Zona Franca: fare sviluppo o fare casino?

9 marzo 2013 08:2911 commentiViews: 28

Riepiloghiamo: mi segnalano che su Facebook mi accusano di aver ‘nascosto’ la legge regionale 10 del 2008. Ma vi pare? Una legge pubblicata, arcinota, pluricitata, disponibile in rete da 5 anni, e io la avrei nascosta!
Non solo: hanno scritto che, giacché non vado in giro a vendere piume dell’Arcangelo Michele nei Consigli Comunali, io dileggerei chi lo fa. Io non dileggio nessuno, ma non inseguo chi piega le leggi alle sue interpretazioni unilaterali, producendo una gran confusione inconcludente e negando, senza motivo, che l’unica strada percorribile e ben segnata è quella della risoluzione della Prima Commissione, inattuata dalla Giunta.
Il problema sulla Zona Franca è però politico, non culturale. Per spiegarlo utilizzo una digressione. Ho ascoltato l’intervento di Renato Soru nella direzione nazionale del Pd: uno dei discorsi più lucidi, ma su un punto fondamentale dissento. Soru analizza la vittoria di Grillo a partire dal merito delle sue proposte e dice in sostanza al Pd che ha sbagliato a farsi scippare un programma in parte già realizzato dalla gente di Sinistra, come per esempio è  accaduto – secondo lui –  in Sardegna nella scorsa legislatura. Forse le cose stanno così, ma penso anche e soprattutto che Grillo abbia vinto non per ciò che ha detto nel merito (per esempio sui trasporti ha detto molte fesserie, in sanità ha riproposto più o meno il programma della Bindi ecc. ecc.) ma per la promessa di guerra radicale senza distinzioni e senza prigionieri contro il ceto politico attuale (al quale, ovviamente, Grillo non si iscrive e neanche Soru), condannato in blocco senza distinzioni e senza appelli. Insomma, Grillo ha vinto sulla promessa: “Mandiamoli via”. La gente sa che l’azzeramento del ceto politico non è la soluzione dei problemi, ma ora vuole questo azzeramento, punto e basta. Ci sarà un momento successivo in cui si recupererà un minimo di razionalità, ma ora non c’è spazio. Per cui, chi ha cultura democratica, deve produrre proposte di cambiamento radicale, differenziandosi da Grillo per la serietà delle proposte di cambiamento, non certo schierandosi contro il cambiamento (questo è un problema serissimo per la CGIL, che tutela moltissimo le posizioni acquisite e non rappresenta i bisogni di chi non ha tutele né futuro). Inoltre, bisogna parlare diversamente e meglio con la borghesia italiana dei piccoli proprietari, dei risparmiatori certosini, dei piccoli imprenditori, che hanno votato o Berlusconi o Grillo: evidentemente le altre proposte non sono state viste come concretamente risolutive delle loro paure. La Zona Franca è una risposta alla paura delle piccole imprese, a patto che sia seria.
La ‘Zona Franca Rivoluzionaria’ non ha come contenuto la ‘Zona Franca” ma il ‘Mandiamoli Via’. Non serve ora dire se questa strategia sia giusta o sbagliata, ma un dato è certo: forse si fa la rivoluzione in nome della Zona Franca, ma non si fa la Zona Franca.
Io vorrei concorrere a realizzare davvero la Zona Franca e a farla diventare uno dei momenti del cambiare tutto in profondità. Ma per cambiare tutto veramente, come è giusto fare, non bisogna fare casino. Il disordine è il modo migliore per cambiare tutto ma non l’essenziale, cioè per candidare coloro che sono già forti a diventarlo ancora di più divenendo i rappresentanti del cambiamento fittizio: il Gattopardo insegna.

11 Commenti

  • E come direbbe Jep Gambardella nel film La grande bellezza “Davvero un treno che non porta da nessuna parte”

    24 giugno 2013: pascolo franco di bufale sarde nelle piazze di Roma ladrona..
    da Mario Carboni (Note) Domenica 9 giugno 2013 alle ore 3.28…

    Il 24 giugno è prevista una manifestazione a Roma pro Zona franca eincontri istituzionali e con partiti centralisti.

