Vertenza Entrate 2.0

18 gennaio 2014 08:320 commentiViews: 147

Simbolo-Partito-dei-Sardi-40X40cm-TONDOdi Franciscu Sedda

Si inizia dalle entrate. Non è una battuta. È la cosa più seria che si può dire e fare per il presente della Sardegna.

Per questo ha fatto benissimo Francesco Pigliaru ieri ad iniziare il suo importante discorso programmatico – in un Centro Congressi della Fiera stracolmo di gente fino all’inverosimile – dal tema delle entrate, dalla storia e dal futuro della Vertenza Entrate.

Non si può dare seguito ai tre decisivi pilastri indicati dal Presidente per rendere la Sardegna di domani competitiva nel mondo globale – istruzione di qualità dagli asili all’università, reti di protezione attiva per giovani e disoccupati, abbassamento della pressione fiscale per le imprese – se non si dispone delle risorse economiche per dare attuazione ed efficacia a queste politiche dell’intelligenza, dell’equità, dell’innovazione.

Insomma, non si possono tirar su i pilastri della casa se non si sono messe le fondamenta.

E il fondamento è l’accertamento, la riscossione e la gestione delle nostre entrate. O se preferite, è prendere in mano la nostra ricchezza e la nostra economia, il frutto del nostro sudore.

Difendere la nostra economia, aumentare la nostra ricchezza: come diciamo da mesi noi del Partito dei Sardi e come non ci stancheremo di ripetere in campagna elettorale,tutto ciò è fattibile realizzando immediatamente l’Agenzia Sarda delle Entrate, ribaltando il meccanismo che ha visto lo Stato incassare i nostri soldi per poi non renderceli nelle somme dovute, sottraendoci di anno in anno miliardi di euro.

Un meccanismo di delega di potere e responsabilità che ci ha impedito di aggirare un patto di stabilità insensato e ingiusto per la Sardegna. Un meccanismo di delega nel potere di controllo e di regolazione dell’economia che ci ha impedito di trattenere in Sardegna ricchezza generata sulla nostra terra ma portato altrove, come hanno fatto le tante imprese con sede legale fuori dall’isola, che incamerano valore grazie al nostro territorio, distruggendolo o incamerandone la bellezza paesaggistica

La mancata piena sovranità sulle entrate è stata alla meglio una pentola bucata, in altri casi un giogo, nel caso peggiore un coltello preso dalla parte della lama o puntato dallo Stato alla nostra gola.

È tempo di prendere il coltello dalla parte del manico.

Senza entrate, nessun potere.

Senza entrate, nessuna possibilità di azione.

Senza entrate, nessun futuro.

Senza entrate, solo il vicolo cieco di un presente oscuro e senza direzione.

Quello che ci ha consegnato Cappellacci.

Per questo ha fatto bene Francesco Pigliaru ad attaccare Cappellacci, la sua inconsistenza e i suoi disastri sul tema delle Entrate.

Ha fatto bene Pigliaru quando ha attaccato ricordando l’incapacità di Cappellacci di estendere i poteri, benché ancora parziali, in materia di gestione delle entrate che gli erano stati consegnati dalla giunta precedente.

Ha fatto bene Pigliaru quando ha attaccato ricordando che Cappellacci non solo non ha esteso i nostri poteri di controllo e regolazione in tema di entrate ma ha addirittura smantellato quell’iniziale presidio a difesa dei soldi dei sardi che era l’Arase.

Ha fatto bene Pigliaru quando ha attaccato ricordando che distruggendo tutto ciò Cappellacci ha rinunciato a far valere diritti (e soldi) già conquistati costringendo la Sardegna ad un insensato indebitamento.

Ha fatto bene Pigliaru quando ha attaccato ricordando che se prima distruggi tutto il lavoro fatto e la ricchezza conquistata e poi vai in giro a protestare contro lo Stato perché non ti rende un miliardo e trecento milioni stai solo facendo demagogia sulla pelle dei sardi.

Ed è un peccato. Un peccato veramente. Perché un Paese cresce solo se di governo in governo ci si passa la torcia delle cose buone. Solo se riconoscendo il lavoro positivo fatto da chi è venuto prima, migliorandolo e fortificandolo.

Distruggere il buono per creare la crisi su cui poi speculare non ha senso. E’ contro il bene di qualsivoglia nazione, della nostra nazione, del popolo sardo.

Perché un popolo non può diventare forte e grande e unito se di governo in governo si abbatte per intero il lavoro fatto, anche se parziale, per poter dire che prima non si è fatto nulla, per poter dire che tutto era un cumulo di macerie.

Eppure, lo si dice con rammarico, lo si dice con la pena di chi pensa al bene dei sardi a prescindere da chi lo faccia, Cappellacci sul tema delle entrate sembra aver fatto proprio questo. Distruggere per lamentarsi. Distruggere per scaricare le responsabilità.

E lo si dice con più pena perché mi viene facile ribadire che se Cappellacci avesse applicato la Legge del Fiocco Verde per l’Agenzia Sarda delle Entrate che giace in consiglio da quasi due anni , invece che mugugnare inutilmente contro lo Stato, gliene si sarebbe dato merito. Non si sarebbe potuto fare altrimenti che dargliene merito. Ma non l’ha fatto. Non l’ha voluto fare. Ha colpevolmente ignorato ciò che si poteva fare.

Cappellacci prima ha distrutto quello che si era iniziato a fare. Poi non ha colto l’occasione per ricostruire. Una doppia pesantissima colpa.

Per questo ha detto bene Francesco Pigliaru all’inizio del suo discorso: “Ci toccherà fare una Vertenza Entrate 2. Ma sappiamo da dove iniziare”.

Sì, sappiamo che dobbiamo iniziare dall’Agenzia Sarda delle Entrate.

Perché senza prendere in mano la nostra ricchezza, le nostre entrate, non può esserci nuovo inizio, non può cominciare il domani.

Non c’è via d’uscita, dalla crisi economica e morale della Sardegna, se non ritroviamo le nostre entrate, se non varchiamo con coraggio – attraverso la costruzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate – la porta che conduce alla costruzione di una Sardegna libera, prospera, giusta, degna.

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