antzianos po camminare ancora “più spediti”? O fortzis ibertandho issos puru sa “intelligenza” artificiale po unu pópulu iscaminau a orrodas irgónfias e fintzas chentza orrodas nudha? In casinu politicante sardu no naschet mancu prus pipios e sèmpere de prus si funt preparandho a adotare prus gatos e canes “di compagnia” e robbot “fìgios de ànimas” po dhos atèndhere e mancari fintzes po fàere sa prédica.

Comments are closed.

Buon anno da Sardegna e Libertà

A Natale aggiungi un posto a tavola

Cagliari, 27-30 aprile 2025

Racconta una storia sarda

Racconta una storia sarda

Vent’anni di Sardegna e Libertà, Nuoro, 21 luglio, ore 18:30

Racconta una storia sarda

Ultimi commenti

  • Antonio su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Tatanu su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Alberto M. su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Raimondo su Stadio del Cagliari: Alicio non convince
  • Vinicio su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Paolo Maninchedda su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Antonio su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Idda su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Tatanu su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Frank Mallocci su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Lidia su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Stefano Locci su Il giudice, la moglie e la stanza
  • A su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Mm su Il giudice, la moglie e la stanza
  • Ivan su Stadio del Cagliari: Alicio non convince

Nuove province per nuovi disoccupati eccellenti

Nuove province per nuovi disoccupati

Sardegna e Libertà si ispira culturalmente ai valori di libertà, giustizia, sostenibilità, solidarietà e non violenza, così come essi sono maturati nella migliore tradizione politica europea.

Sardegna e Libertà – Quotidiano indipendente di informazione online

Registrato il 7 novembre 2011 presso il Tribunale di Cagliari. Num. R.G. 2320/2011 – Num. Reg Stampa 8
Direttore responsabile Paolo Maninchedda

Copyright © 2022 || Sardegna e Libertà ||

Powered by PressBook Blog WordPress theme

AUTORIZZAZIONE ALL'USO DEI COOKIE. La legislazione europea in materia di privacy e protezione dei dati personali richiede il tuo consenso per l'uso dei cookie. Acconsenti? Per ulteriori informazioni visualizza la Cookie Policy.