    Positivo il fatto che sottolinerà un diritto dei sardi alla libertà fiscale e doganale senza escludere che gli interlocutori romani contestati o sollecitati ricordino ai manifestanti che non è il Governo né lo Stato che si oppongono o ritardano il diritto sacrosanto della Sardegna alla Zona franca, ma è la Regione sarda attraverso ben 4 legislature, che ancora non ha concretizzato il decreto attuativo dell’art.12 dello Statuto n.75 del 1998 col quale lo Stato, facendo almeno in questo il proprio dovere concordato con la Regione, ha istituito le Zone franche di Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax, mentre la Zona franca di Cagliari per inadempienze della Cagliari Free Zone non è neppure decollata pur essendo unica fra le altre già delimitata.

    Oggi tocca operare alla Giunta Cappellacci che ancora non lo ha fatto, alla sua maggioranza che sul tema è amorfa e all’opposizione che non lo sollecita e che anzi è contraria per sua antica natura alla zona franca ed al liberismo positivo.

    Certamente la data scelta potrebbe avere un valore magico o scaramantico per gli organizzatori che rinunciando alla loro autonomia movimentista si sono sdraiati sul potere regionale ma questa è contraddetta dalla successione di avvenimenti e frutto di valutazioni ed errori conclamati di chi negli ultimi tempi ha arroventato le piazze spergiurando che la Zona franca oltre il 24 giugno non si sarebbe potuta più realizzare .

    Questo messaggio terroristico è stato diffuso a piene mai eccitando le folle che hanno creduto in buona fede e acriticamente a questa bufala .

    Poi gli stessi diffusori di bufale ed altri ancora, che li seguivano su questo tema sbagliato come ebeti, hanno cambiato musica affermando che la Zona franca sarebbe partita, attivata e divenuta realtà per forza propria in tutta la Sardegna e senz’altro a partire dal 24 giugno.

    Adesso stanno leggendo un altro spartito e pontificano sul rinvio della attuazione della Zona franca sarda dal 24 giugno al 1 novembre a seguito di una recente deliberazione della Commissione europea.

    Siccome non si aspettavano la decisione della Commissione europea che ha tolto ogni valore simbolico, vero o fasullo, alla data del 24 giugno, hanno deciso di celebrare comunque la manifestazione a Roma ancora confermando questa data.

    Purtroppo tutto lo scheletro politico e normativo a sostegno di un movimento genuinamente popolare è stato reso fasullo da apprendisti stregoni e in via di fallimento e che si sono montati la testa agli occhi di chi nella Zona franca vede non una misura politico-economica possibile come zona franca a legislazione vigente ma sogna con una fede incosciente alimentata dalle strumentalizzazioni dei responsabili di un futuro fiasco e che hanno come unico obiettivo le prossime elezioni regionali.

    I media in assenza di loro puntuali servizi ed inchieste non possono fare altro che veicolare affermazioni sbagliate ed ambigue.

    Basterebbe leggere i documenti europei e conoscere almeno l’italiano e se non lo si conoscesse confrontare i testi nelle altre lingue europee per poter farsi una opinione autonoma.

    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2012:0064:FIN:IT:PDF

    La questionea mio parere sta in questi termini.

    Già nella ironica lettera scritta in risposta a Cappellacci dal Direttore competente sulle Zone franche dell’UE era presente la notizia che il Codice doganale comunitario ( aggiornato ) la cui completa entrata in vigore era prevista per il 24 giugno 2013 sarebbe stata posposta e si indicava l’indirizzo online nel quale trovarne le migliori e complete informazioni e spiegazioni .

    Andando a leggere in questo indirizzo si poteva conoscere l’argomentazione con la quale la Commissione europea, preso atto dei cambiamenti avvenuti negli anni e sopratutto nel campo informatico, aveva riscritto e aggiornato completamente il Codice doganale comunitario “aggiornato” n. 450/98, allineando il Regolamento ai requisiti procedurali e giuridici del Trattato di Lisbona, denominando l’ultima versione Codice doganale dell’Unione “rifuso”.

    Nel sito UE si poteva e si può leggere ancora tutto il Codice doganale dell’Unione “rifuso”, che è datato, fate attenzione, Bruxelles 20.02.2012, cioè oltre un anno e mezzo ad oggi.

    Nei giorni scorsi la Commissione europea ha ufficializzato la decisione di adottare questo testo che sarà valido dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea e che si auspica sia finalmente definitivo per qualche anno almeno dato che da quella data vengono abrogati tutti i testi precedenti.

