Solinas vuole i pieni poteri. La Brigata Sassari? La metta a casa sua

Adesso è troppo.

Adesso il Presidente della Regione chiede i pieni poteri.
Chiede di dare attuazione all’art. 49 dello Statuto Sardo che recita:

«Il Governo della Repubblica può delegare alla Regione le funzioni di tutela dell’ordine pubblico.Queste saranno esercitate, nell’ambito delle direttive fissate dal Governo, dal Presidente della Regione, che, a tale scopo, potrà richiedere l’impiego delle forze armate».
Se non fossi educato e scettico sulla mia virtù, mi permetterei un sonetto di insulti plurilingue, mi trasformerei in un essere aggrinfiato, inunghito e linguacciuto per percorrere metaforicamente di schiaffi (verbali) la faccia di chi ha pensato un’enormità simile.

Non solo. Il Presidente invoca l’intervento della Brigata Sassari. Qui siamo all’estasi d’annunziana delle ronde, del manganello, del raddrizzamento delle gambe ai cani, dei treni finalmente in orario. Si sta dando ragione a Manzoni sulla natura degli italiani. Quando c’è un problema, non si ragiona. Solinas come don Ferrante, con le marcette al posto dei sistemi aristotelici.

Ma l’emergenza in Sardegna è davvero prodotta da quattro imbecilli che pensano che non si sia in emergenza e non escono per fare il giro dell’isolato, ma vanno a incontrare gli amici? Mi pare di no, dai numeri diffusi dalla Regione, l’emergenza è la Regione.

L’emergenza sono alcuni ospedali; l’emergenza è il personale sanitario senza protezioni; l’emergenza è la supponenza e la pochezza della Regione.

Vorrei ricordare la stupidità di febbraio, il mese del petto in fuori, della saccenza, della geometrica fedeltà alle direttive del Governo.

Solinas ricorda che il 21 febbraio l’assessore Nieddu ha risposto a un’interrogazione dell’opposizione (si fa per dire) che chiedeva se nell’Isola ci fossero mezzi adeguati «per il trasporto di pazienti con patologie infettive come coronavirus e tbc» dicendo: «I consiglieri d’opposizione forse non si sono resi conto che in Sardegna sono già stati eseguiti trasferimenti di questo tipo, in conformità al protocollo d’emergenza per i casi sospetti di infezione da Coronavirus». Poi l’invito a non «diffondere allarmismo ingiustificato che non aiuta i cittadini, né i professionisti impegnati a tutto campo per garantire la sicurezza dei sardi». Infatti, «i dispositivi di protezione individuale utilizzati dal personale sanitario sono gli stessi indicati dal protocollo nazionale e previsti dall’Isitituto superiore di sanità e dal ministero».

Sempre il 24 febbraio le Guardie Mediche denunciarono l’assenza di protezioni adeguate. L’Assessore rispose: «Se ai livelli più periferici possono essere emerse criticità siamo pronti a intervenire auspicando la piena collaborazione di tutte le organizzazioni».

Si sta parlando di quasi un mese fa. Dopo aver detto panzane sui controlli nei porti, non avere ancora ben chiuso e standardizzato l’accesso agli ospedali, dopo aver messo nei guai i sardi che volevano tornare a casa loro e accolto nel modo peggiore i non sardi che sono venuti qui da noi, adesso si invocano i pieni poteri e la Brigata Sassari. No, è troppo. Serve il recupero del senso di sé, l’allontanamento degli incompetenti, il recupero della razionalità. Serve governo e intelligenza, non diversivi e propaganda.

0 commenti su “Solinas vuole i pieni poteri. La Brigata Sassari? La metta a casa sua

  • Ecco,ci siamo arrivati, la militarizzazione del territorio (di cui peraltro nessuno sente la necessità, considerando abbondante quella che già esiste), solo per mascherare la propria ( della Giunta a trazione quattromoriverdi) inadeguatezza davanti all’emergenza. Chi è,dov’è, cosa fa’ e soprattutto cosa pensa di fare il responsabile della Protezione civile regionale?

