Una solenne menzogna Questa è l’ultima delibera assunta dal Comitato Istituzionale d’Ambito che governa l’Egas.
È una delibera mostruosa, che dà l’idea di come si stia conducendo l’operazione per evitare la gara per il Servizio Idrico Integrato col falso argomento dell’ “acqua pubblica ” contro la presunta “Acqua privata”.
L’acqua era e resta pubblica perché a regolarla sono leggi dello Stato e della Regione e a controllarne l’esercizio c’è un ente regionale, l’Egas appunto, che elabora gli strumenti di pianificazione e programmazione, decide gli investimenti e stabilisce la tariffa. La gestione può essere altrettanto pubblica, o mista o privata, esattamente come lo sono tanti servizi in concessione, regolati dallo Stato, ma gestiti dal privato.
Una proposta senza leggi di riferimento Iniziamo con la storia che, come ci ha insegnato Gian Battista Vico, non è una favola, ma luogo dell’incontro tra il certo e il vero, e facciamolo seguendo proprio la delibera.
Racconta il Comitato Istituzionale d’Ambito che la società Abbanoa avrebbe proposto all’Ente l’ipotesi di restituzione dell’aiuto di Stato, cioè della capitalizzazione della Società stessa, con il quale la Regione salì a oltre il 70% del capitale sociale e diede alla società quella liquidità (180 milioni di euro) indispensabile al suo equilibrio, che la legge istitutiva le aveva promesso tra le righe, ma che non era mai stato erogato, portandola a finire dinanzi al tribunale fallimentare su richiesta della Procura di Nuoro.
La prima domanda è questa: a quale titolo la società si rivolge all’ente regolatore per una scelta gestionale di questa portata?
Forse bisogna ricordare a Abbanoa un po’ di storia.
La capitalizzazione di Abbanoa è stata frutto di apposite decisioni formalizzate in deliberazioni della Giunta regionale e in norme di legge.
Questa nuova iniziativa di segno opposto, in quale quadro normativo e amministrativo si inserisce? Nessuno. Il quadro è ancora il precedente.
Le norme e la capitalizzazione Da dove nacque la capitalizzazione? Il Piano d’Ambito, che è sempre lo stesso, seppure con aggiornamenti, prevedeva –tra le misure necessarie a consentire la “continuità” del Gestore unico della Sardegna – un robusto apporto di capitali nei primi anni della gestione. Per questa operazione venne istruita una procedura di verifica di compatibilità in materia di “Aiuti di stato”, regolamentati dall’UE conclusasi positivamente, ma con prescrizioni, e cioè: a) riduzione della durata concessoria a tutto il 2025 (originariamente l’affidamento effettuato da Egas giungeva sino al 2028); b) successivo espletamento di gara pubblica.
In altri termini la Commissione europea ha ritenuto sussistere un’ipotesi di “Aiuto di Stato”, ma viceversa ha ritenuto che lo stesso fosse autorizzabile in quanto la distorsione del mercato della concorrenza poteva trovare compensazione in alcune misure esplicitamente indicate. Nell”Aiuto di stato autorizzato”, pertanto, non erano separabili la partita finanziaria da quella prescrittiva-procedurale, esattamente ciò che invece intenderebbe fare Abbanoa: dopo essersi avvantaggiata della capitalizzazione, evitare le sanzioni restituendo il capitale, cioè trasformando il tutto in una sorta di prestito bancario. Mentre la capitalizzazione era stata decisa e autorizzata con leggi e delibere, questa iniziatia di Abbanoa è affidata a un parere legale, privo di qualsiasi forza giuridica dispositiva.
E allora, perché Abbanoa agisce in questo modo?
Non lasciare tracce La risposta è semplice: Abbanoa inoltra la sua proposta (sotto forma di un parere legale di cui riparleremo) all’Egas perché l’Egas è l’ente che deve bandire la gara per il Servizio Idrico Integrato, in ragione degli impegni presi dalla Regione in sede europea.
Quindi, riepiloghiamo il paradosso, una società trasmette un parere legale all’Ente che deve bandire la gara cui la società deve partecipare, per indurre l’Ente a non bandire la gara. Tutto legittimo? No, perché Abbanoa dovrebbe stare a distanza dall’ente che prepara la gara cui avrebbe dovuto partecipare.
