Una visione avanzata del problema linguistico: la nostra posizione. Martedì 3 siamo a Carbonia

1 settembre 2013 09:369 commentiViews: 77

di Riccardo Mura da Is novadores

Un grande passo nel cammino verso l’autodeterminazione della comunità sarda è quello dell’acquisizione della sovranità linguistica. In Sardegna si parlano diverse lingue e la maggior parte dei sardi parla o vorrebbe parlare piú d’una lingua. La situazione sociolinguistica sarda è delicata e complessa come tante altre situazioni sociolinguistiche nel mondo. Questa complessità non può essere ignorata, ma non deve neppure costituire un comodo alibi per rimandare decisioni politiche urgenti. In Sardegna si parlano diffusamente cinque lingue storiche. Una di queste, l’italiano, è giustamente detta “dominante”. Questo dominio è stato reso possibile attraverso la minorizzazione delle altre lingue che già si parlavano prima dell’imposizione dell’italiano. Fanno parte delle lingue sarde minorizzate (LSM) il sistema linguistico sardo, quello sardocorso, il catalano di Alghero e il ligure delle isole sulcitane. Le LSM e i sardi che le parlano sono sempre piú minacciati dalla diffusione opprimente del monolinguismo italiano, figlio di decenni di politica linguistica aggressiva, nazionalista e, per quanto riguarda la classe politica sarda, autorazzista. Il diritto individuale e collettivo all’uso della propria lingua madre deve essere garantito con le parole e con i fatti.

 

Le parole che confermano questo diritto sono in parte già state espresse nelle leggi che regolano il plurilinguismo nel nostro territorio: la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie (1992), la Legge regionale n. 26 del 1997 e la Legge statale n. 482 del 1999. Al momento non possiamo prescindere da queste tre leggi, ma nell’immediato futuro abbiamo bisogno di parole piú chiare e di misure piú efficaci. Cominciamo a fare ordine a casa nostra. Nei prossimi cinque anni −possibilmente entro i primi due− si rende necessario abrogare l’attuale legge regionale e discutere e approvare in tempi brevi una nuova legge per la tutela, il rafforzamento e la disciplina del plurilinguismo in Sardegna.

 

Ma perché questa nuova legge non si risolva nell’ennesimo sfoggio di belle e promettenti parole, bisogna destinarle una quota percentuale minima sul bilancio regionale. Non si può pensare di mettere in atto una pianificazione linguistica seria con gli attuali 3 milioni di euro, che costituiscono circa lo 0,05% dell’intero bilancio regionale! Nei prossimi cinque anni si deve aumentare lo stanziamento di 1 milione ogni anno, fino a che non si ottengano e consolidino risultati tangibili. Non saranno soldi buttati. Dobbiamo riuscire a vedere il plurilinguismo come un’opportunità di crescita economica: nuovi settori di ricerca e di sviluppo, piú occupazione, maggiore ricchezza culturale e quindi economica, piú libertà e dignità. I fondi necessari, potenzialmente, sono già disponibili, attraverso la prioritaria istituzione dell’agenzia sarda delle entrate (cfr. legge popolare del Fiocco Verde).

 

Lo scopo primario di questa legge è l’istituzione di una agenzia sarda per il plurilinguismo, un organo amministrativo fondamentale che dovrà rendere l’attuale Uffìtziu de sa limba sarda un vero e proprio istituto col compito di dirigere, pianificare, coordinare, eseguire e monitorare la politica linguistica della Regione autonoma della Sardegna. In particolare, l’agenzia dovrà svolgere dei censimenti per determinare le preferenze linguistiche dei cittadini sardi in rapporto ai loro territori, determinare le aree bilingui e quelle trilingui, coordinare gli enti locali e le scuole nell’esecuzione del plurilinguismo, proporre degli standard grafici e fonetici che facilitino l’uso delle LSM, progettare delle campagne di comunicazione per aumentare il prestigio socioculturale delle LSM, offrire servizi di consulenza ad amministrazioni, scuole, associazioni e aziende, proporre servizi e strumenti didattici diversificati in base all’utenza (bambini, ragazzi, adulti, anziani, stranieri, persone con difficoltà visive, uditive e motorie), promuovere la ricerca pubblica e privata, proporre corsi di formazione e rilasciare gli appositi certificati, supportare operativamente i diversi assessorati per ciò che concerne l’uso delle lingue.

 

Un altro capitolo fondamentale della legge dovrà trattare delle azioni e delle modalità per avviare il plurilinguismo nelle scuole di ogni ordine e grado, fissando dei parametri e dei tempi rigorosi. Consapevoli delle difficoltà e degli attriti che inevitabilmente sorgeranno nel sistema scolastico italiano, bisogna sancire e promuovere la possibilità di aprire una scuola sarda, pensata e progettata in modo radicalmente nuovo e realmente corrispondente alla situazione linguistica e culturale della Sardegna.