  • Manlio Fadda says:

    Ho l’impressione che agli atti adeguati e proporzionati al problema si stia agendo in Sardegna, e in parte anche a livello centrale con proclami e misure apodittiche. Guai a sollevare un minimo di perplessità, si è tacciati come affossatori della salute pubblica o peggio, anche quando non mettendo in discussione le misure intraprese si richiedono ulteriori iniziative. Oppure nell’ambito delle misure attuate si chiede conto di quanto realmente attuato. Per non parlare a vuoto si fa riferimento p.es. all’estensione della ricerca del virus anche in soggetti asintomatici (in primis gli operatori sanitari, il personale che ha interazioni con il pubblico come le forze dell’ordine, gli addetti al commercio, al trasporto, ecc.) per quanto riguarda le ulteriori iniziative, che si sono mostrate estremamente utili sia in Cina che in Sud Corea, o chiedere conto della disponibilità di DPI almeno per tutto il personale di cui sopra. Tuttora nelle immagini dei TG si osservano gruppi di personale delle forze dell’ordine o dell’esercito, anche consistenti, privi di protezioni adeguate. Non basta citare protocolli se questi non vengono applicati o non si creano le condizioni per farlo, mettendo a disposizione le risorse occorrenti. Ancora meno servono le crisi isteriche di chi inadeguatamente riveste talora ruoli di governo. La sospensione del dibattito democratico lungi dal favorire le misure di controllo del virus possono portare ad errori e scarsa efficienza nelle attività sanitarie. Oramai con l’isolamento e la gran massa delle informazioni gestita a livello governativo si osserva una discussione anche scientifica tutta giocata all’interno di una manciata di c.d. superesperti, ovviamente di scelta governativa, che sostengono tutto ciò che viene proposto a livello del ministero. Un conto è dire che le decisioni spettano al governo un altro è la chiusura ad ogni proposta e, perché no, critica. Magari si riuscirebbe a effettuare un contrasto più efficace. Imporre il silenzio agli operatori sanitari sembra più un atto appartenente ad altri regimi che ricercare cooperazione e consenso

  • Narant e faghent cosas assurdas: segundhu it’est (e goi de seguru totu sos puntos cummerciales, ma no solu) a los lassare abbertos prus pagas oras est a cundennare sa zente a si bi ammuntonare e, si s’ammuntonamentu est cosa perigulosa, no faghet s’efetu de rimediare, faghet su contràriu: in prus pagas oras bi depet andhare prus zente (chi de parte sua podet annúnghere su ‘spédhiu’ de andhare in cumpanzia parent aprofitendhe pro essire, invetze de a pessone sola) e a donzi modu nudha podet impedire chi bi andhet zente meda in su matessi tempus, ma de seguru est peus si su tempus est prus pagu!
    Primu: su personale chi bi triballat depet tènnere ite e comente si difèndhere ca li tocat de èssere prus in perígulu de si buscare s’infetu e li aumentare s’oràriu no andhat mancu bene. Segundhu: si no própriu sempre abbertos depiant nessi lassare sos matessi oràrios, e sempre cun su critériu fàghere intrare a pagos a pagos e a manu a manu chi sos intrados prima ndh’essint.
    Zoja so andhadu a sa posta in SGS a che ispedire unu pacu. Totu serradu. Avisu: Abberint solu lunis mércuris e chenàbura de sa 8.20 a sas 13.30. Torro s’incràs a sas 8.20: serradu pro sanificatzione. Menzus tardu chi no mai. Abberiant a sa 10.30 (a sanificare no fint bénnidos ancora), ma in pagos minutos sa zente fit sempre benindhe, e goi no solu sos de sa die ma fintzas cussos de sa die innantis.
    Intendho chi pro pagare sas pensiones daent tempus de unas tres dies, mancu male, ma podiant dare fintzas prus tempus, tantu prus chi pro cussus bi andhat zente antziana.

  • mauro canu says:

    Solinas e Nieddu sono due esseri dannosi per tutti noi. Bisogna cacciarli immediatamente anche in piena emergenza.

  • Giovanni Lupinu says:

    Ho appena visto l’ordinanza del sindaco di Sassari Nanni Campus che dispone per domenica la chiusura dei negozi di alimentari. Si vogliono evitare gli assembramenti…
    Poi ho letto la dichiarazione del sindaco di Milano che “l’annuncio degli orari ridotti nei supermercati ha già prodotto lunghe code”.
    Siamo sulla luna, non ho parole.
    Si vuole generare nella gente la paura che non troverà il cibo? Una volta tanto sono d’accordo con Renzi (“Ridurre gli orari dei negozi crea solo più problemi: più calca, più code, più contagi”) e con l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera (“Io li lascerei aperti sempre… Non c’è un’ emergenza alimentare, non creiamo il panico nella gente che pensa di non trovare da mangiare, si affollerà e già oggi ci sono code molto lunghe”).
    Ho l’impressione che si stia sbagliando tutto ciò che è umanamente sbagliabile. Sulla pelle dei cittadini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare questi tag HTML e i relativi attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>