Peraltro, è tutto molto equivoco, perché il parere legale che Abbanoa trasmette non dice che adoperarsi perché la gara non si celebri sia un percorso legittimo, ma contempla in astratto l’eventualità che, per ragioni varie, la gara non venga celebrata (magari perché non si fa in tempo a predisporne gli atti preliminari). È la differenza tra colposo e doloso.
Il parere legale si guarda bene dal dichiarare legittima un’azione volta a evitare la Gara per la quale la Regione e Egas si erano impegnati in sede europea, quindi non è propriamente aderente alla realtà dire che Abbanoa ha avanzato una proposta (come si legge nell’ultima delibera), semmai è un modo per togliere a Abbanoa ogni alibi, perché Abbanoa, in realtà, ha fatto una cosa più subdola, ha passato un parere legale e perorato, con moral suasion, l’eventualità che la gara non si celebri, lasciando il cerino in mano all’Egas, cioè lasciando all’Egas, interamente, la responsabilità di non bandirla e nascondendo la propria acclarata incapacità di prepararsi a concorrervi.
La Regione fa il pesce in barile A questo punto sarebbe legittimo credere che sia stata la Regione a esprimersi con chiarezza e a dire a Egas di non bandire la gara.
Eppure, anche questa chiara determinazione non risulta agli atti, al punto che la delibera afferma che il Comitato Istituzionale d’Ambito ha inizialmente subordinato le sue decisioni a che “la Regione Sardegna manifesti l’intenzione di richiedere la restituzione dell’aiuto” e poi, proprio ha deciso di “di fornire un indirizzo agli uffici dell’Ente in merito alla futura gestione del Servizio Idrico Integrato in Sardegna, dando mandato agli stessi di chiedere alla Regione di esprimersi in merito alla restituzione dell’aiuto e, in caso positivo, di adottare i provvedimenti di competenza”.
Qui siamo alla pavidità istituzionale più sublime e infame.
Da quando in qua si delegano gli uffici a svolgere funzioni tipicamente politiche, quale un’interlocuzione così delicata con la Regione?
Secondo una tale debolissima interpretazione dei propri ruoli istituzionali, non dovrebbe essere il Presidente del Comitato Istituzionale d’Ambito a chiedere ufficialmente al Presidente della Regione di esprimersi con chiarezza, ma dovrebbe farlo un dirigente dell’Egas.
Ma siamo impazziti?
Non solo: il Presidente della Regione è rappresentato nel Comitato Istituzionale dal Capo di Gabinetto (Cinque)Caschili.
Perché dunque il Comitato ritiene che non sia chiaro, nelle forme e/o nella sostanza, quale sia l’intento della Regione?
La risposta è semplice: perché la Regione non vuole lasciare tracce della sua intenzione di non procedere alla gara per la quale si era in precedenza impegnata, né vuole essere additata come colei che, con i propri indirizzi politici, ha provocato un danno secco alla società Abbanoa, consistente nei circa 30 milioni di interessi che dovranno essere restituiti oltre il capitale, per cui ha ritenuto di non esprimersi in modo formale e ufficiale prima dell’Egas.
Quindi, alla fine, chi ha deciso di non fare la gara?
Risposta semplice e sconcertante: il Comitato Istituzionale d’Ambito, che lo ha fatto su spinta di Abbanoa e di Regione, le quali però non hanno lasciato impronte digitali.
Culi esposti Questo quadro a tinte fosche è stato, evidentemente, intravisto dagli uffici di Egas, che, tra vedere e non vedere, precisano nella delibera che loro hanno predisposto tutti gli atti necessari alla gara e dunque, a scanso di equivoci, additano nella volontà politica del Comitato l’unica responsabilità del suo mancato svolgimento e delle sue conseguenze.
Tiriamo le somme: Abbanoa non si è scoperta, ha solo inoltrato un parere legale e poi la relazione finanziaria di sostenibilità del quadro finanziario della società in caso di restituzione del capitale a suo tempo versato dalla Regione.
La Regione non si è scoperta e anzi adesso può dire di prendere atto dell’indirizzo assunto da Egas, assentendovi, invertendo così il rapporto causa-effetto degli eventi.
La struttura amministrativa di Egas, l’unica che conosce dettagliatamente il quadro normativo, ha adempiuto ai propri obblighi rispetto allo svolgimento della gara.
Chi è rimasto col cerino in mano? Il Comitato Istituzionale d’Ambito, l’organo politico dell’Egas che, a oggi, è l’unico che ha deciso di non celebrare la gara.
