Zona Franca: chi cerca voti facili non crea benessere

4 luglio 2013 07:245 commentiViews: 17

PRESIDENTE.  E’ iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Signor Presidente, credo che sia chiaro a tutti noi che la Sardegna ha bisogno, per il suo sviluppo, di una nuova politica fiscale.
Ne ha bisogno perché, dai tempi della ‘perfetta fusione’, l’eccesso di pressione fiscale ha impedito la capitalizzazione e la crescita delle nostre imprese. Io non condivido molte delle analisi fatte adesso dall’onorevole Porcu, mentre mi riconosco in quella corrente di pensiero che lega strettamente il tema della sovranità al tema della fiscalità e che lega quindi i temi dello sviluppo alla capacità e possibilità della Sardegna di calibrare un fisco giusto perché ci possa essere uno sviluppo adeguato.

Il tema delle zone franche è un pezzo della politica fiscale della Sardegna, non è tutta la politica fiscale; questo va messo in chiaro, altrimenti si carica l’argomento di attese e di risultati che non può conseguire.
Oggi l’argomento è il tema delle zone franche, non è il tema della politica fiscale complessiva della Regione Sardegna e dunque stiamo al tema.

Per sviluppare il tema delle zone franche, o meglio, dei punti franchi previsti dall’articolo 12 del nostro Statuto, bisogna avere due chiarezze secondo me: la prima è la chiarezza delle procedure e la seconda è la chiarezza della struttura finanziaria del regime fiscale delle zone franche che si immagina di realizzare.

Lo ripeto: due chiarezze: chiarezza delle procedure e chiarezza della struttura finanziaria.

Non credo che in questo momento ci sia chiarezza rispetto a entrambi questi aspetti del problema e credo che non ci sia chiarezza per un motivo, perché si è confuso un tema di politica dello sviluppo con la creazione di un simbolo.
I simboli durano per sempre, le politiche per lo sviluppo devono essere aggiornate; i simboli uniscono storia e cultura, le politiche per lo sviluppo devono unire risorse, territori e imprese. Sono due cose diverse.

Quando si trasforma un tema di politica dello sviluppo in un simbolo, il rischio probabile è che non si realizzi l’obiettivo della politica dello sviluppo. Quando si trasforma un tema di politica dello sviluppo in un simbolo è probabile che si ottenga il risultato che in genere ottengono i simboli, cioè il consenso, ma che non si ottenga il risultato che si auspica che ottengano le politiche dello sviluppo, cioè il benessere.

Allora, che cosa è mancato? Questa confusione, in questo momento, che trasferisce un tema di politica dello sviluppo a un livello simbolico, ha fatto mancare una serie di appuntamenti della Regione Sardegna. Noi avevamo già perso nel 2006 l’occasione di ragionare sulla sentenza – la cosiddetta sentenza Azzorre – con cui la giurisprudenza europea ci ha detto come leggere l’articolo 174 del Trattato. E’ una sentenza guida. Abbiamo perso l’occasione, dovevamo lavorarci sopra, non ci abbiamo creduto. Secondo appuntamento mancato: legge 42 del 2009. La legge 42 del 2009 ha consentito a Regioni come Trentino e Friuli, in un regime pattizio con lo Stato, di ottenere notevoli vantaggi fiscali. Appuntamento mancato. Ed è un appuntamento mancato dal Governo regionale perché il Consiglio regionale queste cose le ha dette, le ha scritte in una risoluzione della prima Commissione votata all’unanimità che individuava questo percorso. Non solo, è presente in un ordine del giorno di questo Consiglio che diceva: attenzione, nella Commissione paritetica col Governo occorre che siedano persone altamente competenti in materia fiscale. Venni ripreso perché si ritenne una censura eccessiva la mia sottolineatura in Aula riguardo alla nostra delegazione in Commissione paritetica, che non è e non era all’altezza di questo compito. Allora, altra occasione perduta, non banale, la legge del 2011 che ha consentito ulteriormente alle Regioni a Statuto ordinario di intervenire sui tributi compartecipati. Anche rispetto a questa occasione la risoluzione della prima Commissione individuava un percorso.

