Zona Franca: dissento dalla Randaccio e dalla Barracciu

13 marzo 2013 08:4221 commentiViews: 179

Ieri un amico mi manda questa gentile carezza della dott.ssa Randaccio: “L’onorevole Maninchedda, che e’ ottima persona, nel suo scritto dimostra di non possedere basi giuridico fiscali SUFFICIENTI per interpretare correttamente quello che e’ scritto negli attuali codici doganali comunitari, confermato all’art. 2 del testo unico doganale italiano APPROVATO CON DPR 43\73, ancora in vigore fino al 24 giugno 2013.  Infatti solo da tale data entrerà in vigore il nuovo codice doganale comunitario approvato con reg. n. 450\2008 che abrogherà sia l’attuale codice doganale comunitario di cui al reg. n. 2913\92, ( vedi art. 186 art. 188 reg. 450\08) sia il nostro vecchio ma ancora in vigore, T.U. doganale approvato con dpr 43\73, dove l’art. 2 omogenizza le zone franche i depositi franchi e i punti franchi sottopondoli tutti alla stessa disciplina fiscale nonche DEFINIZIONE GIURIDICA quali ……….. “territori extra doganali ” COME INDIVIDUATI E disciplinati dall’art. 14 della legge cost. n. 4\48 e dalla legge di attuazione del suddetto art. 14 approvato con la legge 633\49 e successivamente dai codici doganali comunitari entrati in vigore negli anni novanta”.
In sostanza, la Randaccio dice che sono un’ottima persona, ma ignorante. E io mica mi offendo, ci mancherebbe pure, perché il ‘tono’ della dichiarazione, insieme al simpaticissimo uso del ‘maiuscolo’ (ke est postu in cue comente a narrere ‘ti l’iscrio mannu ca ses tontu’), è perfettamente coerente con ciò che io contesto alla Randaccio (e a altri) e cioè l’uso strumentale del tema Zona Franca per affermare se stessi, per affermare una propria egemonia culturale sugli altri. Non è una novità nella lotta politica, ma personalmente non mi appassiona questa corsa a fare i primi della classe. C’è chi cerca primogeniture e voti alti? Prego, avanti, c’è posto.
Nel merito, la Randaccio ha torto.
La Randaccio sa perfettamente che cosa significa l’art.2 del Dpr 43/73, ma per esplcitarlo prendo un paio di frasi della relazione introduttiva di un disegno di legge presentato nel 2012 in parlamento, relazione ragionnevolmente scritta dai funzionari della Camera, sebbene firmata dai deputati Lehner e Galli (un piemontese e un napoletano, entrambi di destra):
“Negli ordinamenti moderni l’espressione «zona franca» indica un istituto di diritto doganale, consistente nell’applicazione – in un ambito territoriale determinato – di un regime particolare di esenzione doganale, generalmente configurato come finzione giuridica di estraneità della porzione territoriale costituita in zona franca rispetto al territorio doganale dello Stato. La finzione di extraterritorialità non comporta l’esclusione del territorio franco dall’ordinamento doganale dello Stato, ma determina che quest’ultimo, sebbene di fatto situato entro il territorio doganale, agli effetti dell’imposizione tributaria è considerato fuori della linea doganale ed è così sottratto al regime doganale ordinario, per essere assoggettato a un regime speciale, il quale sostanzialmente consente di introdurre, depositare e manipolare, trasformare e consumare le merci estere nella zona franca in esenzione da tributi e da formalità doganali”.
L’articolo 3 del Codice doganale comunitario aggiornato (Reg. CE 23/4/2008 n. 450 che ha sostituito il Reg. CEE n. 2913/1992) è vigente (la data prevista dall’art.155 riguarda non l’entrata in vigore del Codice doganale europeo ma la data entro la quale gli stati membri possono destinare alcune parti del territorio europeo a zona franca), di questo io sono certo e la Randaccio no, e prevede che il territorio doganale della Comunità comprende il territorio della Repubblica italiana con la sola eccezione dei comuni di Livigno e Campione d’Italia. In sostanza, il Codice doganale europeo esplicita il valore di fictio del disposto dell’art.2 del  Dpr 43/73.
Inoltre: alla realizzazione del mercato unico (01.01.1993) la disciplina delle zone franche inserite negli Stati membri della Comunità è contenuta nel Codice doganale comunitario e nelle relative disposizioni di applicazione. La normativa nazionale, rappresentata dal DPR 43/1973, pur formalmente vigente, trova applicazione in via residuale solo per gli aspetti non contrastanti con il codice doganale comunitario quali quelli relativi al contenzioso e al sistema sanzionatorio.  L’articolo 2 del predetto DPR del 1973 il quale reca la disciplina del territorio doganale nazionale è superato dall’articolo 3 del CDC e, quindi, disapplicato per le parti con esso contrastanti. Ciò in ossequio al pacifico principio del primato del diritto comunitario in forza del quale la norma interna contrastante con il diritto comunitario direttamente applicabile (art. 3 CDC) deve essere disapplicata non solo dal giudice nazionale ma anche dalla stessa pubblica amministrazione (Principio oggi indiscusso affermatosi a partire dalla sentenza della Corte costituzionale 174/1984).
La citazione dell’art.14 della legge regionale 4 del 1948 (cioè dell’articolo dello Statuto della Val d’Aosta istitutivo dell’intero territorio regionale come zona franca posta fuori dalla linea doganale italiana) come se si trattasse di una disciplina generale sui territori extra-doganali è fuorviante e inutile: quella norma e la successiva norma di attuazione riguardano la Val d’Aosta e punto. Semmai esse confermano che non c’è alternativa al percorso istitutivo dei punti franchi sardi fuori dalla procedura prevista dall’art.12 del nostro Statuto e dal Decreto Legislativo 75/1998.
Oggi l’Unione riporta un’intervista di Francesca Barracciu sulla zona franca. Nel suo ragionamento, sempre che sia stato riportato correttamente dal giornalista, c’è una parte che non condivido, laddove si sostiene che la zona franca significherebbe un regime di esenzione totale dall’Iva e dalle accise (peralto noi delle accise intaschiamo prevalentemente quel tipo di accisa che è la vecchia tassa di fabbricazione) che renderebbe ingestibile il bilancio regionale.
Bisogna intendersi sul significato di Zona Franca integrale. Nella tradizione culturale sardista, che è la madre di questo tipo di proposte, il termine ‘integrale’ vale rispetto al territorio non rispetto all’intero sistema dei tributi. Cioè, si è sempre contestato che alla Sardegna siano stati riconosciuti solo ‘punti franchi’ e alla Val d’Aosta sia stato dichiarato ‘franco’ l’intero territorio regionale (sebbene anche su questo aspetto formale occorre fare approfondimenti pratici). Non a caso, la risoluzione approvata dalla Prima Commissione, rimedia a questa palese ingiustizia, proponendo una perimetrazione a partire dai punti franchi previsti dallo Statuto tale da comprendere l’intero territorio regionale.
L’esenzione totale dall’Iva non è mai entrata in argomento se non rispetto all’analogia con Livigno proposta da taluni. La risoluzione della Prima Commissione punta ad ottenere esattamente ciò che è stato già riconosciuto ad altre regioni, e cioè la possibilità per la Regione, all’interno delle proprie compartecipazioni, di variare in diminuzione le aliquote per ragioni di sviluppo. In sostanza, potremmo decidere di avere un’Iva e un’Irpef più basse, compensando il minor gettito con un aumento del Pil e quindi alla lunga con un ritorno del gettito ai livelli di partenza, se non superiori, per un aumento dell’imponibile dovuto appunto all’incremento del Pil.

