Una proposta della sezione sardista di Porto Torres

24 gennaio 2011 09:063 commentiViews: 9

011Al Sindaco di Porto Torres
Al Presidente del Consiglio Comunale
Ai capigruppo Consiliari

Oggetto: Proposta di istituzione comitato promotore Zona Franca

Sulla vicenda dello sversamento nel Golfo dell’Asinara di olio combustibile, causato dal cattivo funzionamento di una condotta della centrale di Fiume Santo della società E.ON e sulla perdita di idrocarburi da un serbatoio della Polimeri, il Partito Sardo d’Azione sta aspettando che si concludano le indagini sulle cause che hanno causato il grave danno ambientale della nostra costa, prima di esprimere qualsiasi giudizio ed assumere una posizione politica nei confronti dei responsabili.
Il PSd’Az è una forza di governo ed è abituato a governare i problemi non ad assumere posizioni demagogiche a seconda del ruolo che si ricopre.
Questo non ci esime dal fare una profonda riflessione sul ruolo dell’industria a Porto Torres. Ruolo che vede sempre più spesso gli amministratori e gli amministrati costretti a subire scelte che si fanno “oltremare” a causa di mancanza di alternative concrete e percorribili nel breve periodo.
La gravissima situazione economica ed occupazionale della nostra città, infatti, ci porta molto spesso ad assumere decisione che servono solo a superare il momento contingente, piuttosto che azioni di pianificazione strategica a lungo termine.
Le multinazionali che operano nel nostro territorio sono ben consce di tutto ciò e per perseguire solo il loro interesse ci tengono in ostaggio con la cinica arma del ricatto occupazionale.
Così ci troviamo con:
• Polimeri Europa che maltratta le imprese locali, che non investe in innovazione ed in manutenzioni negli impianti del petrolchimico, che minaccia di chiudere impianti ad ogni chiusura di bilancio.

• l’ENI che, per farsi ascoltare da chi pretende il rispetto di accordi sottoscritti in passato, bisogna far intervenire tutto l’arco costituzionale ed inscenare manifestazioni eclatanti di visibilità internazionale.

• E.ON che procrastina nel tempo gli interventi previsti negli accordi stipulati fin dai tempi di Endesa ma, nel frattempo, non spegne i gruppi inquinanti 1 e 2 e riduce su di essi anche le manutenzioni.

È arrivato il momento di dire basta a questo modo di fare!
Per impostare una inversione di tendenza e creare le alternative a questo modello di sviluppo, che sviluppo non produce, serve un fronte comune senza divisioni ideologiche e partitiche, dove ognuno, pur nel rispetto dei ruoli che l’elettorato ci ha affidato, impegna tutte le energie nel raggiungimento di un obbiettivo comune, nell’esclusivo interesse della nostra comunità.
Fermo restando che Porto Torres è una indiscussa realtà industriale, ciò non toglie che dobbiamo accettare passivamente qualsiasi iniziativa imprenditoriale solo perché per noi è indispensabile salvaguardare anche un solo posto di lavoro.
Questo stato di cose ci pone in una condizione di debolezza nei confronti di quegli imprenditori senza scrupoli che, come il passato ci insegna, non hanno sicuramente a cuore le sorti del nostro territorio.
Per essere, invece, in una condizione di forza, dovremo poter addirittura selezionare le richieste di insediamento nella nostra area industriale, così da poter scegliere le iniziative più consone alla crescita della nostra comunità.
Per raggiungere questo importante obbiettivo vanno messe in campo azioni politiche che producano strumenti ed atti che consentano al Nord Sardegna di competere con aree geografiche emergenti, sotto il profilo industriale, sparse per tutta l’Europa.
La nostra area industriale ha tutto ciò che occorre per accogliere investimenti ed investitori: ha spazi, infrastrutture portuali di prim’ordine per i collegamenti via mare, collegamenti con la rete viaria principale sarda, ha un aeroporto a 25 Km di distanza, ha il clima sociale ideale in quanto non esiste la criminalità organizzata, ha cultura e professionalità industriali che rasentano l’eccellenza.
Per completare i “punti forza” della nostra area industriale occorre però uno strumento normativo straordinario, anche limitato nel tempo, che sia il catalizzatore degli investimenti che oggi si stanno spostando nei paesi dell’EST Europeo.
Uno strumento normativo che intervenga su:
• abbattimento del costo del lavoro, applicando sgravi contributivi per chi assume residenti in Sardegna;

• credito d’imposta sugli investimenti per le aziende con sede sociale in Sardegna;

• esenzione delle imposte di competenza statale per 20 anni.

