Politica, Stato sardo

Vuoi vedere che vinciamo

vinceredi Paolo Maninchedda

Ieri, al teatro Massimo, abbiamo letteralmente occupato (300 persone…..boh!) uno spazio inconsueto: il foyer di un teatro dove alle 20 doveva andare in scena un galà della Croce rossa. Noi, mentre arrivava la gente, eravamo lì a parlare di indipendenza e di Stato. Per la prima volta la borghesia cagliaritana ha scoperto che gli indipendentisti sono normali, non mordono, hanno le idee chiare e saprebbero governare meglio di tanti partiti tradizionali.
Siamo stati circondati da un affetto forse immeritato (parlo per me) data la ruvidezza e la solitudine psicologica che mi affligge.
Nessuno obbligava tante persone, lavoratori, professionisti, funzionari regionali, medici, mamme e babbi con prole, sindacalisti, a stare lì in piedi per due ore.
Nessuno obbligava Gesuino Muledda a venire, faticare molto per stare seduto due ore e dopo dire che non ha senso parlare delle differenze che ci contraddistinguono per il 10% ma che era meglio parlare del 90% che ci unisce. Una lezione di umanità, di cuore e di sapienza politica.

Nessuno obbligava Paolo Mureddu e Tore Salis dei Rossomori a stare lì a ascoltare, ma lo hanno fatto, con cortesia e amicizia.
Nessuno obbligava Bustianu Cumpostu, che ha un cuore grande quanto i suoi interventi, a venire a dirci che ha una grande tentazione: quella di stare tutti insieme.
Nessuno obbligava Gavino Sale a dire, avendo a fianco Franciscu, che insieme vinciamo; non a dirlo, a urlarlo con convinzione.
Nessuno obbligava Salvatore Lai di Sardegna Pulita (ex Idv) a venire e a venire con Andrea Rubattu un nostro avversario politico a Macomer alle ultime elezioni amministrative.
Nessuno obbligava Claudia Zuncheddu a venire lì, seduta a tre metri da Gesuino Muledda e che per lo sfratto che ci ha dato il Massimo non ha potuto parlare. Le chiedo pubblicamente scusa. La prossima volta iniziamo da lei.
Ieri si registrava un clima di persone dedite a una grande causa, disinteressate alle carriere personali, festose, consapevoli della loro forza. Ieri c’era il clima di convocazione di una grande costituente.
Ieri all’orizzonte si è presentato il grande soggetto politico del futuro: una grande partito della Sardegna che si iscrive nella tradizione democratica e solidarista europea: libertà, giustizia, solidarietà, ricchezza, lavoro.
Torno a casa e penso: “Vuoi vedere che vinciamo”.