21 Commenti

  • Zona Franca Integrale, insieme a fiscalità di vantaggio e burocrazia zero, significa abbattimento fiscale, maggiori risorse al consumo, significa anche maggiore competitività delle imprese per l’Export, propensione del sistema bancario a sostenere gli investimenti con maggiore credito alle imprese e tassi più vantaggiosi. Insomma: Lavoro.

    La Zona Franca Integrale deve fare il primo passo di un percorso e di un programma che deve necessariamente comprendere i contenuti del Dlgs 75/98, con perimetrazioni e piani di gestione, le successive azioni per la inclusione delle aree dei consorzi industriali. La Fiscalità di Vantaggio, autoequilibrata e graduale nella sua applicazione deve partire dal basso, dalla Regione. Nel frattempo che noi ci intratteniamo con inutili contrapposizioni, una cronica mancanza di Politica Economica e di Programmazione, altri hanno individuato le leve per motivare gli investitori. Le banche, comprese le nostre, capiscono che è un buon affare finanziare chi si insedia si Zone Franche.
    Burocrazia Zero, Export – Internazionalizzazione delle imprese Italiane, etc….Un tappeto rosso per chi va ad investire in Zone Franche. Ecco perchè è urgente portare a compimento l’elaborazione di un progetto per la Sardegna, che utilizzi queste opportunità.

