Le petizioni online non sono sempre uno strumento decisivo, ma sono spesso un buon termometro. Quando cittadini e associazioni sentono il bisogno di raccogliere firme per fermare un intervento urbanistico significa che, prima ancora del progetto, si è incrinato il rapporto di fiducia con chi governa il territorio.
Sta accadendo anche a Villasimius. Su Change.org è stata lanciata una petizione contro il progetto “Villa Giunco”, che prevede la demolizione di due fabbricati esistenti e la realizzazione di un nuovo edificio in un’altra parte dell’area, in prossimità dello stagno di Notteri e di Porto Giunco. I promotori ricordano che l’area ricade in una Zona Speciale di Conservazione e chiedono che venga privilegiata la tutela della biodiversità e un modello di sviluppo fondato sul turismo sostenibile.
Al di là del merito della vicenda, che racconteremo nei suoi sviluppi, ma ricordando anche che la lottizzazione prevista in quell’area è stata a suo tempo cassata definitivamente dal Consiglio di Stato, per cui si è di fronte a qualcosa di nuovo e di completamente diverso rispetto al passato, ma sempre insistente in un’area altamente vincolata dal PPR, colpisce un altro aspetto. In Sardegna l’urbanistica sembra essersi trasformata in una successione di casi isolati. Prima Villa Certosa, con la variante al PUC che ha modificato il regime urbanistico del compendio mentre era in corso una trattativa milionaria. Oggi Porto Giunco, di proprietà dell’editore dell’Unione Sarda di cui tutti temono, e temiamo, la capacità di fuoco sulla reputazione degli avversari. Ma se il timore della forza di un potente avversario ci portasse a rinunciare a una battaglia giusta, che uomini saremmo?
Domani quale altro pezzo di costa sarà la sede di un’eccezione?
Il punto non è essere favorevoli o contrari a un singolo progetto. Il punto è che manca un dibattito pubblico serio sul governo del territorio. Si discute della singola variante, del singolo albergo, della singola villa, del singolo ricorso, ma non della direzione complessiva verso cui si vuole portare la Sardegna.
Quando la pianificazione arretra, avanzano inevitabilmente le eccezioni. E quando le regole non sono percepite come stabili e condivise, ogni intervento diventa uno scontro tra interessi contrapposti, petizioni, campagne mediatiche e polemiche locali. È la vittoria della casistica sulla politica.
La Sardegna avrebbe invece bisogno dell’opposto: una visione capace di dire con chiarezza dove si può costruire, dove non si deve costruire e perché. Solo così le decisioni smetteranno di apparire come favori, eccezioni o forzature e torneranno a essere ciò che dovrebbero essere: l’applicazione coerente di una politica del territorio. Finché questo non accadrà, Villa Certosa, Porto Giunco e le prossime controversie continueranno a essere episodi diversi della stessa storia. Ma il Pd e la Giunta regionale, dinanzi a questi contenuti, si girano dall’altra parte.

Il timore reverenziale nei confronti dei gruppi editoriali o dei magnati stranieri è l’ammissione di una irrilevanza. Una classe politica nazionale regionale comunale che si fa dettare l’agenda urbanistica dalla “capacità di fuoco” mediatica degli avversari ha già abdicato al proprio mandato democratico.
Con la scusa dei 20 anni del PPR, questi illuminati simpaticoni sedicenti progressisti di oggi mi sa tanto che stanno decidendo di assestargli più di una stoccata. Le dichiarazioni, il tono pacato e persino so(tto)mmesso, nonché l’espressione da chierichetto dell’attuale temporaneo assessore sassarese-“algherese” degli ELFU, mi fa sempre sospettare che stia lavorando alacremente per eseguire ordini dall’alto, impartiti cioè da una certa miscellanea politico-accademica rimasta in apparente quiescenza in questi ultimi anni.
Enea Beccu, in quel suo meraviglioso libro sui boschi della Sardegna, rammenta la battaglia continua ed inutile per salvarli dalla distruzione. Ancor oggi quando, fermandomi, vedo dell’edera che si avvinghia ad un bel tronco, mi torna in mente il libro di Enea: fu difatti quella pianta una delle ragioni (tra le tante) che portarono alla distruzione delle immense selve della Sardegna. Nonostante regole precise e ferree, molti abbattevano l’albero che appoggiandosi poi al terreno sfamava con le tenere foglie dell’edera il bestiame. Ed allora: qualcosa è cambiato nelloggi che vede il solo sviluppo nella continua costruzione di case a danno del paesaggio già martoriato da condominii turistici fin su nei cucuzzoli?
Sterco del Demonio.
Questo è l’atteggiamento opposto all’estremismo ambientalista. L’approccio della richiesta di deroga è legittimo, la risposta negativa o positiva Legale. Ma questi non sono casi isolati. Vi invito a visitare la marina di Cardedu, in Ogliastra, dove a pochi metri dalla spiaggia di Museddu, della sua pineta e delle sue ritrovate dune (rinate dopo gli interventi di compensazione), sta sorgendo un mostro con 1.200 posti letto e, tra pochi mesi, inizieranno i lavori per le “villette di lusso” di un nuovo residence. Intanto la forestale è già intervenuta, pare, a bloccare gazebo sulla spiaggia e strutture “amovibili” a ridosso della pineta. Tutto perfettamente legale, ovviamente, ma sull’opportunità di distruggere quel pezzo di Ogliastra vivibile?? Almeno di questo si può discutere senza essere tacciati di ambientalismo oltranzista?
