Un punto di vista diverso sull’Ente Foreste

31 luglio 2013 07:002 commentiViews: 12

di Syd
Mi è capitato, anche per ragioni professionali, di sentire la diretta dal Consiglio Regionale qualche giorno fa, quando era in discussione una mozione del centrosinistra (approvata bipartisan, con qualche modifica), sull’Ente Foreste. Vorrei prescindere dal contenuto della mozione, che poco sposta il centro del problema, per incentrare il mio ragionamento sul tenore di alcuni interventi, dai quali ho capito che dell’Ente non si conosce nulla, ed a seconda delle convenienze si usano, a turno, argomentazioni opposte.
La più importante affermazione sulla quale occorre ragionare è “L’ente foreste è improduttivo perchè a fronte di 170 milioni (oggi 158) di fondi stanziati, ne incassa appena 1.5”.
Il dato è vero. Ma l’Ente foreste non è la Saras. Non fa utili, gestisce un patrimonio pubblico e dà tante volte una mano ai comuni laddove questi non arrivano (si pensi alla ripulitura dei terreni pubblici o delle strade comunali in periodi antincendio). Esattamente come fa l’amministrazione della Regione (che, infatti, non incassa nulla se non i tributi). Il confronto e la discussione vanno spostati sulla qualità dei servizi erogati e sulla loro ottimizzazione. Insomma, i conti vanno fatti con tutti gli indicatori a disposizione e non solo col primo che ci viene in mente. Anche perchè l’Ente esegue, per conto della Regione, numerosi interventi puntuali nei centri abitati della Sardegna, finalizzati al ripristino di strade rurali, messa in sicurezza aree. Tutti interventi a ricavo zero, così come la lotta agli incendi.
E’ vero che si possono anche incrementare i ricavi, ma questo non può che essere il frutto di una strategia profonda e pluriennale e comporta delle scelte. Apro una parentesi. Penso che la maturità politica dell’elettorato ( e di riflesso di chi la rappresenta), passi per la consapevolezza che tutto non si può avere. Cioè che è necesario fare delle scelte. Se si vogliono incrementare i ricavi, gli investimenti devono andare in quella direzione, tralasciando o diminuendo interventi in zone improduttive, anche se utili da un punto di vista ambientale.
Più utile sarebbe invece ragionare ed aumentare quegli interventi che producono “marginalità” positive, cioè che non fanno incassare direttamente l’Ente ma che che sono utili per soggetti esterni che possono “fare impresa”. Un esempio su tutti è rappresentato dalla sentieristica, che l’Ente ha nel corso del recente passato provveduto a ripristinare. I sentieri e gli stradelli che ordinariamente servono a chi gestisce il bosco, nella buona stagione sono utilizzati da operatori turistici che portano vari visitatori in bicicletta, in quad, e che fanno un businness sostenibile con questo. E’ la logica del “riuso”, cioè di mettere a disposizione di più soggetti ciò che si fa, per massimizzarne l’uso e gli “utili”. È questa l’unica sfida che ha davvero senso affrontare,

 

 

2 Commenti

  • A proposito di foreste e forestali: ma è vero che il Corpo forestale dello Stato invierà propri uomini per vigilare sull’operato dei nostri agenti forestali del CFVA o addirittura per fare ciò che questi non hanno fatto bene?
    Non è una indebita ingerenza?
    Un modo per importare altri italiani in Sardegna?
    Se fosse così sarebbe necessario fare una levata di scudi (l’ennesima).
    Notizia da L’Unione sarda del 27/08/2013

  • Esistono modelli regionali virtuosi per guidare il processo di digitalizzazione delle cure? A che punto siamo e quali le direzioni di sviluppo? Il dossier approfondisce l’esperienza dell’Emilia Romagna attraverso un’intervista a Mauro Moruzzi e del Lazio attraverso un contributo di Pier Luigi Bartoletti.

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