    Di seguito l’accordo di Banca Intesa:

    Intesa Sanpaolo è la prima banca europea a firmare un accordo con la Free Zone di Hamriyah per accelerare gli investimenti delle imprese nell’area

    Milano, 3 dicembre 2012 – Intesa Sanpaolo ha sottoscritto un “Memorandum of Understanding” con la Hamriyah Free Zone dell’Emirato di Sharjah.

    Grazie a questo accordo le imprese italiane e internazionali clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo potranno godere di un iter velocizzato per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie agli investimenti nella zona e saranno sostenute dall’operatività della Filiale Hub di Dubai.

    Intesa Sanpaolo è la prima banca europea a firmare un accordo con la Free Zone di Hamriyah, costituita nel 1995 nell’Emirato di Sharjah, e seconda Free Zone degli Emirati sia per numero di aziende regolate sia per fatturato globale; ad oggi le aziende manifatturiere registrate sono circa 5.000, di cui 15 italiane.

    Il “Memorandum of Understanding” segue l’accordo siglato con il parco industriale di Zhangjiagang in Cina e fa parte di una più ampia strategia della Banca di supporto alle PMI che affianca l’assistenza finanziaria tipica con un’ intera piattaforma di canali, informazioni e servizi volti ad agevolare il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane.

    Sharjah è l’unico dei sette Emirati con porti sulla costa occidentale e orientale del Golfo Arabico, con accesso diretto all’Oceano Indiano, oltre a un aeroporto internazionale connesso con 230 città.

    Rappresenta una base industriale preminente degli Emirati Arabi Uniti grazie alla posizione strategica fra tre continenti, servendo un mercato di 1,5 miliardi di persone.

    La Hamriyah Free Zone, situata all’interno dell’emirato di Sharjah, dispone quindi di una posizione geografica e di un fuso orario vantaggiosi, supportati da una valuta sicura e totalmente convertibile, oltre a accessi multipli al resto del mondo per terra, mare e cielo.

  • Non avevo dubbi che fosse d’accordo, ma io la citavo nel quadro dell’ipotesi da lei tanto caldeggiata della nascita di una coalizione sovranista.
    A mio parere i cardini di una tale alleanza dovrebbero essere da un lato la risoluzione della prima commissione e dall’altro la legge del fiocco verde.
    Lei che ne pensa? Sarebbe fattibile come proposta organica sul fisco in Sardegna?
    In più le vorrei chiedere che fine ha fatto la storica battaglia sardista sull’obbligo delle aziende che operano in Sardegna di avere la sede legale nell’isola? Lei sa bene quanto incida sui nostri bilanci questa subdola elusione fiscale soprattutto per l’IVA (basti pensare ai centri commerciali).
    La risoluzione della prima commissione potrebbe se non risolvere, almeno arginare il problema. Va da sè che, se potessimo ridurre l’IVA o anche altre imposte, non sarebbe necessario imporre la sede legale a queste società. Verosimilmente lo farebbero per beneficiare dei vantaggi fiscali.
    Insomma, credo che la sua posizione sia una luce ferma in una nebbia fittissima che non ci consente di trovare una soluzione.
    Un’altra domanda (scusi ma ormai ci ho preso la mano!): lei che soluzione immagina per risolvere il problema della capitalizzazione della PMI sarde? Sarebbe possibile usare la leva fiscale anche per ottenere questo risultato? quali strumenti ha la RAS per incidere su questi problemi?

  • Sono stato sempre d’accordo sull’Agenzia delle entrate, anche quando è stat istituita e poi inevitablmente sciolta su una tassa sbagliata.

  • Raramente si trovano parole chiare su argomenti tanto complessi. La risoluzine della Commissione è un pezzo della soluzione dei problemi. L’altro pezzo credo possa essere la legge che istituisce l’agenzia sarda delle entrate (fiocco verde). Lei onorevole che ne pensa?

  • Premetto che, a mio modestissimo avviso, sulla creazione della zona franca sarda si fa da più parti parecchia confusione, oltre a non tener conto del diritto comunitario, in particolare delle regole di concorrenza che governano il mercato unico europeo e della giurisprudenza della Corte di Giustizia UE. Le risposte da quella parte stanno già giungendo e altre ne arriveranno. Tutte segnano l’ennesima figuraccia nei confronti della UE di cui, che ci piaccia o no, facciamo ancora parte anche noi anche se in Europa contiamo meno del due di picche, come dimostra la legge elettorale che governa l’impossibilità per i sardi di eleggere un proprio rappresentante in seno al PE.

    Io comunque più che i fondamenti del raggionamento che riguarda la ZF metto qui in discussione l’approccio che è stato seguito sinora, soprattutto dando in pasto la cosa ad uno come Cappellacci.