Se noi oggi pensiamo di non avere competenza, esattezza, diligenza nel rispettare le scadenze, rispetto per i luoghi in cui si tratta, capacità di trattare, e invece pensiamo di ottenere risultati perché trasformiamo tutto in ideologia, noi stiamo commettendo un errore pauroso e questo errore lo stiamo commettendo ancora oggi. Il Trentino, evocato dal collega Porcu, è una Regione che quando scrive le norme di attuazione degli articoli del suo Statuto non le scrive in tre righe, li dettaglia in pagine intere, declinando ogni aspetto finanziario del rapporto con lo Stato. Il Trentino, che ha un terzo della nostra popolazione, ha avuto trasferimenti in infrastrutture dieci volte superiori a quelli della Regione Sardegna e oggi ha un PIL che produce il gettito di cui parlava l’onorevole Porcu.

Non si ottiene la zona franca ideologizzandola, la si ottiene studiando esattamente, partecipando ai luoghi deputati alla trattativa.

Sul decreto legislativo 75 io ho sentito dall’Assessore le ipotesi che si stanno formulando. Però sono ipotesi, Assessore, che alla fine fanno sì che i punti franchi doganali riguardino i porti ed esclusivamente i porti. La previsione del decreto legislativo delle aree strutturalmente connesse non è contemplata. È contemplabile? E’ un problema di perimetro? Bene, io sul perimetro apro un negoziato con lo Stato, ma politicamente non posso negoziare su Arbatax solo col territorio di Arbatax; su Olbia non può negoziare solo Olbia per se stessa, perché tutto l’hinterland è interessato a quella soluzione. Questo è un tema politico da declinare tecnicamente, ma non da semplificare tecnicamente in maniera tale da fare le piccole aree portuali.

Due parole sulla struttura finanziaria. Per avere le idee chiare sulle politiche delle agevolazioni fiscali bisogna avere le idee chiare sulle politiche della spesa della Regione Sardegna. La Regione Sardegna ha questa struttura della spesa:: 3,4 miliardi per la Sanità, 2,5 miliardi per la gestione. Sono pochissime le risorse per lo sviluppo. Noi oggi, in questo momento, abbiamo difficoltà a stanziare 500 milioni per, magari, finanziare un’esenzione fiscale per le start-up, perché questo dovremmo fare, cioè avere dei provvedimenti selettivi, esentare le piccole imprese in zone svantaggiate, eccetera, eccetera. Come ci si prepara? Ci si prepara avendo chiaro come rivedere la spesa regionale.Come rivedere la spesa? Faccio un esempio banale: abbiamo fatto la riforma delle agenzie agricole nella scorsa legislatura e io l’ho votata, poi l’evoluzione qual è stata? Che adesso abbiamo un direttore generale all’agricoltura e altre tre direttori generali. Ma è possibile pensare che invece non si possa risparmiare con un solo direttore generale e alcuni capi servizio? Possiamo pensare ancora di non applicare le norme nazionali sui piccoli ospedali e trasformare i posti letto che abbiamo in posti letto territoriali? Senza una revisione della spesa noi non possiamo progettare politiche fiscali. Con questa serietà io credo si debba affrontare il tema delle zone franche ma, non perché ero io il Presidente della Prima Commissione, ma perché è vero, la strada è quella indicata dalla Risoluzione della Prima Commissione non certo quella delle bufale ideologiche.

