di Antonio Moro
Il punto La verità è semplice: la Regione ha stanziato dieci milioni di euro per compensare l’aumento del carburante negli OSP (oneri di servizio pubblico, cioè i collegamenti aerei della continuità territoriale), ma non ha ancora costruito un meccanismo chiaro, solido e praticabile per far arrivare quei soldi a chi quei voli li opera davvero (cioè Aeroitalia, per esempio). Si aggiunga che, sempre la Regione, scrive bandi e regole come se il costo del jet fuel (il carburante che utilizzano gli aerei) non fosse esploso, come se i numeri non esistessero, come se la realtà dovesse piegarsi alla burocrazia e alla propaganda regionale.
Non funziona.
E quando non funziona, a terra non restano le delibere: rischiano di restare i sardi.
Questo è il punto politico, prima ancora che tecnico. La continuità territoriale non si garantisce a colpi di slogan o di mancette, ma facendo stare in piedi economicamente il servizio. Se invece si pretende che un vettore voli a tariffa bloccata anche quando il costo del carburante schizza alle stelle, allora non si sta difendendo l’interesse pubblico: si sta scaricando tutto il costo dell’equilibrio politico sul bilancio del vettore, fino al punto di rottura.
La posizione di Aeroitalia E Aeroitalia, la compagnia che si è aggiudicata tutte le tratte della continuità territoriale tra la Sardegna e il Continente, al netto dell’interesse aziendale che ovviamente la muove, pone una questione che la Regione non può liquidare con la minaccia di sanzioni o scomuniche. La compagnia non dice: “Pagateci il rischio d’impresa”. Dice una cosa più precisa e più difficile da eludere: “Noi abbiamo accettato le rotte della continuità senza compensazione ordinaria (cioè con la Regione che non sborsa un euro), ma nel 2026 si è verificato uno shock eccezionale, esogeno e non controllabile sul jet fuel; abbiamo chiesto già da marzo l’adeguamento tariffario; ci è stato negato; abbiamo continuato a volare; ora non potete far finta che quell’extracosto non esista”.
I numeri Ed è qui che i numeri diventano una requisitoria. Il parametro fuel assunto nei bandi della Regione per aggiudicare i collegamenti da e per Cagliari, Olbia, Alghero e Milano-Linate e Fiumicino, è pari a 17,24% del costo. Aeroitalia sostiene invece che l’incidenza effettiva del carburante sul proprio conto economico sia salita quasi al 35%. Vuol dire oltre 17 punti percentuali in più. Vuol dire, in termini brutali, che il carburante pesa più del doppio di quanto la Regione continui a mettere nei suoi conti teorici.
Ma non c’è solo il dato aziendale. Se si fa una rapida ricerca sull’argomento emerge che per la continuità territoriale di Ancona con Roma il parametro fuel è fissato al 24%. La stima che fa la IATA 2026 (l’Associazione internazionale del trasporto aereo), porta l’incidenza media mondiale del fuel al 31,4% dei costi operativi complessivi del trasporto aereo. Il confronto è devastante: Sardegna 17,24%, Ancona 24%, IATA 31,4%, Aeroitalia 34,78%. Cioè la Regione Sardegna continua a ragionare con un parametro che non è solo basso: è radicalmente distante dalla realtà economica che pretende di disciplinare.
Il pianeta regionale E allora la domanda diventa inevitabile: su quale pianeta amministrativo pensa di vivere la Regione, se costruisce un sistema per la continuità territoriale con un costo fuel teorico di 17,24% mentre il mercato e i dati comparativi viaggiano tra il 24 e oltre il 31% e la compagnia che opera dichiara il 34,78%? Se questi dati sono infondati, li si smentisca con un’istruttoria pubblica. Se sono fondati, la continuità territoriale della Giunta Todde è contro la realtà.
La Regione ha persino istituito, nell’ultima variazione di bilancio, un fondo da 10 milioni di euro per l'”adeguamento costi da jet fuel negli OSP”. Dunque, il problema lo ha riconosciuto. Lo ha scritto nero su bianco. Lo ha perfino finanziato. Ma non ha ancora chiarito in modo efficace come quelle risorse debbano arrivare ai vettori che hanno subito l’aumento, e rischia anzi di costruire criteri tali da escludere proprio chi ha continuato a garantire il servizio a tariffe regolate.
Saremmo cioè davanti al capolavoro della pubblica amministrazione: stanziare i soldi per affrontare un’emergenza e poi non saper costruire il canale giuridico e amministrativo per spenderli. Peggio: stanziare i soldi e contemporaneamente scrivere regole che possono impedire ai destinatari reali di riceverli.
Le richieste Aeroitalia, da quel che si legge non chiede, infatti, di trasformare retroattivamente gli oneri di servizio pubblico in servizi sovracompensati; non chiede farsi coprire inefficienze industriali. Chiede di neutralizzare, nei limiti consentiti, il solo extracosto straordinario e documentabile del fuel, con istruttoria, verifica contabile e coordinamento con ministero e ENAC. Se la Regione lo ritiene discuta la soluzione, ma non si può far finta che il problema non esista.
Perché il problema esiste, e ha un nome molto concreto: sostenibilità del servizio. Se tu impedisci l’adeguamento delle tariffe e nello stesso tempo non costruisci un meccanismo rapido, legittimo e trasparente di riequilibrio dell’extracosto, stai dicendo al vettore una sola cosa: arrangiati. E “arrangiati”, nei servizi essenziali, è la formula più rapida per arrivare al collasso.