    Ho avuto modo di ripeterlo troppe volte e dove mi capita di farlo, che quello seguito sinora è un approccio assolutamente sbagliato, non conduce da nessuna parte e, sino a prova contraria, i risultati si vedono!!!

    Zona franca, fiscalità di vantaggio, cosi come il galsi, eleonora, chimica verde, e altri progetti o cosidette “opportunità” (tra cui, non dimentichiamolo, qualcuno metteva dentro anche Quirra), vanno condivisi, non vanno imposti. E, soprattutto, vanno maneggiati per quello che sono: STRUMENTI che devonono essere necessariamente inseriti in una PROGRAMMAZIONE circa il futuro della nostra Isola.

    L’approccio alla “si salvi chi può”, adottato sinora, è solo dannoso per noi e continua a fomentare e mantenere viva la mentalità dell’improvvisazione che sinora ha caratterizzato l'”amministrazione” regionale come quella della gran parte degli EELL sardi.

    Lo ripeto, così non si va da nessuna parte.

    Sergio

  • Egregio Giuseppe, rispondo a Lei per rispondere alla Randaccio. Non ha ragione. Dalla realizzazione del mercato unico (01.01.1993) la disciplina delle zone franche inserite negli Stati membri della Comunità è contenuta nel Codice doganale comunitario (CDC) e nelle relative disposizioni di applicazione. La normativa nazionale, rappresentata dal DPR 43/1973, pur formalmente vigente, trova applicazione in via residuale solo per gli aspetti non contrastanti con il codice doganale comunitario quali quelli relativi al contenzioso e al sistema sanzionatorio. L’articolo 2 del predetto DPR del 1973 il quale reca la disciplina del territorio doganale nazionale è superato dall’articolo 3 del CDC e, quindi, disapplicato per le parti con esso contrastanti. Ciò in ossequio al pacifico principio del primato del diritto comunitario in forza del quale la norma interna contrastante con il diritto comunitario direttamente applicabile (art. 3 CDC) deve essere disapplicata non solo dal giudice nazionale ma anche dalla stessa pubblica amministrazione (Principio oggi indiscusso affermatosi a partire dalla sentenza della Corte costituzionale 174/1984.

  • Egregio Musina, io sono stato invitato a Orgosolo due giorni prima e non certo tra i relatori. Dovevo andare fuori dalla Sardegna per ragioni familiari e chi mi ha invitato lo sa bene. Quando mi hanno invitato a Sassari o a Olbia, per tempo e col tempo almeno di spiegare le proprie posizioni, non ho esitato un momento. Quanto all’umiltà, è una virtù che in molti dovremmo imparare a esercitare, anche Lei, non crede? Non crede che siccome Lei conosce il lavoro della dott.ssa Randaccio ma non quello degli altri è Lei in difetto e non gli altri? Io giro la Sardegna a parlare di fisco, zone franche e fiscalità di vantaggio da molti anni. Ho scritto l’unico libro sul bilancio della Regione e sulle Entrate che oggi si possa trovare in circolazione. L’ho pagato con i miei soldi e l’ho diffuso in rete gratuitamente, lo sapeva? Quanto ai dorati recinti, io sono stato e sono il sostenitore della riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, oggi dimezzate rispetto alla precedente legislatura, lo sapeva? Io sono l’unico che ha dato la propria busta paga a un giornalista, lo sapeva? Come vede, ci sono consiglieri regionali che fanno semplicemente il loro dovere e ci sono cittadini che si ergono a giudici frettolosi a partire da conoscenze inconsistenti ma nutriti da tanto inutile e supponente rancore.

