Non sfugga a nessuno che il sentimento più diffuso tra la gente verso Buen camino di Zalone è di simpatia, quello tra gli addetti ai lavori e i critici è di stizza e di invidia.
Fa rabbia ad alcuni che un film leggero non sia però frivolo, che riesca a intrattenere e a far pensare (docere, delectare, movere insegnava il buon Tullio).
Forse indispettisce che si possa fare ancora in Italia un film che non si occupi in forma drammatica della crisi di coppia, del rapporto complesso tra genitori e figli (mai raccontare di un padre o di una madre che ama ed è riamato dai propri figli, troppo banale, troppo normale), oppure di omicidi o di conti in sospeso che riemergono dal passato (è dai tempi del Conte di Montecristo che frequentiamo il tema della colpa sepolta e rimossa che ritorna come vendetta. Ne abbiamo i penduli pieni!).
Forse non piace che il film, probabilmente per la mano del regista Gennaro Nunziante, non sia una banale successione di sketch comici, come accaduto in altre prove di Zalone.
È coeso, quasi aristotelico (qualcuno ricorderà le unità di tempo e di spazio dello Stagirita), i tempi narrativi sono calibrati con i mutamenti emotivi e psicologici dei personaggi, i personaggi minori non sono schiacciati ed effimeri, ma concorrono bene alla trama (in particolare è magistrale l’interpretazione che fa di Alma la bravissima Beatriz Arjona), con un grandissimo Hossein Taheri, che interpreta Tarek, il compagno engagé della moglie di Zalone.
I comici sono coloro che più acutamente hanno il senso del tragico. Totò ha dichiarato di aver capito l’animo umano notando che la gente rideva se qualcuno inciampava per strada. Anche in Buen camino il “fondo” è tragico (un uomo cinico che vive delle cose e per le cose), ma Zalone, come è sua cifra, lo carica di kitsch, lo involgarisce, ne enfatizza il lato grottesco, deforme, ma lo fa esteticamente non moralmente (il mondo dei primi minuti del film è lo stesso di Loro di Sorrentino, con la sola differenza dei linguaggi, uno di dileggio, l’altro di denuncia). E siccome la commedia deve intrecciare il bene e il male, la bellezza di questo film è l’emersione lenta del bene, il suo affermarsi per contagio e non per logica, il suo manifestarsi in azioni piuttosto che in parole. Intanto, però, il tema universale del senso della vita, scorre come fiume carsico in tutta l’opera.
La cosa più triste è vedere Zalone criticato per una battuta su Gaza, e non invece per una sullo sterminio ebraico, pur presente.
Siamo da capo.
I comici vedono ciò che la società sacralizza e lo ribaltano; i meno dotati di gusto e di intelligenza si indignano, perché pretendono che di alcune cose non si rida, come se non si sapesse che il divieto è proprio il limite che il comico si sente sfidato a superare.
Vi è un filo conduttore tra le sacralizzazioni della storia e le vittime del sacro.
Khomeini condannò Salman Rushdie per i suoi (bellissimi ) versetti satanici: Umberto Eco costruì uno più temibili assassini, il venerabile Jorge, sul divieto della risata; in Italia abbiamo gli “impegnati” che decidono di che cosa e come si debba parlare. Ovvio che una persona intelligentissima come Zalone li sommerga con una ristata e con una valanga di incassi.


Ho visto il film. Mi è piaciuto, meno di Quo Vado, ma comunque godibile. Solo un appunto sul suo successo. Non confondiamo incassi con spettatori. Reccord di incasso assoluto ma senza analisi con inflazione non rende bene l’idea. Altro dato sbagliato, che molti giornali sciattamente hanno scritto, è che sia film più visto di sempre. È sufficiente andare anche solo su Wikipedia per scoprire che nessun film di zalone compare nemmeno tra i 20 film più visti. Basti dire che il Dottor zivago è stato visto in sala da 22 milioni di italiani e Buen Camino circa 8.
Ho visto il film, condivido appieno il suo giudizio. Qs film mi ha molto colpito, perché oltre alle superba comicità, propone il tema della relazione tra un padre mancante nel suo ruolo, e una figlia adolescente in cerca di sé stessa. Lo ambienta peraltro sul cammino di Santiago, in Spagna, e lo svolge nel percorso di incontro vero fra i due protagonisti. Un lieto fine poi, da ascoltare e guardare attentamente. Non dico altro per chi non ha ancora visto il film. L’ avvenimento per me è vedere la bravura del regista nel rappresentare ciò che Papa Benedetto chiamava EMERGENZA EDUCATIVA. Ho visto lo stesso bisogno espresso sui Social dei genitori sui fatti di La Spezia Ho loro scritto che i loro figli assorbono le loro reazioni di odio, cattiveria, violenza che quel malcapitato ha assorbito dalla sua famiglia e anche dalla sua cultura. Allora il coraggio che manca è quello di voler spezzare questi meccanismi di azione/reazione e di provare una strada diversa . Zalone mostra questo cambiamento perché ha provato a seguire strade diverse semplicemente proposte da una compagna di cammino. Film Bellissimo!!!!!! Zalone numero uno!!!!!! Grazie. Giovanna Genoni
Chi rosica per il successo sono le persone dello spettacolo allineate ad una parte politica; forse non se lo aspettavano.
Con mia moglie abbiamo visto il film, è stata una serata leggera.