 

Allo stesso modo, è doveroso promuovere l’istituzione della facoltà di lingue e letterature sarde negli atenei di Sassari e Cagliari, ma al contempo sarebbe opportuno che la legge prevedesse anche l’apertura di una moderna e autonoma scuola di specializzazione in lingue e culture della Sardegna. Ampio risalto e relativi finanziamenti dovranno essere previsti per la ricerca in campo linguistico, un settore chiave nell’ottica di un plurilinguismo economicamente sostenibile e propulsivo.

 

Infine, la legge dovrà promuovere con ogni mezzo l’uso delle LSM nei mezzi d’informazione. Le lingue sarde devono essere sostenute nell’editoria, su internet e nei canali radiotelevisivi. Il prestigio delle nostre lingue passa anche attraverso il loro uso non folkloristico nello spettacolo e nelle arti, con particolare riguardo al cinema, alla musica e alla letteratura.

 

Per concludere, dopo tutte queste prescrizioni, un semplice ma altrettanto accorato auspicio: che il prossimo presidente della Sardegna parli in sardo, gallurese, tabarchino o algherese ai microfoni dell’aula di consiglio e della televisione.

NOTIZIE:
Gli incontri in Ogliastra sono andati molto bene sia a Tortolì che a Baunei. Il gruppo di partenza si consolida sopra le 70 persone provenienti da tutti i paesi della provincia.
Martedì 3 settembre, alle 17.30 siamo a Carbonia, Biblioteca Comunale. L’obiettivo, lo ricordo, non è fare assemblee oceaniche, ma selezionare gruppi di cinquanta-sessanta persone che creino l’infrastruttura locale del partito. È molto positivo che molti nostri dirigenti siano donne e giovani.

9 Commenti

  • Enrico Cadeddu

    Sono convinto che una nuova legge sulla tutela e valorizzazione della Lingua Sarda, così com’è stata pensata ed enunciata sopra, rappresenti davvero una visione avanzata del problema linguistico, e tanti sarebbero i benefici che potrebbe apportare sotto diversi aspetti.
    Questa convinzione nasce a livello intimo e personale dal considerare il nostro patrimonio linguistico come un elemento fondamentale della nostra identità, della nostra storia e della nostra cultura; convinzione personale che ha trovato ulteriore conferma durante i due anni in cui sono stato operatore linguistico della Lingua Sarda per il Comune di Macomer.
    Bellissima esperienza lavorativa, sotto diversi aspetti, che ha trovato la massima soddisfazione e gratificazione durante un progetto realizzato assieme agli alunni di una quarta elementare della città.
    Progetto che prevedeva semplicemente la conoscenza, ovviamente in sardo, di vari aspetti della vita quotidiana, dei ruoli e rapporti parentali, nomi dei familiari, degli animali, sino alla composizione di semplici frasi;ebbene, il coinvolgimento degli alunni (oltrechè degli insegnanti) è stato totale e la loro partecipazione entusiasta, proprio perchè sentivano la vicinanza con la materia, li inorgogliva tantissimo poter scambiare fuori dalla scuola qualche battuta con chi, a loro vicino, conosceva e parlava in sardo.
    La nostra produzione letteraria, il canto, che tanti riconoscimenti sta ricevendo a livello nazionale, internazionale e mondiale, rappresentano una ricchezza che è doveroso salvaguardare e valorizzare!
    In ultimo, “soldi buttati” si sono rivelati quelli di cui ha già scritto Gianni Benevole, e non sicuramente i fondi che nel caso verrebbero investiti per sostenere e portare avanti le varie attività, che anzi si rivelerebbero un investimento su più fronti, primo fra tutti quello relativo alla creazione di nuovi posti di lavoro e professionalità.A menzus biere!

  • Che nervi se penso che dal 2000 esiste la Repubblica di Transnistria con 500.000 abitanti e 3.500 kmq…

  • Parlo bene l’taliano ma purtroppo non parlo affatto il sardo…
    e sono sardo!
    Mi sto sforzando di imparare la LSC, cerco spunti per leggere e talvolta conversare: un mondo nuovo mi si apre con la sua enorme ricchezza quando capisco ciò che mi dice l’interlocutore a Cagliari come a Bessude (anche se mi viene difficile comprenderne appieno i contenuti).
    E’ strategico conoscere e quindi promuovere e parlare almeno la LSC, che ci permetterà di incidere in modo determinante sul senso di aggregazione;
    per dirla come vorrebbe il Peppino, dal quale – comunque – dissento: “Be a part of the group”!

