Chi decide per la Sardegna?

10687050_10152258987992382_9003155458626616538_nRiceviamo e volentieri pubblichiamo
di Titino Tuveri

La domanda è ri-diventata di grave  (gravissima?) attualità ieri con l’annuncio di ENI di dismettere la propria quota nelle iniziative della cosi’ detta “chimica verde”, oggetto per i più affascinante quanto misterioso, sopratutto sulle reali capacità di sostituirsi al grande “buco” lasciato dalla “chimica nera” nel nord Sardegna.
“Chi decide per la Sardegna”; chiunque governi organi di informazione (avendo una minima sensibilità per le sorti della propia terra e del proprio popolo, se lo riconosce) o meglio eserciti (o meglio coltivi) una passione politica (che ricomprenda tale sensibilità) dovrebbe ripetere tale interrogativo in tutte le occasioni, in tutte le manifestazioni del pensiero, in tutte le comunicazioni o trasferimenti di idee, pensieri e fatti.
“Chi decide per la Sardegna” deve diventare interrogativo, oggi si direbbe, virale, la cui contagiosità decide, al contrario rispetto ad un comportamento “sanitario”, la sopravvivenza di un popolo o meno in ragione dell’avvenuto contagio.
Perche’ chiedersi “chi decide per la Sardegna?” direbbe qualcuno (o molti?).
Esiste uno Stato che ha questo compito e, a discendere, una Regione, per di più autonoma,  e poi giù di seguito..secondo l’ordinamento costituzionale e legislativo vigente da cui discende la nostra organizzazione societaria.
Da una semplicissima analisi, tuttavia, è evidente a tutti che  lo “Stato” era ed è oggi presente nell’isola ( a parte le iniziative di politica economica e amministrativa generale)  con attività di diretta, ed indiretta,  ricaduta economica attraverso, principalmente, le (semplificando) “aziende di stato” (in quanto partecipate totalmente o in termini maggioritaria) dall’azionista finanziario (e quindi decisionale) “statale”; vero è che “lo Stato” deve agire in conflitto di interessi tra quello di assicurare funzionamenti virtuali, economicamente vantaggiosi, delle sue aziende, e quello di assicurare che le iniziative delle stesse aziende partecipino ai processi di sviluppo locale,  ovvero ne siano integrati, maggiormente dove principi e norme legisative ed obiettivi politici nazionali impongono riequilibri socio-economici. Già qui si pone un primo interrogativo: con quali strumenti e procedure si esercita tale agire? In solitudine o nel confronto con le cosi’ dette “autonomie locali”?
Chi non si pone l’interrogativo forse non ha capito che siamo alle soglie di un  confine oltre il quale si dovranno affrontare problemi di sopravvivenza economica di una gran parte della popolazione regionale e di un “blocco” di sviluppo e quindi di cultura e di civiltà.
L’interrogativo, forse virale “Chi decide per la Sardegna”? potrà allora meglio diventare, sotto l’aspetto politico,  “Chi decide per la Sardegna, già Regione autonoma?”

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