Una questione strategica: il numero chiuso nelle università sarà un boomerang per i sardi

5 febbraio 2013 07:142 commentiViews: 44

Premetto che io sulla scuola sto con Gramsci parafrasato da Luciano Canfora: scuola facile = cittadini deboli. La scuola deve essere giusta e calibrata fatica finalizzata al sapere, altrimenti non è scuola. Viceversa, dal Sessantotto in poi, cioè da quella rivoluzione dei costumi e della cultura che insegnò a tutti a dire “no” e fece dimenticare come e a che cosa dire “sì”, la scuola è generalmente ‘facile’; ma di scuola parleremo in un’altra occasione. Oggi bisogna concentrarsi, sempre per inoculare pillole di sapere politico a questi poveracci che si sono candidati al Parlamento senza sapere bene perché e per fare che cosa, sull’università. I Tar di mezza Italia stanno smontando l’accesso a numero chiuso previsto, mi pare, per il 54% delle facoltà italiane. L’origine del numero chiuso è nota e in questo senso è emblematica la sentenza 383/1998 della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile una serie di ricorsi, richiamando soprattutto le direttive europee sul reciproco riconoscimento, da parte degli Stati membri, dei titoli di studio e quindi sulla conseguente omogeneità dei percorsi formativi, i quali devono prevedere sia formazione teorica che pratico-professionale. Ne consegue che gli Stati devono programmare la capienza delle strutture disponibili rispetto alla domanda di formazione. Accade così che vi siano 80.000 domande per iscrizioni in Medicina e solo 8.000 posti disponibili. Che cosa è accaduto, però, l’anno scorso?
È accaduto che il Consiglio di Stato, il 18 giugno 2012, “ravvisando profili di legittimità costituzionale della legge del 1999, ha rinviato la legge sul numero chiuso alla Corte costituzionale, perché si pronunci sulla presunta lesione di ben tre articoli (3, 34 e 97) contenuti nella Carta. «Il primo articolo riguarda l’uguaglianza sociale di fronte alla legge dei cittadini, il secondo il diritto allo studio e la promozione dei meritevoli, il terzo l’organizzazione degli uffici della pubblica amministrazione in modo da assicurare l’imparzialità dell’amministrazione». Nel frattempo, diversi studenti esclusi, soprattutto dalle facoltà di Medicina, si sono rivolti ai Tar di diverse regioni che sono andati a sentenza nello scorso mese di gennaio. Più o meno tutti hanno riammesso gli studenti esclusi perché il punteggio minimo di ammissione di un ateneo era diverso da quello di un altro, per cui, per esempio, se a Milano si veniva ammessi con minimo 60 punti e a Messina, viceversa, si entrava con 45, il Tar ha ammesso a Milano tutti coloro che avevano conseguito almeno il punteggio di 45.
Quali le conseguenze? La più immediata sarà la standardizzazione dei criteri di accesso e questo comporterà una cosa certa e tragica per la Sardegna: gli Atenei sardi, finanziati dalla Regione Sardegna, ospiteranno e formeranno studenti per la maggior parte di altre regioni d’Italia, data la nota differenza di preparazione che i nostri studenti delle superiori hanno costantemente rivelato rispetto ai loro colleghi della penisola.
Nel frattempo scarseggiano i medici e gli infermieri, ossia il numero chiuso applicato negli ultimi tredici anni ha prodotto uno sbilanciamento tra l’offerta e la domanda di lavoro in questo settore tale da aprire la porta all’arrivo di personale un po’ da tutta Europa.
Soluzione: garantire gli standard formativi abolendo il numero chiuso. Siamo pochi, si può fare. Pensiamoci.

 

2 Commenti

  • Evelina Pinna

    La scuola e specialmente l’università hanno rappresentato per anni e per migliaia di giovani un percorso essenziale per uscire dall’incubo della povertà. Proprio nel momento della più grande conquista morale, quando abbiamo realizzato che la povertà umana non esiste, esiste solo la povertà intellettuale, almeno quanto è vero che l’uomo povero è l’uomo senza idee, quello incapace di opinare. Poi abbiamo iniziato a confondere la cultura con la conoscenza, che è un po’ la traslazione della confusione tra i concetti di amicizia e conoscenze: in genere si hanno tante conoscenze e molto meno amici. Ma la conoscenza, al contrario della cultura, si può certificare. E i certificati si possono agevolmente compilare e distribuire, eventualmente anche a pagamento, e sono il lasciapassare nella società. Per ogni elegante ignorante c’è un colpevole responsabile nella scuola statale. Merito, opportunità e talento si rivendicheranno da soli. Torneranno i tempi in cui i figli dei ricchi avranno bisogno dei figli dei poveri per ricostruire una società onesta e produttiva. Presto la società avrà bisogno di imprenditori e di professionisti che nessuna università riuscirà più a sfornare. La gente normale già va rendendosi conto che i ricchi non compensano sempre in dignità e molto spesso sono una parte problematica del crescente divario economico, piuttosto che una parte della soluzione. Le politiche di grande aiuto finanziario hanno ormai mostrato tutti i segni di debolezza, nella politica, nella finanza, nell’industria, nei media, nelle università, finanche nella ricerca. Il diritto alla ‘scuola al giusto prezzo’, dei master da 10 mila euro per quattro fine settimana, probabilmente è un concetto che nasce malsano, perché formalizza un processo di accesso e certificazione che sono già un diritto. Il numero chiuso a Medicina è una questione chirurgicamente ideologica, che non torna utile alla formazione dei professionisti di cui abbiamo bisogno, ma alla tendenza a fare degli studi specialistici privati delle ‘fabbriche del corpo umano’. ‘Lei quanti pazienti mi porta’ mi chiese un responsabile all’atto di accettazione di mia madre per un intervento di cataratta.

  • Gufetto sovranista

    Il progetto è chiaro a tutti. alle università vogliono mandare i figli dei ricchi, dei baroni e dei dirigenti dello stato per potersi perpetuare come una discendenza dovuta. Roba da matti!! cosi in Sardegna continueranno a comandare i Bianchi e i Rossi invece di Mundula, Piras e Zoraddu. Tutto questo anche con la complicità della nostra classe politica. sempre servile verso i continentali.
    Bravo! Le regionali sono vicine, l’organizzazione delle politiche alternative sono ancora lontane. cosa aspettiamo?
    saluti

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