La dispersione scolastica, parola che sa di tecnicismo ma non lo è, la senti sulla pelle e nella pancia ogni volta che entri in una classe.

Perché quel 25,8 per cento di figli di questa terra, di figli nostri, che decide di non darsi la chance della cultura, del sapere, del vivere quotidiano a scuola, in mezzo ai coetanei, è una sconfitta per tutta la società sarda. Abbandona. Abbandona l’unica speranza di un futuro più degno. Sceglie scorciatoie lavorative non sempre sicure, o sceglie di rimanere a casa la mattina, nell’oblio della noia, al sicuro di un letto caldo difficile da lasciare per un mondo un po’ nemico.

Perché? Convinzioni e ragionamenti tra i più disparati: qualcuno perché affoga nelle classi pollaio, quelle con trenta alunni o più, dove la sua personalità, magari un po’ debole, non riesce ad emergere. Ma si può essere forti a 16 anni?