Ci vuole un prete, a volte, per dire la verità.
Così, oggi sulla Nuova Sardegna, il parroco don Alessandro Fadda, salesiano, che lascia la parrocchia di San Ponziano a Olbia per ragioni di salute, con semplicità ha dichiarato ciò che evidentemente i suoi occhi hanno visto: “Vedo infiltrazioni mafiose a Olbia”.
Ci sono anche vecchi atti giudiziari sul riciclaggio che dicono esattamente la stessa cosa, ma in tanti fanno finta di niente.
Abbiamo una magistratura molto mondana a Olbia, con più inaugurazioni che indagini e con molte indagini sbagliate sulle persone sbagliate.
Abbiamo troppi ufficiali delle forze dell’ordine in Gallura che passano, quasi tutti appartenenti allo stesso corpo, dal pubblico al privato.
C’è tanta malavita a Olbia, anche se non sembra, come c’è tanto ‘nero’, tante tasse non pagate, tanto denaro in contanti, tanti edifici ‘aggiustati’ e poi lentamente ‘sanati’.
Non è solo Olbia, è la Gallura, dove un privato può prendersi una scogliera in concessione, cominciare mettendoci due sdraio, e poi mettere un po’ di cemento, e poi qualche pedana, e poi qualche ombrellone e lentamente privatizzare la costa.
In Gallura ci sono i sindaci padroni, c’è il sindaco Barra, quello che sposta i dipendenti capaci e mette gli urbanisti in biblioteca perché non gli firmano gli atti della casa della compagna. Eh già!
Ci sono altre frasi dell’intervista a don Fadda che meritano attenzione.
Egli dice che “un certo tipo di religiosità è l’oppio dei popoli”.
Una teoria marxista riproposta con una certa limitazione.
Come dargli torto, tutto sta ad intendersi su quale sia la religiosità oppiacea.
Per esempio, vi è chi ha scritto pagine bellissime sull’opportunità di una fede senza religiosità. Una fede senza religio è una chiesa senza clero o, per lo meno, senza clero professionalizzato. Tema scivolosissimo.
Sono di questi giorni tante feste e sagre, con confraternite che vestono i simulacri dei santi manco stessero toccando Dio. Qui siamo dentro la nuvola dell’oppio.
Noi non siamo abituati all’invisibile e al mistero, abbiamo bisogno di ‘cose’, di ‘pratiche’, per ricordare, per avere ‘fatti’ da compiere, ma il sapore dell’oppio, anche in questo caso, è forte.

Ci sarebbe tanto da scrivere su Olbia e sono supersicuro che i vari dossier d’ interesse a a partire da quelli stralciabili dalle considerazioni di Lidia (crimine organizzato, rifiuti, imposte locali,overtourism. grandi eventi, grandi numeri e ultraballe), finirebbero per trovare tutti quanti un comune denominatore. La favola di Olbia: tra luci da casinò di Las Vegas e degrado suburbano da Kasbah abbandonata; da repubblica indipendente al di là delle regole dei 16 piani di risanamento sanati a capocchia, a supercaliffato degli impuniti. La mitologia burlesque della città in sempiterna ascesa numerica; quella dei sodalizi istituzionali che organizzano convegni per negare le evidenze; quella dell’assessore fossile redivivo che sta già organizzando il nuovo maxi evento stagionale per somministrare stupefacente massivo. Sono quarantanni che Olbia finge di essere una grande promessa ai concorsi di bellezza ma si tratta al massimo di una supermodella rifatta del tipo “sotto la fardetta niente” che fa sbavare i citrulli nipoti del compianto prof. Guidobaldo Maria Riccardelli. Insomma la Corazzata Potëmkin di Ugo Fantozzi.
Il prete scopre l’acqua calda sono anni che ad Olbia si vocifera questa cosa
Gli articoli di professor Maninchedda sono fantastici per tutta una serie di motivi!
