Una mozione di sovranità e indipendenza contro lo Stato sleale e per le elezioni anticipate di una Regione inibita

7 giugno 2012 06:447 commentiViews: 13

indipendenza1La mozione votata dall’Unione dei Comuni del Marghine è la prima e unica in Italia con i contenuti politici e istituzionali di una vera competizione con lo Stato sui temi della democrazia, dello sviluppo e della sovranità. I consigli comunali ora la voteranno ciascuno al proprio interno. Se anche altri consigli lo facessero, nons arebbe per niente male. sarebbe il primo segnale dell’apertura di un confronto unitario Sardegna-Italia, non legato a un problema, ma fondato sull ‘problema’: vogliamo non essere subordinati e per questo impoveriti. Fatemi sapere se qualche altro sindaco aderisce.

7 Commenti

  • Checca, io penso che si debba andare a elezioni per tentare di affermare un polo sovranista, non certo per rifare le solite cose.

  • Arrubiu: io ho già dichiarato che voterò la mozione contro Lorefice. Sulla posizione del Partito sulle elezioni anticipate, evidentemente non sai nulla dell’ultimo Consiglio Nazionale. Sulla mia posizione, ti mancano elementi consocitivi: Oggi se il Psd’az non è appiattito sul presidente è anche merito mio. Sulla sfiducia, aspettati sorprese. La differenza fra me e te è che io ho pazienza, la pazienza di convincere chi mi sta vicino. Quanto al ‘democristiano’ svela più le tue origini che le mie.

  • Gent.le Prof., sono stupefatta da quanto sta accadendo in Regione. Ci troviamo a vivere uno dei momenti più difficili e drammatici della nostra storia di Regione autonoma, e i “nostri” rappresentanti non riescono a fare altro che litigare, scindersi, riallinearsi per poi, scindersi di nuovo. Ma, a questo punto, non sarebbe meglio il voto, subito? Lei cosa ne pensa?

  • Gentile Paolo,
    mi fa piacere che tu esalti,
    –Una mozione di sovranità e indipendenza contro lo Stato sleale e per le elezioni anticipate di una Regione inibita–, e quindi pare tu sia d’accordo per le elezioni anticipate.
    E qui sta il punto: le elezioni anticipate non te le regala nessuno. Possono aversi solo in caso di dimissioni del Presidente (altamente improbabili:custu geniu quando la rivedrà mai una poltronissima come questa) oppure di una sfiducia consiliare.
    Ed allora, quando ti deciderai a votarla questa benedetta sfiducia
    per mandare a casa questo Presidente e questo governo di fuoriclasse?
    Ajo non fare il democristiano tanto manco una persona in gamba
    come te cava un ragno dal buco! No si cumprendet prus nudda!
    In passato il PSD’AZ, anno 2003, pur di non andare ad elezioni anticipate, puntellò addirittura il malfermo Italo Masala e poi alle elezioni del 2004 si salvò solo grazie ai voti di San Beniamino Scarpa in seguito prontamente rottamato.
    Speriamo che la storia non ripeta.

    P.S. Nulla da dire sulla nomina di Lorefice?

  • tempo fa, dopo essere entrato a far parte del nostro Partito, ho incominciato a prendere conoscenza, consapevolezza e coscienza del trattamento che l’italia riserva alla nostra terra (penso che lo faccia anche verso altre regioni del sud, ma non sono informato).

    in verità già da molto mi ero accorto di qualche cosa di strano nei comportamenti, ma erano osservazioni sporadiche, che non inducevano il ragionamento.

    frequentando il partito mi sono reso conto della continuità del trattamento, che addirittura incomincia prima dell’unità d’italia (con la celebrazione dei 150 anni nessuno si è ricordato o meglio ha ricordato che il primo nucleo è stato il regno di sardegna, che comprendeva anche il piemonte, la liguria, ecc).

    di tutte queste cose ho incominciato ad averne contezza, ed un giorno parlando con un vecchio dirigente del centro di programmazione, venni a sapere che egli aveva partecipato attivamente alla stesura del piano di rinascita, e mi venne spontaneo chiedergli come mai erano state fatte certe scelte, delle quali mi aveva colpito maggiormente l’avere realizzato un’area industriale ad ottana, nel centro della sardegna, in quella che era (mi dicono) la maggiore area di scambio e commercio degli allevatori.

    la risposta è stata sconcertante ed anche molto eloquente: I FONDI CE LI HANNO DATI PER REALIZZARE QUELLE OPERE, il che torna perfettamente con il commento di Silippu, del quale condivido e sottoscrivo la conclusione.

    FORZA PARIS

  • Negli anni Sessanta in Sardegna non c’è stato boom economico ma c’è stato il boom dell’emigrazione, tanto da far dire al padrone della D.C. di allora On. Delrio: e meno male che c’è questa valvola di sfogo. Questa la verità storica. I piani di rinascita, la costa smeralda sono stati strumenti non di crescita ma di rafforzamento della prigionia del popolo sardo. Le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti e la mozione esprime appieno il fallimento di mezzo secolo di politiche anestetizzanti.

  • Erano gli anni Sessanta, la Sardegna viveva di agricoltura di pastorizia e di tutto ciò che era legato alla sua cultura e alle tradizioni agropastorali, c’era il boom economico l’edilizia incominciava a dare posti di lavoro e il turismo era agli inizi, poteva essere un volano per un miglioramento del tenore di vita del popolo sardo da sempre sottomesso ai vari invasori.

    Le cose purtroppo andarono in modo diverso. Gli avvoltoi rappresentati dalla politica e dal gota dell’imprenditoria italica, decisero che la storia doveva seguire un’altra direzione, con i politici sardi di origine ma italici d’adozione, vi fu la “geniale” idea di creare un Piano di Rinascita per la Sardegna, che prevedeva di portare la “grande industria nell’ “ISOLA DEL SOLE E DELLA NATURA PARADISIACA”.

    Lo scopo? far si che “IL POPOLO SHARDANA” abituato da sempre a vivere con la propria terra un rapporto d’amore, l’abbandonasse per metterci mano e impossesarsi dell’anima dei sardi.

    “Chi te lo fa fare di lavorare pesantemente sulla terra se noi ti diamo i soldi per comprarti da mangiare” oppure “date troppo valore a queste terre il futuro è l’industria, lasciate i campi e venite a lavorare con noi che vi paghiamo e dovrete lavorare molto meno”; questo sembrava che facessero gli avvoltoi.

    Arrivarono le varie industrie inquinanti, che presero i soldi spettanti ai sardi, occuparono tantissimo territorio con le servitù militari, portarono i sardi ad essere loro dipendenti in tutti i sensi, umiliandoli.

    Ci trasformarono da proprietari dei nostri territori a schiavi!

    Questa dipendenza psicologica o meglio questa droga assistenzialistica c’è la portiamo dietro e fino a poco tempo fa era ben radicata; ora le cose stanno cambiando le difficoltà in cui stiamo vivendo ci stanno facendo aprire gli occhi, stiamo presentando il conto a questo stato che ci ha distrutto, ma non è riuscito a rubarci l’anima.

    I sardi si riprenderanno la proprietà delle terre rubate con l’inganno e con una rivoluzione democratica pacifica “ghandiana” diventeranno padroni del proprio destino e vivranno di nuovo un rapporto d’amore con la propria TERRA.

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