  • Sig. Silvia ho dimenticato di firmarmi Giuseppe Musina

  • Gentile Silvia Lidia Fancello, sono il consigliere comunale di Orgosolo, hoscritto all’On Soru, che poi l’ha pubblicata nel sito di Sardegna Democratica, ma avrei potuto scrivere le stesse cose all’On Maninchedda, all’On Barracciu, all’On Pili,e svariati altri (se lo desidera le mando tutto l’elenco) invitati al dibattito sulla zona franca insieme ai partiti, le ass.ni di categoria,i sindacati per metterli a confronto con la d.ssa Randaccio che si era dichiarata entusiasta.
    state pensando a chi si sia presentato? avete indovinato,NESSUNO, salvo poi trovarli a disquisire da soli o con giornalisti compiacenti(sembra il loro sport preferito) nei blog o sui giornali alcuni anche denigrando la d.ssa,che sta girando la Sardegna per spiegare le sue tesi gratuitamente ,dimostrando passione e amore per la sua terra,cosa che sembra mancare ai nostri politici.Siccome di questi dibattiti se ne stanno facendo tutti i giorni in tutti i paesi e nessuno di questi signori si presenta, vien da pensare che la ragione sia dalla parte della d.ssa Randaccio.
    Eppure io penso che il presentarsi davanti a chi li ha eletti dovrebbe essere un dovere.
    L’on Soru sostiene che mancando le entrate dell’iva e delle accise rischiamo di chiudere la sanità pubblica,cosa che già sta succedendo con la continua privatizzazione dei servizi(perchè nessuno pubblica il bilancio regionale in modo chiaro e leggibile da tutti?)e comunque se continua questa crisi il gettito iva cosi come tutti le altre entrate saranno in pericolo,almeno che tra un po non si inizi a tassare la fame.
    L’unica cosa che chiediamo ai sig. politici è di fare un bagno di umiltà scendere in mezzo alla gente comune,finchè sono ancora in tempo, e dare una mano per cercare delle soluzioni alla situazione di gravissima crisi in cui versa la nostra isola .la Zona Franca potrebbe essere una di queste, altrimenti se ne stiano nei loro dorati recinti,finche dura.Saluti

  • La ringrazio per l’opportunita che mi fornisce di replicare attraverso Lei a Manchedda, che ripeto é Ottima Persona, ma sulla Zona Franca dovrebbe andare a vedere anche quanto e’ stato previsto dalla direttiva Comunitaria relativa ” alla armonizzazione delle disposizioni legislative regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle zone franche” recepita dall’Italia nel Dpr 1133\1969 e trasfusa all’art. 2 del T.U. doganale italiano approvato con dpr 43\1973, ossia:

    1) Direttiva 69\75\CEE del Consiglio delle Comunita Europee del 4 marzo 1969
    dove all’art. 1 co. 2 si prevede:
    ” Si intende per zona franca, qualunque sia l’espressione utilizzata negli Stati Membri, ogni territorio istituito dalle autorita competenti degli Stati membri, al fine di far considerare le merci che si trovano nell’ambito di questi come non trovantisi nel territorio doganale della comunita agli effetti dell’applicazione dei dazi doganali, dei prelievi agricoli, delle restrizioni quantitative e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente “;
    2) che nel 1969 non era entrata in vigore la legge sull’ IVA approvata con dpr 633\1972 e dove all’art. 7 precisa che l’imposta sul valore aggiunto ( IVA) si applica su tutto il territorio dello “Stato” con esclusione dei Comuni di Livigno e Campione d’Italia delle acque italiane del lago di Lugano,
    3) che nel suddetto art. 7 non viene citato il territorio della regione Valle D’Aosta, a cui era attribuita identica esenzione ai sensi dell’art. 14 della legge Cost. n.4\1948, dalla legge 623\1949, esenzione recepita all’art. 2 del T.U. doganale (ancora in vigore) approvato con il dpr 43\1973 che estende lo ” Status” di ” Extra – doganalita
    (ai sensi dello stesso art. 2 dpr 43\73) a tutti i territori che sono stati giuridicamente identificati come:
    a) depositi franchi
    b) punti franchi
    c) ed altri analoghi istituti di cui agli artt. 132,164,166 e 254
    d) la zona franca della Valle D’Aosta

    E non poteva essere altrimenti dal momento che con l’art. 2 del dpr 18\1971 il legislatore italiano era stato ancora piu’ espicito precisando che:
    ” I territori dei comuni di Livigno e Campione d’Italia non compresi nel territorio doganale costituiscono i territori extradoganali e che sono assimilati ai territori extradoganali i depositi franchi ed i punti franchi nonche le zone franche istituite con leggi speciali ”