  • Gianni Benevole

    ….un’altra considerazione, un po’ ironica, mi viene spontanea a proposito dell’horse indurance di Arborea citato dall’amico Sig. Peppino. Non me ne voglia! Quei puro sangue, sebbene infarciti di inglese e di carote magiche, sarebbero dei brocchi se non venissero cavalcati e condotti magistralmente da fantini Sardi dal bellissimo accento stretto e chiuso di Pozzomaggiore, Sedilo, Orgosolo, Gavoi, Ovodda, Nurri e chi più ne metta… i cui nomi d’arte sono sono, non a caso, Tittia, Pesse (rafforzativo di Pes) Ganzittu. Altro che inglese quale lascia passare! Tra due o tre generazioni la lingua sarda scomparirà e i soldi impiegati per preservarla e custodirla non sono certamente buttati. I soldi buttati via e sperperati sono invece quelli regalati ai delinquenti che hanno chiuso le aziende finanziate con i nostri soldi e trasferito i macchinari all’estero, in Cina e in Serbia, lasciando intere famiglie senza i soldi per mangiare!

  • Gianni Benevole

    La cultura e la ricchezza delle tradizioni della nostra terra devono essere conservate e tramandate anche attraverso lo studio e la tutela della lingua sarda, ancor più in questa fase storica contrassegnata da una sempre più imponente globalizzazione che tra i suoi mail, oltre ai tanti aspetti positivi, annovera, a mio modesto avviso, quello di averci fatto perdere di vista ciò che ci appartiene e che è a noi più vicino. Lo studio delle lingue, tradizionalmente considerate universali, è già da tempo radicato e strutturato in ogni grado e ad ogni livello scolastico, pubblico e privato. L’ esigenza illustrata da Sardegna e Libertà di valorizzazione della lingua sarda, oltre ad essere coerente con l’idea e con i temi di recente sviluppati e sostenuti, rappresenta un importante volano per ulteriori opportunità. Stiamo parlando di cultura, della nostra cultura ! Con tutto il rispetto per l’horse indurance di Arborea e per la sua opinione Sig. Peppino, credo che sia giunto il momento di guardare di più a casa nostra. Sono un profano in materia, ma sbaglio o una pregiata razza equina è denominata Anglo Arabo SARDO ? Non credo inoltre che le carote coltivate nella zona di Arborea e confezionate da note aziende locali siano inferiori a quelle della Gran Bretagna !

  • Gian Piero Zolo

    Peppino, vedi non sapendo chi sei non posso azzardare molto sul tuo effettivo grado di conoscenza delle tematiche linguistiche, la prossima volta se metterai il cognome al fianco del nome magari si potrà parlare pure con serenità benchè da posizioni opposte. La Lingua sarda è una Peppino. Al suo interno ci sono delle variabili importanti è vero, ma tra le aree geografico linguistiche della nostra terra ci si capisce benissimo, vedi io parlo quello che viene definito logudorese ma ciò non mi ha impedito di leggere (e qui sta il punto) Michelangelo Pira o Benvenuto Lobina in Bittese o nella parlata di Villanova Tulo, io sono pure di madre lingua francese perché per i miei primi otto anni di vita ho parlato solo quella lingua, ora senza particolari sforzi parlo,leggo e scrivo in maniera decente il sardo e oltre alla strada devo ringraziare le mie letture in sardo. Ricorda che un bilingue diventa molto più facilmente tri o plurilingue, l’inglese lo si può imparare sempre e comunque. Certe cose si risolvono aggiungendo Peppino non sottraendo. Per quanto riguarda l’horse indurance qual è la notizia? Quella sull’inglese? Perché vedi, che ci rendano obbligatorie pure le carote impone, sulla scorta della tua opinione una veloce riconversione colturale di vaste aree del campidano.

  • La tua opinione, Peppino, è come tuo solito condita di giudizi somamri e stupidi (l’ipocrisia di chi?). Per cui, se vuoi continuare a scrivere da oggi in poi modera i toni, altrimenti fai la fine di altri che, come vedi, qui non possono più pubblicare nulla.

  • Un solo appunto a questa ottima proposta: perché viene usata la drfinizione del sardo come “sistema linguistico” e non lingua”

  • Soldi buttati al vento dell’ipocrisia.
    La lingua sarda , unica in tutta la sardegna non eiste. Esiste quella che si impara per strada.
    Facciamo studiare l’inglese ai nostri ragazzi. Siamo ultimi come conoscenza di lingue straniere.
    Ad Arborea al Horse indurance era obbligatorio l’inglese e le carote inglesi per i cavalli.
    Tutti quelli che si battono per la lingua sarda parlano benissimo l’italiano e malissimo il sardo.
    Questa è la mia opinione.

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