La continuità territoriale non è infatti una conferenza stampa, una moltiplicazione di sconti che poi non si possono mantenere, ma un equilibrio delicatissimo tra interesse pubblico, sostenibilità industriale e certezza delle regole. Se rompi uno di questi tre elementi, non fai un dispetto alla compagnia di turno. Metti a rischio il diritto dei sardi a entrare e uscire dall’isola in modo stabile, accessibile e affidabile.
Il costo della propaganda La verità finale è persino più dura della polemica. Se Aeroitalia o qualunque altro vettore arriva a dire che a quelle condizioni non può reggere, la responsabilità politica non è del carburante, né del mercato internazionale, né della cattiveria delle compagnie. È di chi, pur avendo stanziato 10 milioni per affrontarlo, non è stato capace di trasformare quei soldi in una soluzione. E allora basta ipocrisie e al bando la propaganda. O la Regione interviene subito, riporta i meccanismi della continuità territoriale alla realtà economica e costruisce un sistema per far arrivare davvero i ristori per gli extracosti a chi opera i collegamenti con Roma e Milano, oppure dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità di lasciare i sardi a terra ed aver giocato con la continuità della Sardegna come se fosse materia da ragioneria creativa o uno spot simil elettorale.

Sono perfettamente d’accordo con Francesco (oltre la citazione scalfariana di Ghino di Tacco)
Alle compagnie interessa e va bene solo chi arriva in Sardegna (non Sardi possibilmente) non chi deve uscire e rientrare, Se il prezzo del carburante fosse dimezzato avrebbero protestato o rimodulato?
All’Assessore Cuccureddu, che continua ad essere giulivo e felice dei nuovi collegamenti che ormai spuntano come funghi (pure con fuel raddoppiato), vorrei ricordare che forse occorre pensare più alla qualità che alla quantità
All’On. Moro di cui apprezzo lo spirito e l’animo vorrei dire di impegnarsi nuovamente su questo ed altri temi, magari scegliendo meglio i compagni di viaggio
Saludos
Signor Antonio Moro perchè in 26 anni la Regione non è riuscita a fare una continuità territoriale come si deve a favore dei sardi a Bruxelles sanno che esiste una Regione Italina in mezzo al mare chiamata Sardegna forse è li che bisogna spingere non crede
La situazione degli aeroporti ha suscitato non pochi clamori nel corso di questa legislatura, dalla privatizzazione all’aumento delle tariffe, anche in relazione al rincaro del gasolio. L’ufficio stampa dell’Assessorato ha presentato la gestione degli aeroporti come una delle principali espressioni della politica di trasporti dell’autonomia. Tuttavia, a fronte degli obiettivi annunciati, i risultati ottenuti non sembrano aver prodotto le risposte attese, soprattutto sul piano della qualità e della sostenibilità del servizio per cittadini e imprese. La vicenda pone inoltre interrogativi sull’impostazione degli ultimi bandi, costruiti nel quadro delle regole europee. In particolare, il meccanismo della cosiddetta “compensazione” sembra affidare una parte significativa dell’equilibrio economico alla redditività generata dalla stagione turistica. Questo modello rischia di creare uno squilibrio: il vettore beneficia della forte domanda nei periodi di maggiore afflusso, mentre la Regione dispone di margini limitati per intervenire sulle tariffe praticate e sulle condizioni del servizio. Se l’obiettivo dell’autonomia è garantire maggiore capacità decisionale e risposte più aderenti alle esigenze del territorio, è necessario interrogarsi sulla reale efficacia di questi strumenti. La questione non riguarda soltanto i collegamenti aerei, ma il modello complessivo con cui vengono gestiti gli aeroporti e tutelati gli interessi dei cittadini, delle imprese e del sistema turistico regionale.
Se esiste il contratto iniziale, pure a compensazione, l’equilibrio di quel contratto è venuto ormai meno e la ditta può chiederne la compensazione, come previsto da codice civile o dal codice dei contratti. I conti verranno fatti considerando la variabilità del mercato, ma le condizioni straordinarie sono chiare a tutti. Insomma, le vie corrette ci sarebbero se la Giunta Todde avesse anche solo contezza minima delle basi giuridiche che dovrebbero orientare le proprie scelte, ma loro usano canali sbagliati e non studiano. L’asineria non paga mai.
La sottostima iniziale (quel 17%) non ha impedito a Aeroitalia di scegliere di volare senza compensazioni. Questo dimostra ancora una volta che gli ultimi bandi, dettati da Bruxelles, sono assurdi. In quei bandi la “compensazione” arriva dalla rendita della stagione turistica, che il vettore sfrutta a piacimento non avendo limiti alle tariffe che può imporre, come un Ghino di Tacco, a chi desidera venire in Sardegna. È una rendita che arricchisce il vettore danneggiando l’economia sarda. Accettare questa regola è un errore gravissimo. Ora semplicemente quella rendita non basta più, causa costi fuel raddoppiati. Su questo Moro ha ragione, la giunta è stata lenta e imprecisa. Ma perché quella rendita la ignorano tutti? Interessa solo il diritto alla mobilità e chi se ne frega dello sviluppo danneggiato? Sì, io credo che le prospettive di sviluppo siano un tema che interessa pochissimi in Sardegna.