    Ovviamente il legislatore si riferiva alla Valle d’aosta e alla Sardegna dal momento che gli statuti di entrambe le regioni erano stati istituiti con leggi speciali ( ossia leggi di livello costituzionale) e che l’art. 14 della legge cost. 4\1948 prevedeva che
    ” il territorio della Valle d’Aosta e’ posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca.
    Le modalita d’attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato ”
    4) che la suddetta legge dello Stato e’ stata emanata l’anno successivo con la legge 623\1949 dove si prevedeva l’immissione in consumo per i residenti ( nelle zone franche) di determinati prodotti, tra cui la benzina e l’energia elettrica sgravati da ogni tipo di tributo quali dazi doganali nonche dei tributi modificati in quelli che oggi vengono identificati come IVA ed Accise.
    Appare ovvio che il vocabolo Livigno o Valle d’Aosta vengano utilizzati dal legislatore italiano come ” SINEDDOCHE” per significare che si intendono con essa identificare anche le zone franche i depositi franchi e i punti franchi che godono di identici regimi fiscali in quanto considerati come territori extradoganali ( art. 2 dpr 34\77)
    5) che non possa essere altrimenti lo conferma il legislatore quando ha emanato il dlgs 75\98 con il quale ha voluto dire ai sardi ” SVEGLIATEVI” punti franchi e zone franche sono la stessa cosa per cui non possono farsi due pesi e due misure per situazioni identiche sarebbe non solo iniquo e ingiusto ma anche irrazionale, irrazionalita della norma giuridica che vene tassativamente vietata come principio dettato dalla Costituzione.
    6) Ma c’e’ di piu’, che Livigno e Valle d’Aosta vengano utilizzati dal legislatore come SINEDDOCHE viene confermato anche dall’Unione Europea nella Direttiva 2003\96\Ce del Consiglio (Art. 1,18) del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricita e dove si indica come beneficiario delle esenzioni per i residenti (legge 623\1949) esclusivamente il territorio della Valle d’aosta e non anche quello di Livigno che invece “SAPPIAMO” gode di identiche opportunita.
    7) L’Onorevole Maninchedda dovrebbe anche vedere che cosa dice la legge regionale n. 10\2008, con la quale la Regione Sardegna giustamente si attribuisce quelle competenze che il comma 2 e 3 del dlgs 75\1998 assegnava all’Italia prima che fosse modificato il titolo V della Costituzione.
    8) Infine e per concludere affermare ( come fa Maninchedda) che il nuovo codice doganale aggiornato di cui al Reg. 450\2008 sia gia entrato in vigore significa smentire quanto affermano illustri giuristi che fissano la data al 24 giugno 2013 termine confermato del resto dall’art. 186 e 188 dello stesso reg. 450\2008.

    Dott. ssa Maria Rosaria Randaccio

  • Dalla risposte di Renato Soru al consigliere di Orgosolo copio:
    “Tra le altre cose, Le ricordo che come Regione a statuto speciale abbiamo il privilegio di ricevere dallo Stato il 90% dell’ IVA riscossa in Sardegna e il 75% delle accise.”
    è una frase ricca di spunti, ci sarebbe da scrivere pagine, ma sarò sintetico:

    1 certo chiamare PRIVILEGIO quello che è un nostro DIRITTO la dice lunga sulla posizione nei confronti dello stato centrale

    2 affermare che RICEVIAMO dallo stato è una BALLA gigantesca, diversamente non esisterebbe la VERTENZA ENTRATE, a meno che, come si sta perdendo l’uso del congiuntivo e del TU (ormai è invalso l’uso del TE), l’on. soru si sia dimenticato che esiste il condizionale, in tal caso sarebbe stato più corretto scrivere DOVREMMO RICEVERE

    3 ma l’uso del modo indicativo RICEVIAMO è la cosa più impressionante soprattutto detta da soru, che si esprime come se fosse la cosa più naturale e normale di questo mondo, come a dire MA COME, NON LO SAI CHE NOI RICEVIAMO … ed è impressionante in bocca a colui che barattò questo PRIVILEGIO in cambio di far carico alla nostra regione, unica in italia, del pagamento di tutta la spesa per la sanità e per i trasporti

    4 il tutto appare ancora più grottesco se riflettiamo che il patto scellerato prevedeva che la nostra regione provveduto da subito a sobbarcarsi i nuovi oneri, cosa avvenuta puntualmente. mentre lo stato debitore avrebbe restituito il maltolto a rate, e sappiamo come stanno le cose. e meno male che questo patto se lo è pensato un grande imprenditore, anche se non penso che sarebbe stato così ingenuo se i soldi fossero stati i suoi e non quelli del popolo sardo.
    5 infine, staccando l’attenzione dai singoli vocaboli e riflettendo sulla frase nel suo insieme, viene subito da fare una considerazione così immediata che stupisce come soru l’abbia potuta scrivere senza rendersi conto del paradosso, e cioè: PERCHè DEVO TRASFERIRE I SOLDI ALLO STATO SE POI ME LI DEVE RESTITUIRE QUASI TUTTI? NON SAREBBE PIù LOGICO CHE TRASFERISSI ALLO STATO SOLO LA PARTE DI SUA COMPETENZA?

    ma evidentemente io sono ingenuo e sempliciotto, mentre lui è LUI

  • Fino al 2011 puoi consultare il mio “Slealtà di Stato e di Regione…..” che puoi scaricare dal sito.

  • per capire un pò meglio è possibile sapere un pò più nei dettagli come è finita la vertenza entrate?