Primo fra tutti è perché sono tragicomici nel senso che pur trattandosi di argomenti ormai tragicamente reali riescono grazie alla loro presentazione a strappare anche un sorriso amaro che comunque aiuta a sdrammatizzare! In secondo luogo l’uso degli pseudonimi risulta essere divertente poiché consente a tutti (o quasi) di capire chi è il gaglioffo di turno che, come affermava Giulio Angioni in Doppio cielo : “dice che non fa perché fa fare e finisce che comanda a suo vantaggio a scapito di chi invece fa ma non può dire e ubbidisce facendo a vantaggio di chi parla comandando!” In terzo e ultimo luogo, mi sono permesso di leggere quest’ultimo articolo del professore dinanzi ad una platea con l’enfasi usata per la pagina di un romanzo e sia la stessa platea che il sottoscritto ne hanno ricavato grande divertimento nonostante l’amarezza in bocca…
La fede non è rinuncia al libero pensiero, ma uno dei suoi esercizi più difficili : “e carchi borta, quando non lavoriamo o non leggiamo, la professamus ind’una timinzana!”
Il parroco ha ragione. Olbia è il paradiso del riciclo di denaro sporco ed è inondata da fiumi di droga,
Se riesci a fare scavallare l’adolescenza ai tuoi figli e accompagnarli intatti fino all’età adulta, ad Olbia sei un eroe.
Gli anziani chiedono aiuto ed interventi nelle strade e nelle piazze che la sera diventano mercato di spaccio, ma nessuno da loro retta, al massimo gli levano le panchine così non rompono più (i vecchi), gli spacciatori vendono anche in piedi.
Però abbiamo “grandi eventi” e la TARI più cara dell’universo e tanta spazzatura per le strade.
Ma il sindaco ha detto che qui va tutto bene e l’over tourism non esiste.
Da Disneyland Gallura è tutto.
Beh ! Pensare di staccarsi dal gregge e’ già un pensiero da gregge. Quindi, Eh, Gregorini, la fede nelle parole spesso inganna ancor di più.
Siamo attraversati da troppe voci , è questo il guaio. Belle o brutte..indifferenti , poco importa.
Egr. Prof,
l’unica Fede che ho avuto modo di toccare con mano è stata una professoressa di matematica che,religiosissima. ci illustrava la geometria analitica in questo modo: ma i rami della parabola che si incontrano all’ infinito con gli assi cartesiani, non le dà l’ idea di Dio? Ebbi l’ ardire,sedicenne discolo liceale. di rispondere alla sua domanda con un: No! Perché Dio è tutto e lei non può ridurlo ad una parabola! Ma non ti ho detto che Dio sia una parabola,ribatte, Dio è l’ infinito che mai si può raggiungere .Al che ebbi l’ardire di controbattere: Ho capito, ma lei ora sta parlando della parabola, non dell’ infinito! Mi giocai la matematica a settembre!! Quindi i miei contatti con la fede e la religiosità terrana sono stati da sempre ….problematici! Ben diverso è il credere nella Divinità Assoluta, incontaminata dal pensiero umano, che in quanto tale, non può cogliere appieno la completa concettualità dell’ Essere Supremo!!
Ed allora ben fà il sacerdote di Olbia ad occuparsi anche delle questioni terrene e far presente a distratti magistrati ed a forze dell’ordine impegnate a controllare ladri di polli, che esiste un mondo difficile da individuare ma che da diversi tempo sta prendendo piede sia nella città di Olbia che nel resto dell’ isola! E non saranno certo alcune decine di 41 bis nel carcere di Uta la causa reale dello sviluppo di questo inquinamento!
Chiudo rallegrandomi con il reverendo che, forse favorito dal fatto che guardi la città dall’ alto del campanile della sua chiesa, riesce a cogliere panorami piu vasti delle concrete situazioni in cui tutti i cittadini devono sovente operare e ne dà pubblico riscontro!
Buona giornata
No Antonello, la fede non è rinuncia al libero pensiero, ma uno dei suoi esercizi più difficili.
Joseph Campbell, tra i vari, spiegò bene la differenza fra religiosità e religione fondata sulla fede, La fede è rinuncia al libero pensiero e alla ricerca di un senso dell’esistenza (la Via). Ma quanti di noi hanno la cultura per comprenderne la differenza o, meglio, il coraggio di staccarsi dal gregge? La maggior parte senza un Libro guida e un leader si sentono perduti. Così nella religione, così in politica e nella società. Tema scivolosissimo, appunto.