Un imprenditore sardo entra nel consiglio di amministrazione della SiderAlloys svizzera. Un ingresso rimasto fuori dal dibattito pubblico isolano. Lo chiameremo «socio sardo», precisando che il ruolo accertato è quello di amministratore: la partecipazione al capitale resta da verificare. Quale funzione svolge nella società che promette di riaccendere l’ex Alcoa?
Il gruppo si articola in più scatole societarie. Invitalia documentava nel 2018 il controllo della fabbrica attraverso una holding italiana riconducibile al gruppo svizzero di Giuseppe Mannina, accanto alla partecipazione pubblica del 20,33%.
Mannina compare anche in Trasteel. La presentazione dell’ottobre 2026, slide 29 indica Fantex Capital, associata all’imprenditore, al 50%, Fratelli Cosulich al 36,95% e Netfund al 13,05%. Una holding lussemburghese controlla quella operativa svizzera. Un’ulteriore holding dovrebbe arrivare al Nasdaq attraverso una SPAC (Special Purpose Acquisition Company in italiano tradotto spesso come “Società di Acquisizione a Scopo Speciale”) delle Cayman: operazione ancora in corso, non quotazione già conclusa.
Ma il collegamento più interessante è commerciale. Il 18 marzo 2022 SiderAlloys annunciò contratti pluriennali con Glencore: materie prime e allumina in entrata, prodotti in alluminio in uscita. Termini riservati. La presentazione Trasteel, alla slide 48, richiama ancora accordi commerciali propri e di Glencore sull’impianto sardo. Glencore è anche il gruppo del Portovesme CRM Hub, riconosciuto dalla Commissione europea come progetto strategico il 25 marzo 2025. Prevede il recupero di materiali dalle batterie. Il ministro Urso ne ha auspicato la realizzazione e sostenuto la candidatura europea, ma non pochi hanno messo in evidenza che se il Sulcis divenisse il luogo di lavorazione di alluminio e black mass (materiale polveroso di colore scuro che si ottiene dalla frantumazione, triturazione e trattamento meccanico delle batterie agli ioni di litio a fine vita, come quelle delle auto elettriche o dei dispositivi elettronici), ripiomberebbe nel ciclo delle produzioni altamente inquinanti anziché uscirne.
Il riciclo delle batterie nel Sulcis sta lì, all’orizzonte, mentre andrebbe fatta una verifica sulla consistenza tecnica dello stabilimento di SyderAllois. Cosa ne è realmente rimasto? Il rapporto Glencore-SiderAlloys esiste. Che le due filiere siano destinate a integrarsi è un’ipotesi da verificare sui contratti e sui piani industriali. Un sardo è là dove si decide e non si può ancora capire se vi è per apporto di capitale o per presidio di linea politica.
Regione e governo, che fanno?

Regione e Governo, che fanno? Si domanda il Prof. Maninchedda. Se lo domandano in tanti.
E chi lo sa, forse faranno quello che stanno facendo per il progetto del data center nel Sulcis. Quindi, il territorio già martoriato da anni di inquinamento potrebbe non solo subirne altro per la questione batterie e black mass di cui si parla, ma sarebbe anche territorio privato della poca acqua disponibile, visto che un data center ne prende in quantita stratosferica.
Il Sulcis ringrazia.