  • La Barracciu mi ha comunicato che condivide con me il senso della parola ‘integrale’ e che le sue obiezioni all’esenzione totale non erano rivolte al testo della Prima Commissione ma alla Randaccio.

  • Per Silvia Fancello.
    Il consigliere comunale di Orgosolo voleva, penso, saperne di più.
    Il problema non è perchè ha scelto come interlocutore Soru ma sapere i termini della proposta o delle proposte per attuare la zona franca in Sardegna. Io leggo ciò che scrive Maninchedda, sempre informato e preciso nelle spiegazioni, e non ho ancora una idea chiara delle convenienze e su quale tipo di zona franca sostenere. Mi sembra normale. saluti

  • Silvia Lidia Fancello

    Peppino, ti chiedo scusa,
    ma nel tuo intervento c’é qualcosa che mi sfugge e qualcos’altro che mi incuriosisce:
    perché il consigliere comunale di Orgosolo ha scelto Soru come interlocutore?
    Pubblichi a nome tuo o per conto di un gruppo che sostiene l’Onorevole Soru?
    Nell’intervento della Dott.ssa Randaccio avete rilevato delle inesattezze oppure siete d’accordo con lei?
    Saluti

  • Culture
    Economia
    Ambiente
    Conoscenza
    Sociale
    Istituzioni

    home_ istituzioni_ Lettera ad un consigliere comunale di Orgosolo
    Lettera ad un consigliere comunale di Orgosolo

    di Renato Soru

    Orgosolo

    Pubblichiamo una lettera inviata da un consigliere comunale di Orgosolo sulla zona franca, tema di attualità in questi giorni, e la relativa risposta di Renato Soru. Non abbiamo riportato il nome del consigliere comunale ed il riferimento che fa ad un consigliere regionale, per rispetto della privacy. Qualora volesse li potremo inserire (n.d.r.)

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    Gentile onorevole Soru, mi chiamo XXXX, sono di Orgosolo e ho avuto il piacere di conoscerla nelle varie occasioni che è venuto in paese,sono consigliere comunale di minoranza e faccio parte di quella moltitudine che alle ultime elezioni ha votato Movimento 5 stelle perché non se ne può più. Ho visto e molto apprezzato il suo intervento alla direzione del PD nel quale lei ha colto in pieno i motivi della fuga degli elettori dal partito. Però volevo parlarle dell’argomento zona franca da voi molto trascurato, uno dei pochi interventi sull’argomento l’ha fatto l’on. XXXXX dimostrandosi ignorante sull’argomento e credo che abbia prodotto gravissimi danni al partito. Tempo fa abbiamo organizzato un dibattito a Orgosolo sull’argomento perché volevamo mettere a confronto voi politici con la d.ssa Randaccio e riuscire cosi a fugare i molti dubbi che avevamo sulla questione (da noi si dice :Una campana sola mai vene non sonat) invece ci è toccato sentirne solo una, la Randaccio, perché di tutti gli invitati non si è presentato nessuno. Ora l’attivazione della zona franca è stata fatta con delibera del pres. Cappellacci e da quel che dicono i tecnici (Randaccio e gli avvocati che con lei si stanno impegnando) dovremmo a breve operare senza accise, IVA e dazi. Io penso che questo possa essere un’ancora di salvezza per la nostra terra e non riesco a capire perché voi continuiate a snobbare la questione.
    Distinti saluti

    **************************

    Gentile XXXX, grazie per la mail e per avermi chiarito ancora una volta la pericolosità delle affermazioni del Presidente Cappellacci . Non mi stupisce, infatti, sull’onda dell’esasperazione generata dalle gravi difficoltà che nascano anche localmente movimenti vari che sfociano nella protesta giustamente indignata o nella proposta di ipotesi salvifiche. Tutte purtroppo non in grado di farci fare nemmeno un passo avanti . Mi riferisco al movimento dei pastori che pure tante attenzioni e speranze in qualcuno aveva suscitato; al movimento delle partite IVA , ai ribelli dei forconi etc.. Ora per esasperazione vi hanno aderito ciecamente alcune persone che citano qualche verità e molta invenzione e propongono la zona Franca.
    In questo momento la confusione è massima. Zona Franca doganale confusa con quella integrale. Alcune persone che dicono che in alcuni comuni già non è più dovuta l’IVA a seguito di una delibera della Giunta e così via.