5 Commenti

  • Quinto moro

    Paolo, intanto ho avuto il piacere, finalmente, di conoscerti, grazie all’iniziativa del Laboratorio Gallura del 6/7 ad Olbia. Hai avuto modo, rispondendo ad una serie di domande, di chiarire molto bene il percorso che intendi perseguire per quell’agognato “partito dei sardi” che dovrebbe proporsi alla guida della Sardegna. Il lavoro che ti attende è ancora difficile e lo sarà sempre di più quando “il sistema” che in tanti (almeno a parole) diciamo di voler modificare farà “uscire allo scoperto” i suoi sodali con l’avvicinarsi della prossima scadenza elettorale regionale (nazionale per gli indipendentisti). Anche il laboratorio Gallura è impegnato in un altro difficile compito: far riunire sotto un unico schieramento tutto il variegato “universo indipendentista sardo”.
    Sono certo che a muovere entrambi gli obiettivi (il tuo e quello del laboratorio) è solo l’amore per questa nostra terra “martoriata”. Ecco perchè auspico (sognando ad occhi aperti) una “grande aggregazione” di fratelli sardi, non più divisi da gelosie assurde ma uniti per vincere.
    Se non ora… quando?
    Fortza paris

  • Oscar Cherchi Medico????
    Caro Edmondo magari lo fosse!!
    é un Geometra che ha avuto un culo grande come una casa ad essere stato eletto.
    Ma non lo voteremo più tranquillo!!

    Vai a vedere il suo sito
    http://www.oscarcherchi.it
    Un pò megalomane ma dopotutto non ha fatto un piffero, quindi meglio non far nulla per non fare danni

  • Edmondo Costa

    Gentilissimo Paolo, non mi addentro nei meandri delle discussioni sulla zona franca per il semplice fatto che non ho la competenza necessaria pr farlo nè ho ancora avuto la possibilità, che attendo da tempo, di partecipare ad un incontro, che vorrei risolutivo, nel quale i massimi esperti di settore, non ideologizzati, ci prospettino possibilità e modalità di attuazione, positività e negatività relativi al problema della zona franca.
    Nel tuo intervento vorrei soltanto focalizzare un concetto ricorrente nei tuoi e nei miei incontri e scOntri dialettici: IL VALORE ASSOLUTO DELLE COMPETENZE.
    Sono assolutamente certo che il futuro della Sardegna sia legato alla ricerca ed al coinvolgimento nell’ambito politico di vere e dimostrabili competenze.
    Leggendo il tuo intervento mi sono incuriosito e sono andato a cercare il nome del Direttore Generale dell’Assessorato all’Agricoltura. Oltre a trovare il nome, assolutamente sconosciuto, di una laureata in lettere, ho avuto anche modo di leggere il suo curriculum, che invito tutti gli eventuali esperti del settore a leggere.
    Dire di essere rimasto esterrefatto è ben poco!
    A questo punto, tenendo anche conto del fatto che l’esimio Oscar Cherchi pare sia un medico, mi chiedo: ma chi cavolo c’è nella politica e nell’amministrazione regionale delle Sardegna che abbia la minima idea di cosa sia l’immenso e strategico campo dell’Agricoltura e di ciò che attorno ad esso ruota?
    E ci chiediamo perché siamo allo sbando?

  • Lavoro presso una azienda privata.
    Mi sento un emerito cretino in quanto nel mio lavoro cerco di dare il massimo, mentre molti colleghi se ne fregano dicendo: tanto il 26 arriva lo stesso.
    La maggior parte dei consiglieri regionali è fatta proprio come i miei colleghi: inutile, ignava, egoista, autoreferenziale.
    Forse molti consiglieri sono peggio dei miei colleghi in quanto l’ignoranza di cui sono permeati produce danni ben peggiori, vista la posizione apicale che ricoprono.

  • Leggendo questo intervento e ripensando alle domande che hai rivolto in questo spazio alle brioches il 01.07, sono sempre più convinto che siano rari quelli con una visione cosi chiara e concreta delle priorità e delle cose da fare per la Sardegna.
    Sino a quando avrai voglia, sperando sia per molto tempo ancora, buon lavoro!

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