    Quali le conseguenze?

    Da subito è sospeso il regolamento n. 450/2008 che non entrerà in vigore il 24 giugno 2013.

    Sino a novembre rimane la versione del ’92 del Codice doganale comunitario che non sarà sostituita il 24 giugno prossimo da quella del 2008 .

    Tutti i testi precedenti saranno sostituiti nel prossimo novembre dal testo del Codice doganale dell’Unione cosiddetto “rifuso”.

    Cosa cambia nelle regole europee sulla Zona franca e per la Sardegna?

    Praticamente nulla.

    L’argomento è trattato nella sezione 4 del Titolo V intitolata : Zone franche.

    La potestà nel decidere e definire le Zone franche rimane agli Stati, che stabiliscono le aree, le entrate e le uscite, gli Stati devono solo comunicare alla UE “informazioni sulle rispettive zonefranche esistenti” , che sono “intercluse” come sempre è stato indicato in passato.

    La novità è che le merci, i mezzi di trasporto che entrano in una Zona franca o ne escono, “ possono” essere sottoposti a controlli doganali.

    In poche parole i controlli doganali non sono tassativamente obbligatori come in passato.

    Per chi vuole saperne di più, conoscere i particolari del Codice, poter acquisire strumenti per iniziare a discutere seriamente di Zona franca e limitatamente alle dogane perché di ciò tratta il Codice doganale della Unione e non riguardo alle altre imposte che si riferiscono alla Zona franca fiscale e che richiedono altri riferimenti legislativi e di dottrina e gli aiuti di Stato e le loro deroghe, basta iniziare a leggere le 247 pagine scaricabili da internet.

    Chi pensasse che da novembre la Zona franca sarda possa decollare subito però si sbaglia.

    Infatti gli articoli relativi alla disciplina della Zona franca ( 207-208-209-211 ) si applicano il primo giorno del primo mese successivo al periodo di 18 mesi che decorre dal 22 giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea.

    Difficile da capire?

    Cosa vuol dire praticamente questa trovata nel contorto gergo dei burocrati europei?

    Basta un semplice ragionamento per appurare che se il Codice doganale dell’Unione venisse pubblicato il 1 novembre 2013, come annunciato dalla Commissione europea, le norme relative alla Zona franca in generale e in particolare per la Sardegna entrerebbero in vigore al massimo solo nel maggio 2015.

    Nulla di grave, perché sino a quella data rimarrebbero in vigore le norme che sono in vigore attualmente cioè quelle definite nell’ormai vecchio ma sempre vegeto Codice doganale comunitario istituito dal Regolamento ( CEE ) del Consiglion. 2913/92 del 12 ottobre 1992.

    Alla fine della fiera permane la convinzione che ad oggi, facendo la tara alla demagogia sparsa a piene mani da movimenti e Istituzioni populisti che anche se “pro tempore” rappresentano i sardi e li prendono in giro e che però inevitabilmente andranno a sbattere contro il muro della realtà e legalità, l’unica azione concreta da fare per poter iniziare un percorso che punti alla Zona franca integrale quale elemento di autodecisione e sovranità è realizzare le delimitazioni e altri compiti indicati nella norma 75/98.

    Chi ha questo compito come l’Esecutivo sardo e non lo realizzerà pagherà amaramente , politicamente e elettoralmente questa presa in giro del popolo sardo.

    Chi oggi parla chiaro e a volte è sbeffeggiato da ignoranti, demagoghi e re nudi, avrà l’amara soddisfazione in futuro di poter dire: avevo ragione.

    Ma la santa, giusta, necessaria idea di Zona franca per la Sardegna sarà non solo strumentalizzata e ridicolizzata ma respinta nel campo delle sconfitte del popolo sardo e rimandata a tempi e generazioni migliori.