    Tutto questo è oro per Cappellacci. Basta dire che è d’accordo e mandare qualche lettera e sposta l’attenzione dalla drammatica realtà che la Sardegna vive e dalle colpe della sua amministrazione.
    Così non parliamo di 380 milioni di disavanzo della sanità gestita in maniera clientelare da una giornalista. Non parliamo di 360 milioni di euro di fondi europei disimpegnati perché in ritardo nella spesa e consegnati al governo centrale che li spende nella Olbia Sassari e cancellando i finanziamenti FAS, per essa previsti. Non parliamo del fatto che hanno rinunciato a pretendere i soldi della vertenza entrate per tutto il periodo berlusconiano e si sono svegliati solo con Monti, il quale ora li ha resi disponibili anche se non tutti pienamente utilizzabili a causa del Patto di stabilità Non parliamo del fatto che la Giunta non ha rinegoziato con il governo un Patto per l’intera Regione come hanno fatto altre regioni liberando capacità per i comuni. Non poteva farlo perché la nuova spesa è bloccata dal disavanzo in sanità e da altri sperperi.
    Infine non si parla più dei 100.000 nuovi posti di lavoro promessi da lui con Berlusconi, delle telefonate a Putin che garantiva il lavoro nel Sulcis etc.

    Si parla solo di Zona Franca e tutti vogliono credere alla possibilità che a breve non pagheremo più l’IVA o accise sulla benzina. Mi spiace ma è del tutto illusorio anzi peggio. Tra le altre cose, Le ricordo che come Regione a statuto speciale abbiamo il privilegio di ricevere dallo Stato il 90% dell’ IVA riscossa in Sardegna e il 75% delle accise. La Lombardia leghista lotta per molto meno. Se non ci fossero più le accise che finanziano circa un terzo della sanità chi pagherà per ospedali medici e medicine? Se non ci fosse più l’IVA chi pagherà per la rimanente spesa sanitaria o per il trasporto pubblico locale o per i servizi sociali della Legge 23, o per il fondo unico trasferito ai comuni?

    Qualcuno può pensare che le nostre spese verranno tranquillamente finanziate dalla crescita dei trasferimenti dello Stato tra i più indebitati del mondo? O c’e da aspettarsi qualche altro prodigio che io non conosco? O forse preferiamo cancellare l’IVA e pagare poco la benzina ma rinunciare sui servizi che oggi ci vengono resi?
    Purtroppo è una burla.

    La sua lettera mi fa capire che con urgenza dovremo organizzare momenti di incontro e di discussione .

    Spero sia un contributo alla discussione

  • La Sig. Randazzo mi pare informata e cosi pure L’on Maninchedda. Poichè mi sembra una discussione seria e verte su un problema serio per L’isola si dobvrebbe fare un simposio o un forum pubblico con altri studiosi e approfondire il problema. Non facciamoci male da soli , questo è il concetto.
    saluti
    peppino

  • Lo Statuto elaborato dal PSD’AZ nel 1946 e sottoposto all’Assemblea costituente, all’art. 4 recitava: “il territorio della Regione non è sottoposto al regime doganale dello Stato”. Non venne accolto.
    Lo Statuto approvato allora (un gatto disse Lussu), certamente osteggiato dal PSD’AZ, all’art. 12 (nel frattempo modificato) recita: “Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. SARANNO istiuiti punti franchi”.
    D.ssa Randaccio, Avv. Scifo,fosse passato l’art.4! Apprezzo il vostro entusiasmo ma non la vostra sicumera. Finalizzata al volere la Zona Franca o a staccare il biglietto per il Consiglio Regionale?

  • Tra le motivazioni che il PD, pretestuosamente, ha utilizzato per astenersi dal votare l’ordine del giorno del Consiglio Comunale di Laconi sulla Zona Franca, vi era anche quella inventata e non indicata da nessuno “…non è pensabile che qualcuno possa mirare all’abolizione delle tasse per tutti i sardi”, che mascherava l’opposizione di fatto del PD, alla Zona Franca e al partito che da sempre si batte per istituirla in Sardegna.
    Fortza Paris

  • Silvia Lidia Fancello

    Prof. Maninchedda, continui tranquillo per la sua strada, il consenso e il sostegno non le mancherà. Quanto alle varie acciu/accio, è ormai un giochetto che conosciamo bene quello di vedere i prestigiosi (?) esponenti dei partiti italiani in Sardegna, dichiararsi d’accordo apparentemente, addirittura fingendo di saperne anche di più, per poi minare e distruggere le nostre idee e farci passare per dei fanatici e ignoranti. Lo abbiamo sperimentato in passato, quando spirava impetuoso il vento sardista e siamo approdati in regione addirittura con la presidenza e ci siamo fatti cannibalizzare da una sinistra prepotente e vanitosa. Ci hanno rotto i “cabasisi .
    Saluti

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