Prof. Lei ha centrato il punto. Non si può arretrare davanti al timore di una ritorsione. Né davanti al fatto che esistano possibili legami di amicizia con i responsabili di certe devastazioni/assalti. Le chiediamo pertanto di poter interrogare – anche attraverso questa pagina – quanto sta avvenendo a Quartu, all’ingresso del Parco Molentargius, dove in pochi mesi è stata edificata una vera e propria centrale elettrica (cabina collegata allo scempio che sta realizzando Terna a Terra mala, con il Tyrrhenian link). Una struttura di dimnensioni impensabili, proprio all’ingresso di un’oasi lagunare sulla quale gravano vincoli ambientali di ogni tipo. Nessuno ne parla. Se non pochissimi. A Quartu tutto è stato deliberato nel silenzio totale della stampa e di chi governa. Oggi il Presidente dell’Ente Parco siede addirittura nei banchi del Consiglio Comunale. Tre anni fa il primo cittadino rifiutò arrogantemente ogni tipo di confronto con i cittadini e i comitati che chiedevano confronto e spiegazioni sul caso di Terra Mala.
Oggi quel silenzio ha permesso – tra i tanti silenzi e narrazioni distorte sul territorio quartese – di rimettere a capo le stesse figure che hanno lasciato passare queste operazioni devastanti.
Pensiamoci: neppure davanti alla devastazione della porta d’ingresso del Molentargius (parte Quartu) riusciamo più a indignarci? Neppure davanti allo scoperchiamento del suolo di un pezzo di costa possiamo chiedere riscatto? E soprattutto: come possiamo permettere, a chi vuole imporre il silenzio o la normalizzazione, di parlare di sostenibilità e buon senso politico davanti a scempi come questi, di cui la responsabilità ricade anche su di loro? Accenda i riflettori Prof. Grazie.
E aggiungerei Cala Finanza a Porto San Paolo. Giusto?
Ciò che meraviglia è che, riguardo ai disastri urbanistici prospettati che si susseguono con frequenza sempre maggiore, non ci sia alcun ostacolo da parte di chi, almeno per competenza, dovrebbe avere le idee chiare sul governo del territorio nel rispetto dell’ambiente.
E dire che ai vertici della giunta non abbiamo medici o letterati.
Forse mi sbaglio, prof. Maninchedda?
Sono in trepidante attesa della presa di posizione, in punta di tamburo, della consulente scientifica del progetto di trasformazione dell’ospedale marino al poetto in un albergo a 5 stelle
… a ‘guvernare’ dhue at gentighedha de gherra totu “sostenibile”, de gherra faendho e de gherra a fàere, totu a bìnchere, incasinare, distrùere e ammuntonare dinare a régula de gherra.
De su restu, ite dhue at chi giaet ‘trebballu’ prus de sa gherra?! E dinare a muntones!!!
At a èssere po sa ‘paghe’ chi como bollent fàere sa Banca (europea? mundhiale?) de sa gherra?
Chi crichent de si mòere in d-un’àtera prospetiva chi si potzat nàrrere umana?!
Unu tempus iant serrau is manincómios po is macos e deasi is casinos po is casinistas e abbisu chi como faent fintzas su “nobel” po sa gherra, totu a IA e a tontesa criminale.
Pianificazione. Come
Se fosse facile adeguare gli strumenti urbanistici al piano paesaggistico regionale. C’è chi è riuscito nell’opera, altri ci provano, altri ci provano meno. Ci sarebbe da discutere molto sugli effetti paradossali del nostro ppr. Poi ormai qualsiasi cosa riguardi urbanistica e edilizia in Sardegna è considerata sterco del demonio
… stanno pendando alla Sanità …e al modo migliore di privarsi dei 5 Stelle … ?
Concordo pienamente con le considerazioni del Prof. Maninchedda.
Oggi alla Sardegna occorre un progetto condiviso che punti a stabilire regole che diano certezze ed indirizzo legislativo sui prossimi 30/50 anni.
Serve una scelta condivisa su cosa vogliamo essere e sul come farlo.
L’Urbanistica dovrebbe disegnare le regole solo dopo che i Sardi hanno deciso il proprio futuro. Vogliamo fare dell’isola un’accogliente meta turistica ? Vogliamo che la Sardegna abdichi alle sue peculiarita’ e trasformi il suo territorio in una Centrale Elettrica Nazionale ? Oppure che resti Vergine per le prossime generazioni che verranno ? ( sempre ci siano nuove generazioni !!)
A tutte queste domande, bisogna dare una risposta definitiva, non farlo, equivale a condannare la Sardegna ad abbusi e sopprusi senza valorizzarne le potenzialita’ i servizi e la crescita economica e sociale.
Senza una crescita economica infatti, i nostri giovani saranno sempre costretti per cercare un futuro migliore ad emigrare, continuando ad impoverire l’isola di cervelli e risorse umane imprescindibili alla sua sopravvivenza.
Non farlo subito, ci trasformera’ a breve in una casa di riposo per anziani ultra ottantenni.
Su questo abbiamo tutti il dovere morale e civico di interrogarci e di decidere senza anteporre ideologie e barriere politiche alle scelte da fare oggi urgentemente, per garantire un futuro al nostro Popolo e alla nostra amata terra.
Un tempo era molto diffusa la scritta “ chi tocca i fili muore”…