Uno strumento normativo che si chiama ZONA FRANCA INTEGRALE NELL’AREA INDUSTRIALE E NEL PORTO DI PORTO TORRES.
Se le si vuole dare una denominazione diversa poco importa. Importante è che questa città ed il territorio che la circonda abbia uno strumento normativo snello, efficace e vantaggioso per chi ha voglia di fare investimenti duraturi nel tempo.
Un area industriale “defiscalizzata” può essere quel corrispettivo che serva a compensare il fatto che Porto Torres ha messo a disposizione il 50% del proprio territorio per oltre un secolo per ragion di Stato con l’isola dell’Asinara; il 25% del proprio territorio per un industria chimica che hanno voluto altri e che ha arricchito altri, nel restante 25% insistono le aree portuali e demaniali e quelle vincolate dalla Sovrintendenza Archeologica. Di fatto amministriamo ben poco!
Consideriamo, inoltre, che l’industria a fronte di 10 anni di benessere per l’intera Sardegna, ha lasciato a noi: l’ambiente degradato, la disoccupazione, le tensioni sociali, un’alta incidenza di malattie tumorali, la penalizzazione per uno sviluppo turistico.
Su questa proposta, aperta al dialogo ed al miglioramento della stessa, non si è voluto presentare mozioni o O.d.G. ma la si vuole mettere a disposizione del Consiglio Comunale. Qualora l’Assemblea Civica la dovesse ritenesse degna di attenzione, andrebbe creato un comitato proponente per l’istituzione della Zona Franca della Sardegna Nord-Occidentale, aperto ad esperti della materia, che formuli la proposta di legge da presentare nelle istituzioni di competenza.
Su un progetto di questo tipo il PSd’Az di Porto Torres si attiverà con forza nei confronti dei propri rappresentanti in Consiglio e Giunta Regionale, affinchè si creino tutte le condizioni per un vero rilancio economico sociale ed occupazionale per la nostra città.

Per la Sezione Simon Mossa di Porto Torres
Gavino Gaspa

3 Commenti

  • Renato Orrù or Simonmossa

    SALUTE GAVINO

    Concordo con gli amici Giannuario e Giovanni ed aggiungo che chiedere
    Zone Franche Locali ingenera blocchi diretti ed indiretti da parte degli altri localismi (vedasi le zone franche urbane di soriana memoria)
    Se mai ci dovesse essere una differenziazione la si potrebbe considerare per le zone interne a rischio spopolamento e con variabilità in proporzione all’ altitudine s.l.m.
    Resta, ovviamente, valido il riferimento che chi si tiene le industrie
    immediatamente a ridosso delle proprie case abbia dei riconoscimenti specie se non direttamente legato alle professioni proprie di quelle industrie. Propongo incontri e scambi fra sezioni e federazioni allo scopo di verificare i contesti europei dove questi meccanismi esistono e funzionano per richiederne a mezzo C.N. ai nostri parlamentari
    a Cagliari, la trasposizione (copiare please) in ambito nazional-sardo.
    Forza Paris… e prepara il caffè.

  • Sì ma si potrebbe chiedere, in attesa della zona franca, l’intervento immediato dell’esercito per far ripulire immediatamente le coste. Ma a Mauro Pili o a Berluscacci perché non gli viene questa idea! Esercito subito! Brigata Sassari a mundai su logu, e derettu!

  • Gianuario Fiori

    Ritengo che la fiscalità di vantaggio che potrebbe derivare dall’istituzione di una zona franca, debba essere estesa a tutta la Sardegna.Non possiamo, ad esempio, penalizzare territori come Ottna,Macomer, il Sulcis,l’Ogliasta,ecc.D’altronde,da sempre,il nostro Partito è per la ZONA FRANCA INTEGRALE!!!!! Saluti

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