  • Mario Pische

    Mi rivolgo al Gufetto saccente, che banalizza l’argomento denigrando ed offendendo chi non la pensa come lui o come coloro a cui forse deve qualcosa (sic!). Io sono tra quelli che NON la pensano come lui (il simpatico gufetto… sic!)e ritengo di non essere un rincoglionito dell’area Cagliaritana (ma come ti permetti..). Mi pare di capire che tu sia di Macomer, ed io sono nato in un paesino vicino a Macomer. Ho respirato e respiro l’aria fresca che forse respiri tu, ma non mi sento di dire che l’aria che ho respirato e respiro mi abbia reso più intelligente e meno ricoglionito di chi è nato e/o vive nel cagliaritano o nel nuorese. Ti inviterei ad essere un tantino più umile rispetto a chi forse ne sa più di Te, e mi riferisco all’avv.to SCIFO ed alla d.ssa RANDACCIO, ai quali non saresti degno neanche di lucidar loro le scarpe! Ti inviterei, quindi, a partecipare in maniera più costruttiva al dibattito sul tema della Zona Franca Integrale in qualunque modo tu la pensi. Senza offendere e sminuire chi non la pensa come te.
    P.S.Anzichè utilizare un nomignolo da cartone animato, metti la faccia indicando il tuo nome e cognome. Ciao

  • Faccio parte del movimento che si occupa della zona franca in Sardegna.
    Non sono un tecnico, ma non sono nemmeno l’ultimo arrivato.
    E soprattutto conosco le zone franche, in particolare quella di Livigno per averci passato moltissimo tempo.
    Si parla di chiarezza, e sono perfettamente daccordo, ma per fare chiarezza bisognerebbe anche confrontarsi con chi la pensa diversamente.
    In nessun dibattito o incontro organizzato, è mai intervenuto qualcuno degli scettici o dei contrari alla zona franca.
    Chi la vede grigio chiara chi grigio scura chi nera, mi ricorda molto quello che è successo nell’ambito dei partiti sardi negli ultimi anni.
    Per piccole sfumature, poltrone o non so cosa altro, ci si è ritrovati con 6 7 partiti sardi, con percentuali da prefisso telefonico.
    Io penso che ci si debba unire, indivduando la strada principale senza farsi distrarre dai piccoli interessi personali o di primogeniture.
    La vogliamo la zona franca? Serve? E’ attuabile?
    Se siamo daccordo su questo, ci si trovi insieme e si discuta.
    Il movimento che porta avanti questa discussione, potrà anche essere stato disordinato in alcune occasioni, ma sicuramente ha portato alla luce un argomento, che era impolverato, a causa dei nostri governanti.

    Sicuramente non fa bene alla discussione ironizzare come il sig. “gufetto sovranista” (nick azzeccato complimenti).
    Tale avv. Scifo e dott.ssa Randaccio, come li definisce lei, hanno promosso la causa molto piu’ di lei, che mi sembra il classico commentatore da divano.

    Ripeto, il movimento è disponibile a qualsiasi confronto e collaborazione ma senza snobismi di sorta, gli snobismi sono propri delle caste…

    Saluti

  • Michele Pinna

    Che ci sia un deficit d’informazione appare evidente. Che ci sia una buona dose di strumentalità politica, in tempi come questi inspiegabile,è altrettanto evidente. Che la zona franca non debba essere occasione di divisione tra i sardi o l’ennesima occasione per creare territori figli e territori figliastri, dal mio punto di vista, lo trovo troppo ovvio, perciò mi sembra inutile ripeterlo.
    Il fatto che il primo a svegliarsi la mattina possa aprire la discussione su un tema complesso che ha una storia d’impegno e di lotte, come quello della zona franca, vuol dire che questa storia d’impegno e di lotte,non ha lasciato alcun segno e non ha messo radici serie tra le consapevolezze dei sardi:ceti dirigenti,ceti politici, elettori, uomini di cultura, intellettuali, produttori etc.
    Togliatti, dico Togliatti, scrisse che il fascismo fu un movimento nazionale di massa in grado di attrarre a sé le coscienze dei ceti medi e non solo della borghesia,dinanzi alla crisi, all’incertezza e alla paura creata dalle vecchie classi dirigenti liberali. Cosa sarà il grillismo e come si rivelerà, rispetto a ciò che fu il fascismo, questo non lo si può ancora dire; che sia un movimento di massa e che i ceti medi ne facciano parte, dinanzi all’incapacità dell’attuale classe dirigente regionale e nazionale italiana, non si può certo nascondere. Ho detto che in Sardegna il movimento fascista trovò un’ostacolo: l’appena nato Partito Sardo d’Azione con il suo programma di cambiamento della vecchia classe dirigente, con la sua proposta politica, economica e culturale. La zona franca fu, allora, una delle sue proposte per rilanciare lo sviluppo economico dell’Isola. Il grillismo ha trovato, oggi, in Sardegna, Come nel resto dell’Italia, fatta eccezione nel Trentino e nella Valle d’Aosta, una prateria. E tando? a bi la sighimus?