Rischi e certezze annunciate Veniamo all’ultima notizia che la delibera fornisce. L’Advisor incaricato di verificare se Abbanoa regga oppure no la restituzione del capitale ricevuto, ha affermato che la società reggerebbe l’urto ma ha prescritto “di istituire un sistema di monitoraggio periodico della liquidità del gestore e della consistenza dei fondi vincolati, al fine di evitare che eventuali tensioni di cassa possano indurre all’utilizzo di tali fondi con conseguente pregiudizio per gli investimenti programmati, considerato che, a partire dal 2026, la cassa operativa residua disponibile si attesterebbe su valori molto contenuti”.
Traduzione: l’advisor ha chiarito a Abbanoa e agli azionisti che la restituzione del capitale a suo tempo ricevuto (al netto di contatti con la BEI, con la quale Abbanoa ha in essere un mutuo di un certo rilievo e che si troverà ad essere contattata a cose fatte, procedura in genere non gradita in sede europea), comporterà già dall’anno prossimo una crisi di cassa della Società.
Se a ciò si aggiunge che l’annunciata e realizzata internalizzazione dei servizi di depurazione aumenterà i costi operativi di gestione, e li aumenterà giorno per giorno, senza possibilità di dilazione, si può già prevedere che Abbanoa l’anno prossimo sarà nella stessa identica condizione di crisi di liquidità che la portò dinanzi al tribunale fallimentare nel 2014.
Abbanoa sarà, per le Giunte che verranno dopo la Todde, ciò che il buco del Superbonus e del reddito di cittadinanza sono stati per i governi dopo quello che ‘abolì la povertà’.
Manca da annotare l’ultimo atto: chi deciderà di restituire i milioni alla Regione?
Certamente non la Regione, posto che semmai essa dovrà cedere quota della sua partecipazione, a valori politici, ai Comuni.
E quindi?
Come si deciderà di restituire non un prestito ma un acquisto di azioni di cui la Regione contestualmente si disfa a favore dei Comuni?
Un’operazione così assurda e pericolosa verrà scaricata sull’Assemblea dei soci, cioè sui Comuni e sul “pollo” dirigente dell’Amministrazione regionale che si farà incastrare a firmare gli atti di questo suicidio annunciato.
Auguri!

La Regione Sardegna, UNA e TRINA e, se butta male, pure NESSUNA!
È super partes quando ha scritto le regole del gioco, costituendo il soggetto affidante la connessione (EGAS) e il soggetto affidatario della concessione (ABBANOA).
È di parte affidante quando partecipa le decisioni del Comitato Istituzionale dell’ EGAS.
È di parte affidataria quando partecipa le decisioni dell’assemblea degli azionisti di ABBANOA.
Sarà NON PERVENUTA quando arriveranno coi forconi a protestare per le tariffe idriche fuori controllo, nonché i
magistrati contabili a vederci chiaro sulle voragini finanziarie causare ad una società di capitali interamente pubblici.
in campagna elettorale la Todde ha sempre detto che l’acqua sarebbe rimasta pubblica ed amministrata dal pubblico aspettiamo e vediamo cosa succede il 2026 è vicino, i Sindaci e la presidente Anci Falconi non hanno niente da dichiarare
L’Acqua di “Stato-Regione” altro che “Pubblica”.
L’Advisor , senza nemmeno farla apposta e’ Bolognese (ma guarda un po’) dove tutto e’ fatto in casa e tutti zitti .
Non molleranno l’osso , questo e’ certo; e Deleuzaniamente si puo’ intendere, dalla condotta, che l’acqua per gli Operatori elettorali, e’ un assets di potere irrinunciabile.
Non viene neppure da ridere , tanto e’ al culmine la volgarita’ Istituzionalizzata: i beni parsaggistici di TUTTI, coste e zone interne sono abbandonati al piu’ vergognoso manifesto saccheggio della Storia ; l’acqua invece è privatizzata da un idea di Pubblico che e’ divenuto un termine ampiamente degradato e ambiguo
QUESTI avevano promesso di aprire ogni Istituzione come una scatoletta di Tonno e hanno mantenuto fede al loro proclama (anch’esso grottesco per ambiguita’) e si sono rivelati non differenti da quelle consorterie di stampo Africano in cui “Pubblico” e’ in sostanza proprieta’ Personale.
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