La Corte dei Conti ha condannato il sindaco di Palau, Manna, a risarcire il Comune per oltre 20.000 euro per una vicenda che merita di essere guardata un po’ da vicino.
La sentenza riguarda una serie di incarichi conferiti tra il 2018 e il 2022 all’ingegnere Pinco Pallo, ex dirigente della Regione ora e già allora in pensione, come assistente per il PUC, il PUL e per la lottizzazione di Punta Sardegna. L’incarico venne approvato dalla Giunta e poi più volte prorogato e integrato.
Secondo la Corte, l’affidamento era illegittimo perché il Comune non dimostrò l’impossibilità di utilizzare professionalità interne, non effettuò la necessaria ricognizione del personale disponibile, affidò attività prive del carattere di eccezionalità richiesto dalla legge e, soprattutto, conferì l’incarico a un soggetto già in quiescenza, cosa vietata dall’art.5, comma 9 del Decreto Legislativo 95/2012. Dagli atti risultava inoltre la presenza nell’organico comunale di tecnici con esperienza pluriennale in materia urbanistica.
La cosa più bella è data dalle motivazioni addotte per nominare Pinco Pallo, la cui attività di “assistenza” si estrinsecava, a detta dell’Amministrazione di Palau in “in mere attività di assistenza, che non comportano studio o consulenza”, in quanto “attività che si concretizzano nel dare supporto nell’adozione di provvedimenti in applicazione di norme giuridiche che non presentino particolari difficoltà interpretative, sottolineando al riguardo che “l’affidamento del servizio di cui trattasi è ammissibile anche per un lavoratore in quiescenza dal momento che l’oggetto dell’affidamento si differenzia qualitativamente dalle ipotesi tassativamente vietate per il personale in quiescenza”.
Pinco Pallo non sarebbe stato chiamato per studiare, consigliare o interpretare: no, sarebbe stato incaricato soltanto di accompagnare l’amministrazione lungo sentieri giuridici così semplici da non richiedere né studio né consulenza. Una sorta di guida alpina assunta per attraversare il corridoio di casa.
La tesi è affascinante: il pensionato, per definizione, potrebbe e dovrebbe dunque occuparsi di tutto ciò che non presenta particolari difficoltà interpretative e la cosa mi turba non poco: io fra poco andrò in pensione. Se il lavoro è diviso in due reparti, da una parte le questioni complesse, riservate ai vivi, dall’altra quelle semplici, affidabili ai quiescenti, finirà che a me in famiglia faranno solo controllare il meteo.
Resta da capire perché, se le norme erano così chiare, servisse un assistente. Se non occorreva studiare, se non occorreva consigliare, se non occorreva interpretare, che cosa occorreva fare? È il mistero centrale della vicenda: un incarico indispensabile per svolgere attività che, a leggere gli atti, sembrano non richiedere alcun consulente. Una figura amministrativa nuova, dunque, a metà tra il consulente e l’angelo custode.

Se ci fosse più serietà una condanna per danno erariale dolosa commessa da un amministratore dovrebbe prevedere la decadenza immediata.
Siamo pigri, quindi giusto riassumere i fatti in poche parole:
Un Sindaco, che ha provato (senza riuscirci) a far assumere un amico in una azienda privata, è stato posto SUBITO agli arresti (domiciliari) nonché è stato SOSPESO dalla carica anche a seguito di (plebiscitaria) rielezione.
Un altro Sindaco, invece, l’amico è riuscito a contrattualizzarlo per davvero (nel proprio Comune però!) e, a 8 anni dal fatto, è ancora lì sulla poltrona, benché alleggerita di € 20’000.
Morire? Piuttosto che (rubare) niente, meglio piuttosto!
Questa prassi di avere un “angelo custode” non è poi cosi diversa da quella che da oltre un decennio, sistematicamente, spinge talune Agenzie della RAS sotto ombrello della Presidenza o taluni Servizi Assessoriali, a stipulare i cosiddetti Accordi di Collaborazione con dipartimenti universitari isolani che di solito (sempre) riescono a produrre risultati assolutamente ordinari con tempi ed elargizioni finanziarie nettamente superiori a quelli di mercato in una sostanziale condizione di alterazione dello stesso mercato concorrenziale. Nessuno ha mai fiatato, tanto meno certi ordini professionali che potrebbero e dovrebbero farlo, quanto meno per mandato istituzionale.
Considerati i mediocri risultati che derivano dalla stragrande maggioranza di questi Accordi di Collaborazione, le ragioni di questo ricorso al Nume Tutelare Accademico, sono semplici: “Lo ha scritto l’università, quindi non potete replicare, anzi taci!”. Si tratta quindi di una spregiudicata prassi applicativa della filosofia del Marchese del Grillo. Ovviamente con surplus straordinari ed evitabili di costi pubblici a fronte di esiti sistematicamente ordinari, per non dire modesti o nulli sulle decisioni.
Scandalizzarsi? Ma con tutto ciò che vediamo non appena si può … Se questa fosse l’ eccezione forse si avrebbe anche speranza. Ma questo avviene nella politica, nell’ azienda sanitaria, nelle Università … in tutti gli uffici pubblici dove le leggi sono seguite … a volte si a volte no.
… MAI che un Cliente Privato MI proponga una Consulenza Ben Pagata per una semplice indicazione sul fatto che il Sole scaldi l acqua o, più efficacemente, rinfreschi l aria …E INVECE solo pinnicche e sgretolamento di gonadi …. a gratis.
Si, molti di NOI sono nella parte sbagliata del Mondo al Contrario …
… ma si cudhu in pensione no ischiat it’e fàghere?!… E poi, Santa Teresa de Gadhura est, pessade unu pagu, nelle Bocche di Bonifacio: ojamomia it’arrori, tanti ge no serbit un’àngelu de guàrdia a castiai! E in prus, narat su dìciu, «in su buconi pratziu s’àngelu si dhui setzit!»