  • Rosa Maria

    È vero, il problema è principalmente politico, anche culturale, ma principalmente politico: sulla Zona Franca, come su tutto l’annoso problema del (nuovo) governo, o programma di governo, della Sardegna. A questo proposito mi appare importante il riferimento fatto all’intervento di Soru alla Direzione nazionale del Pd. Devo dire che, nell’intervento citato, il mio dissenso con Soru è scattato subito, sin dall’inizio del suo intervento, quando ha detto di condividere gli otto punti del programma di Bersani.
    Ma come!? Da una parte egli stesso dice che il problema è se il Pd vuole essere un partito di cambiamento, un partito innovatore, dall’altra, anzi all’incipit, approva gli otto farraginosi, vuoti e ripetitivi punti programmatici di Bersani!
    Da qui si vede come in Soru, e in larga parte della dirigenza del Pd, non ci sia nessun ripensamento vero, nessun dubbio sostanziale sull’impostazione della campagna già condotta, o ancora più radicalmente, sulla distanza reale esistente tra la loro visione della politica e di quali sono i suoi doveri oggi, e l’idea che di questo ha la gente. Alla politica oggi la gente ha assegnato un compito nuovo, un compito che fino ad oggi non aveva mai trovato interpreti e portavoce, sebbene fosse sentito già da tempo: quello di fare pulizia su se stessa. Grillo, e su questo concordo con admin, ha vinto non perché abbia affrontato e sviscerato temi di governo strategici offrendo soluzioni che hanno incontrato il favore della gente, Grillo ha vinto sulla promessa: “Mandiamoli via”, perché votare Grillo era l’unico modo, per i cittadini che si sono sempre trovati in una posizione impotente di fronte all’ingiustizia, largamente percepita, di essere governati da una classe politica corrotta e/o mangiona, di fare giustizia, di punire la vecchia classe politica italiana incarnata dai partiti tradizionali cacciandola. E invece Soru cosa dice in questa delicata fase, dopo lo sberleffo del trionfo morale di Grillo, in cui davvero bisogna dimostrare di aver capito e di voler rimediare? Dice ad es. “Com’è che del tema dell’innovazione tecnologica, delle start up, dell’economia che c’è dietro internet, di quell’impeto di nuovo lavoro che nasce dalla ricerca e dalle tecnologie ne parla Grillo e non ne parliamo noi, che pure abbiamo qualche competenza qui dentro? E tutti ne hanno. Ma non l’abbiamo saputa mettere in campo”.
    Davanti a queste considerazioni c’è da rimanere frastornati! Increduli! Il segnale a certa gente proprio non gli è arrivato! Questi temi, se pure Grillo li ha trattati, non sono certo quelli che hanno fatto presa. E invece lui si rammarica perche il Pd non ha trattato questi argomenti! Un tema centrale che ha convogliato su Grillo un’alta percentuale dei suoi elettori è stato piuttosto, ad esempio, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Ma Bersani in merito, parlando in maniera vaga della legge sui partiti, fa intendere che il finanziamento resta in piedi, in totale spregio del risultato del referendum di vent’anni fa. E Soru sull’argomento dice qualcosa? No, non dice nulla. Fa un accenno alla esigenza manifestata dai cittadini che anche la classe politica faccia dei sacrifici, ma non va sostanzialmente oltre. Gli otto punti di Bersani, laddove bisogna dare la percezione di avere argomenti, si dilungano, grondano di riferimenti, di norme, di piani, di revisioni etc. Sui punti dolenti invece si rimane consapevolmente vaghi, si tergiversa, si soprassiede. E consapevolmente, e colpevolmente, chiamato a dire la sua in merito, Soru fa la stessa cosa. In generale nel suo intervento ci ho visto ben poca autocritica realmente orientata al cambiamento. Ma può anche essere che sia io refrattaria al suo messaggio. Sarà forse che, tra le altre cose che non mi sono piaciute della sua politica, ho ad es. la sensazione (che non credo sia solo mia), che lo stralcio, nella legge elettorale presentata dalla Prima Commissione, della parte sulla ineleggibilità per conflitto di interessi del candidato alla presidenza della giunta sia dipeso da lui. A questo proposito lo avrei voluto sentire dire qualcosa sulle fantomatiche “misure anti-casta” inserite nel programma del Pd, ma curiosamente anche questo argomento non lo ha toccato. Allora non mi riesce di prestare con fiducia l’orecchio a certi pulpiti.
    Il problema non è il Pd, ma certi modi di fare di certa gente che diventano un problema dentro i partiti stessi (perché poi il dissenso in certi ambienti in realtà si registra). Allora se nella diversità non si può essere d’accordo su tutto, bisogna, per l’interesse del popolo, trovare un accordo, cosa evidentemente diversa, ma, se come altrove ha detto admin, si è d’accordo sui principi e sugli obbiettivi, sul modo per raggiungerli un accordo si trova. Allora un progetto serio, un accordo serio per la Sardegna oggi cosa deve avere? Deve avere la capacità di “produrre proposte di cambiamento radicale differenziandosi da Grillo per la serietà delle proposte di cambiamento, non certo schierandosi contro il cambiamento” proposte chiare, ben definite, realizzabili. Ma queste per la loro natura innovativa non possiamo affermare che possano scaturire dagli schemi ideologici già noti di alcuni partiti soltanto. Anzi. La vera sfida, il vero sforzo è, dunque, quello di riuscire a costituire una alleanza dirigenziale libera che sappia tracciare con onestà intellettuale e morale il percorso su questi aspetti. E’ difficile, ci vuole grande maturità etica, ma secondo me è possibile.

