Un’occasione per la lingua, la cultura e la scuola in Sardegna

11 gennaio 2012 20:353 commentiViews: 7

scuolaSta per essere pubblicato il bando per i servizi per il Progetto Scuola digitale. So che Silvano Tagliagambe ne ha già dato l’annuncio alla Conferenza regionale sulla lingua. È un’opportunità molto significativa per l’intero sistema culturale sardo, in particolare per il mondo della scuola (precari compresi, i quali, peraltro, hanno un’occasione di lavoro – tutt’altro che soddisfacente, ma comunque possibile grazie alla norma che ha orientato l’utilizzo di queste risorse anche per il precariato scolastico – con i progetti contro la dispersione approvati per 14 milioni con il Decreto 73/2011 dell’Assessore alla Pubblica Istruzione). Facciamo un passo indietro. Con la delibera 28/69 del 24 giugno 2011 la Giunta ha deciso di individuare dieci  scuole sarde (capofila di reti) per la produzione di contenuti didattici digitali.  La quota riservata a queste scuole è finanziariamente rilevante (si parla di una cifra sopra i 5 milioni di euro) e dovrebbe essere destinata a finanziare la manipolazione editoriale e l’adattamento a fini didattici di contenuti forniti come frame. In sostanza, se anch’io ho capito bene dalle notizie che mi sono state date (perché le ho chieste), dal bando di prossima pubblicazione sono esclusi i milioni riservati alle scuole sarde per elaborare i contenuti forniti in forma di frame e acquisiti col bando. Per esempio: col bando la Regione acquisisce non il libro di letteratura italiana di Mondadori, ma tanti micro contenuti sui singoli autori, affidati poi agli insegnanti per ‘montare’ la loro lezione. I 5 e passa milioni di euro destinati alle dieci reti di scuole sarde (tenuti fuori dal bando e riservati alle scuole sarde) servirebbero appunto a pagare gli insegnanti per fare questo. Non solo.
Il Bando dovrebbe prevedere precettivamente una riserva di contenuti di argomento sardo (tra cui, molto rilevante, la lingua), cosa che rende impossibile alle aziende potervi partecipare senza un adeguato coinvolgimento di insegnanti (soprattuto),  intellettuali, istituti e associazioni della Sardegna. Ciò che io dico è questo: i bandi prevedono requisiti europei e sulla Sardegna si riverseranno tutti i network editoriali d’Italia, cercando di reclutare, magari marginalmente, intellettuali, professori, esperti lingusitici sardi ecc. Si rischia, come al solito, di contare poco nella competizione sulle risorse (nostre) perchè non ci si organizza. Tra l’altro, questa è una grande occasione per incardinare l’uso veicolare del sardo nelle scuole (dove è giusto che si incardini): rispetto a questo obiettivo nessuno può battere le esperienze maturate in Sardegna.
Penso che sia opportuno che scuole, associazioni di insegnanti, editori, associazioni per la promozione della lingua, ecc. chiedano all’assessorato un incontro tecnico per capire, in vista del bando, come ci si può organizzare in Sardegna, come si può far in modo di non essere subordinati in una grande opportunità di formazione, di lavoro intellettuale, di modernizzazione e di internazionalizzazione.

3 Commenti

  • Michele Pinna

    Certo! Uno che si firma AA le idee non può che averle meno che chiare. In Sardegna c’è di tutto e di più: meglio così. Milia farà quello che dovrà e che vorrà e noi saremo contenti così. Me ingenuo, a questo punto, non posso che stare a guardare e guarderò insieme, magari, al signor AA.

  • È vero Scuola Digitale è una grande occasione. Ma arrivati a questo punto è molto importante la fase della attuazione pratica, infatti come sempre il diavolo si nasconde nei dettagli.

    Alcune questioni:

    Abbiamo imparato qualcosa dal fallimentare progetto Marte (altro progetto che voleva innovare la scuola)?
    Progetto che, diverso da molti punti di vista, da altri presenta degli interessanti elementi di continuità… Bisognerebbe non commettere gli stessi errori: interventi non organici, ritardi, scarsa formazione-informazione ecc. ecc.