  • Giovanni, niente da dire sugli atti dei Consigli comunali, ma se le istituzioni non ‘curano’ l’esattezza di ciò che dicono, perdono di credibilità. Di questi tempi la cedibilità è tutto.

  • Giovanni Porcu

    Paolo Maninchedda ha decisamente contribuito a mettere un po d’ordine nel dibattito aperto in Sardegna sull’istituzione della Zona Franca. Ordine quanto mai necessario per puntare unitariamente e decisamente al conseguimento dell’obbiettivo. E’ certo che in Sardegna sono utili sia la Zona Franca Doganale che la “ Zona Speciale “ ( così le chiama l’ UE ) – a fiscalità di vantaggio. I processi da attivare sono ormai chiari. Così come è straordinariamente chiaro – da sempre – che la Zona Franca – può essere lo strumento fiscale usato per promuovere sviluppo duraturo . E questo processo – è innegabile – si dispiega parallelamente al processo che deve portare al riconoscimento della sovranità statuale della Sardegna. Mi permetto di aggiungere alla lucidissima analisi di Paolo due elementi.
    1. Oltre alle esperienze precedenti ( a conferma che anche altri si sono impegnati sul difficile cammino del riconoscimento della ZF ) mi pare doveroso citare la costituzione del Comitato Nuorese per la Zona Franca avvenuto nel 1996 su iniziativa dell’esecutivo distrettuale del PSDAZ di cui il sottoscritto era segretario appena eletto al congresso di Federazione tenuto a Galanoli . E al sottoscritto era stato anche riconosciuto il ruolo di coordinatore del comitato. Cito questa esperienza non per autoincensarmi ma perché – dopo l’entusiastica adesione di partiti – enti – associazioni – imprese – parlamentari – consiglieri regionali etc ( la sede era presso la CCIAA di Nuoro ) questa fallì perché molti che vi avevano aderito profittando delle argomentazioni che oggi di nuovo si propongono ( serve, non serve, ma è fattibile , ma perché alla Sardegna e non anche alle altre regioni etc ) .
    Allora , sulla scorta della richiesta della Francia per la Corsica del primo ministro Alain Juppè e del Presidente Chirac – puntammo decisamente sulla Zona Speciale a fiscalità di vantaggio che prevedeva interventi decisi sulle Imposte Dirette , sulle Indirette , sugli oneri sociali e sul credito . La strada individuata era del tutto identica a quanto affermato da Paolo nella sua analisi.