    I dirigenti scolastici e docenti sono in grado di portarlo avanti?
    Tenendo conto che nella scuola attualmente opera una massa di persone che a malapena la mattina riconosce i parenti, figuriamoci lavorare ad un progetto di tale portata. Gente che appena gli parli di “frame” si prende la solita quindicina di giorni di malattia per riprendersi. Molti di essi, tra l’altro, dovranno rimanere molti altri anni a scuola grazie alla riforma delle pensioni.

    La Regione sarà in grado di gestirne la parte amministrativa?
    Ricordiamo che il progetto doveva partire 2 anni fa.
    Sono stati superati i problemi relativi al fatto che si tratta di gestire fondi europei? Abbiamo valutato le questioni che potrebbero emergere nella fase dell’attuazione?
    Naturalmente il fatto che sia partito male non vuol dire niente, ma se tanto mi da tanto.

    Sono curioso di sapere che fine faranno i distributori di libri sardi che sulla scolastica ci campano. Perderanno in termini di fatturato?

    On. Maninchedda, vedo che è molto fiducioso sul fatto che “con i progetti contro la dispersione approvati per 14 milioni con il Decreto 73/2011 dell’Assessore alla Pubblica Istruzione” ne beneficerà il precariato scolastico. Negli interventi similari fatti negli anni scorsi quanto è andato ai precari e quanto ai docenti di ruolo? È stato fatto il punto su quegli interventi, a livello di efficacia e di impatto occupazionale? (naturalmente sono domande retoriche).

    A Michele Pinna dico che, secondo me, le idee su come fare i bandi sono chiare, tranquillo. Inoltre in Sardegna esistono già soggetti aventi le “nuove capacità che i bandi di tale portata richiedono”. Questi soggetti sono pronti e non da oggi, tranquillo. Sul fatto che Milia apra un tavolo e vi convochi per fare bene il bando non ci credo neanche se lo vedo.

  • Michele Pinna

    La notizia che Paolo ci da sulla scuola digitale è, in questi tempi di crisi nera, più unica che rara. Non vorrei che, colme altre volte è successo, in Sardegna, le imprese locali restassero all’asciutto. Come dire, qui si sentono i tuoni mentre la pioggia cade altrove.
    In termini più chiari non vorrei che si sfiondassero sulla torta le case editrici e le imprese simili di mezzo mondo e a noi ci mettessero a pelare le patate, come al solito. Spetta a noi, anche, vigilare e saperne trarre i giusti vantaggi adeguandoci, anche, alle nuove capacità che i bandi di tale portata richiedono. Credo che però, in tutto questo, sia neccessario, al dilà delle dichiarazioni d’intenti che, nella loro generalità appaiono persino troppo buone, bisognerebbe, davvero, capire cosa vuole fare l’assessore Milia, il direttore scientifico, il professor Tagliagambe ecc. Si tratta di vedere e di capire come vogliono fare e come stanno facendo i bandi. Perchè tutti noi sappiamo che da come si fanno i bandi s’intende dove si vuole andare a parare. Io qualche idea ce l’avrei anche ma sarebbe, in questa fase, neccessario aprire un tavolo con l’assessore, con il direttore scientifico del progetto, con gli operatori culturali, con il comitadu pro sa limba sarda, con editori sardi interessati alla questione, ecc. ecc. Credo che in Sardegna le risorse umane e le competenze ci siano tutte. Si tratta di non essere come si dice che noi sardi siamo “pochi, sciocchi e disuniti”. Se l’assessore Milia leggesse queste brevi considerazioni gli direi fin d’ora “assessore perchè non ci convoca cosa aspetta o non le sembra che siamo già in ritardo?” Se no, qui da noi, si rischia di restare all’asciutto anche quando qualche volta piove. Perciò, avviso ai naviganti: “teniamoci pronti e muoviamoci di conseguenza.”

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