    2. Contrariamente da quanto affermato da Paolo invece l’ Unione Europea non ravvisò nella richiesta della Francia un aiuto di Stato ex art. 87 del Trattato anche se pose diversi paletti sia sull’entità dell’aiuto che sui settori produttivi. Ma affermò un principio molto importante che era quello del disagio legato anche all’insularità. Per non sbagliare il Governo Italiano non avviò mai le procedure previste dagli artt. 92 e 93 del trattato nonostante le numerose proposte presenti. Ciò , naturalmente , non per smentire Paolo ma , anzi , per confermare quanto lui peraltro afferma. Non possiamo presentarci all’ UE da sprovveduti.
    Queste considerazioni non mi impediscono però di farne un’altra. Una battaglia di questa portata non ha bisogno ne di primogeniture ne di protagonismi. Ha bisogno di unità,di capacità di studio , di serietà nelle proposte. E tutti gli attori in campo sono necessari. Nessuno escluso. Gli atti adottati dai Consigli Comunali saranno anche non perfetti ma hanno rappresentato un importantissimo momento di decisione e di confronto dal basso che non va ne ridicolizzato ne dispersa. Anche perché si tratta di atti che possono essere rivisti e integrati. Se oggi i tempi sono maturi ( e credo che lo siano ) si costituisca un organismo snello che porti a sintesi tutte le esperienze e proposte in campo e si proponga come valido interlocutore di quelle istituzioni che dovranno avviare e/o completare i processi giuridici per la definizione del progetto Zona Franca .

  • Melis Natalino

    Ma è possibile che chi legge i tuoi commenti prenda fischi per fiaschi (per non essere volgari) e non capisca un accidente di quello di cui si discute. Soru ha idee rivoluzionarie ma forse ha sbagliato partito… su qualcosa fa ancora confusione… e molti ancora sulla zona franca non hanno capito una mazza.

  • Buongiorno a tutti,
    la seconda parte del suo lavoro sulla ZF termian con queste parole:
    ”Conclusioni? Basterebbe una Regione unita, competente e autorevole che desse attuazione a tutto ciò che è scritto nella risoluzione della Prima Commissione e la Sardegna avrebbe sia le sue zone franche doganali (utili come starter di un processo, piuttosto che in sé e per sé) e la sua fiscalità di vantaggio, magari iscritta proprio in quelle zone (e questo sì che è indispensabile per riprendere a produrre qualcosa in questa benedetta regione).”

    A mio avviso la sua proposta di zona franca fiscale non convince i sostenitori dei vari movimenti particolarmente attivi in questi giorni sopratutto per un motivo, ovvero: ”magari iscritta proprio in quelle zona”.
    L’opzione della circoscrizione dei vantaggi in determinati territori non è contemplata. La tesi della Dott.sa Randaccio, a mio avviso, ha fatto breccia nei cuori dei cittadini ( altro errore sarebbe pensare che i suoi sostenitori sia un gruppetto di artigiani ) per via della sua teorica applicazione a tutto il territorio nazionale.
    Piace il fatto che sia INTEGRALE.

    A mio avviso è assolutamente necessario sfruttare l’art 8 attraverso la legge di iniziativa popolare colpevolmente ferma nel ‘parlamento’ sardo e prospettare un modello fiscale diverso da quello attuale ma omogeneo nel territorio.

    Grazie,
    Miali.

  • Lettura appropriata.

  • Gufetto Sovranista

    Sono certo che Macomer non è percorso dai venti di rincoglionimento che invece colpisce l’area Cagliaritana. Il tuo pensiero lo dimostra. Si può affidare un’argomento come la zona franca all’iniziativa di un certo avv. (sic!) Sciffo o una peseudo rivoluzionaria( sic! detta Randaccio. Quando non si vuol cambiare basta fare casino! in che nois si nada “abbolottu”. ogni giorno sui giornali si da notizia di consigli comunali che deliberano sulla zona franca; ancora non hanno iniziato i consigli provinciali…..; mi creda non capisco su che cosa si sta deliberando, proprio non lo capisco. Non esistono scorciatoie sulla zona franca. ci vuole serietà, conoscenza e professionalità.
    Mario Melis spesso diceva che per uccidere un’idea, un progetto, una speranza bastava banalizzarla. questo che si sta facendo con la zona franca.
    adiosu.

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